Mille modi per vivere

23 Agosto 2014 by violet

“La leonessa si è ricongiunta al suo cucciolo, e tutto va bene nella giungla.”

 

Erano gli anni 90.

Anni di camicie a quadri, anfibi e jeans sdruciti. Gli anni dei Nirvana e dei Pearl Jam, gli anni del grunge.

C’erano le bottiglie di birra, le bevute collettive tra le macerie diroccate, prima di uscire allo scoperto e affrontare la realtà della provincia.

C’erano due ragazzi.

E una bottiglia di vetro che esplose nella sterpaglia, dopo un lancio che disegnò una parabola notturna.

E un bacio.

Di quelli che ti lasciano senza fiato.

Le mani intorno alla vita.

Il cuore che sfonda il torace.

E fu.

L’amore.

 

 

C’era una casa abbandonata.

Immagino oggi, che rischiassimo a salire fin sopra quel tetto.

Il tetto.

Testimone dei nostri incontri clandestini.

C’era sempre qualcuno da cui bisognava nascondersi.

Era già chiaro a quel tempo, che si trattava di un amore che non sarebbe stato mai.

Vissuto.

 

Si può vivere in mille modi.

Nell’emarginazione.

Nella solitudine di un appartamento decrepito.

Nella vecchiaia, in compagnia delle proprie sconfitte.

Con le scarpe sfondate, barcollando tra gli scaffali dei supermercati alla ricerca di offerte.

O di qualcosa da rubare.

Si può vivere con i fantasmi della dipendenza.

Con la tentazione continua.

Quella che fa sì che non sia più tu.

E alla fine vincerà lei.

Si può vivere con grossi rimorsi.

Con enormi pesi da portare.

Con inenarrabili segreti. Che tornano a galla, invincibili.

Il giorno del proprio compleanno, una notte di agosto.

Mentre fuori i colori esplodono, disegnando l’oscurità.

Si può vivere in eterno.

In una foto.

Scattata nell’estate più fantastica di sempre.

 

Video importato

YouTube Video Tori Amos - Smell like teen spirit

 

 

 

Catfish – False identità

27 Aprile 2014 by violet

Sto bene.

Sono felice.

Vivo serenamente, non so se è la vita che avrei voluto, forse no, ma l’ottimo lavoro, l’amore reale, i successi e la sicurezza economica sono tutto ciò che mi consente di non frignare.

Bhé certo, quando hai vent’anni sei invincibile. Ma io lo sono adesso. Invincibile.

Con una vita normale.

Quando vengo qui, è bello.

E’ bello scrivere nell’anonimato e rimanere tali pur postando la foto di un culo.

Non guardo indietro, voglia zero ragazzi, non guardo e non rileggo, perché francamente sono già stata spettatrice e autrice del mio tempo, niente lacrime, niente Marco Masini’s style tanto per intenderci.

Tiscali Blog.

Tiscali Blog = amore on line.

Tiscali Blog = amore on line che sa di fregatura.

Tiscali Blog = amore on line che sa di fregatura aka catfish.

Ho vissuto una relazione on line in tempi non sospetti, prima che producessero un reality-documentario su MTV con lo scopo di indagare sui fautori dei cuori infranti dal fake-cyber-love.

Perché è questo quello che fanno. Si fingono degli adoni, rubano foto di modelli o, come nel mio caso, di cugini ben più aitanti. E dopo mesi ti ritrovi a scopare al telefono.

Senza una parola dall’altra parte.

Senza un respiro che risponda al tuo affanno.

Nel mio caso era tutto più muto del normale.

Il nome ad esempio, banalissimo e comunissimo, Fabio Conti.

Ho realizzato dopo che forse trattavasi di un vecchio giocatore della Roma, dato che il soggetto con cui farneticavo al telefono si masturbava sulla sua squadra del cuore, e poi insomma,  anche sulle mie fotografie. Credo.

Cazzo, circa quattro anni di relazione telefonica, o meglio, relazione via SMS.

Non ho mai sentito la sua voce, forse perché dall’altra parte c’era una donna.

Probabilmente una gran troia lesbica, la presunta Federica.

Un giorno, mi sono ritrovata davanti al monitor del mio pc, scorrendo tutte le foto che il pervertito con la figa mi aveva trasmesso. Ero incredula, mi appariva chiaramente quanto fosse lampante che i soggetti ritratti nelle fotografie fossero così palesemente diversi.

Non era mai lo stesso il contorno del viso, o il profilo, il colore dei capelli, le mani o sai il cazzo cos’altro.

Cristo, la fede, l’amore, mi avevano strappato la retina dagli occhi.

Ho mandato tutto a farsi fottere, gli anni di maratone autoerotiche, i regali patetici, i video con gli spogliarelli casalinghi, le telefonate con i muri, ho scelto una vita vera e non un vortice di bugie del cazzo che tra l’altro includevano temi del tipo:

  • padri e madri defunti.
  • stati comatosi con successivi risvegli miracolosi.
  • appartenenza a famiglie facoltose e/o padri diplomatici amicissimi dell’appena santificato Papa.
  • adozioni + tempi trascorsi in orfanotrofio.

Successivamente ho scoperto che il mio amante invisibile probabilmente era una cricca composta da 3 o 4 persone. Alessio, Federica, Fabio e qualche altro frocio innamorato della Roma, perchè è questo ciò che li accomunva tutti.

La Roma del cazzo.

Quanto può essere insulsa la vita di alcuni cittadini della capitale d’Italia, divisi tra le stronzate più stereotipate, tutta fuffa di merda tra l’altro, sappiamo benissimo quanto sia degradata, sporca e corrotta la loro città del cazzo, non raccontiamoci stronzate.

Ma quali valori.

Ma quale lealtà per Dio.

Non so che fine abbia fatto il parassita(i) che mi ha fottuto il cervello per anni, credo che viva da pidocchio, con una laurea presa per il rotto della cuffia ed un lavoro mediocre. Se invece, dietro l’identità farlocca si celasse davvero questa presunta Federica, bhé ai tempi mi pareva di capire che fosse una culona inchiavabile (cit.) e come tutte le culone è chiaro che non se la possa passare poi tanto bene. Magari si sforzerà di apparire sciolta e simpatica, come fanno tutti i ciccioni (per vendersi meglio) dato che normalmente sono esclusi a priori dalla società.

Niente moralismi.

So chi sono, adesso.

E ogni tanto giusto per ricordarmelo, metto su qualche pezzo di Courtney Love.

L’unico amore platonico che sono in grado di tollerare.

You Know my Name.

Video importato

YouTube Video Love

 

 

 

 

 

Insonnia

22 Luglio 2012 by violet

Il vento.

E’ stanco di soffiare.

E la notte.

Continua a consumarmi.

Mi dicono che non dimostro i miei 32 anni.

C’è un diavolo accasciato sotto il mio letto.

 

 

 

 

Dietro casa

24 Giugno 2012 by violet

Il telefono che non squilla mai.

Il solito panorama. Quel guanto da portiere infilato nella rete che circonda il campo da calcio.

Dietro casa.

E’ lì da tempo immemore. I miei capelli sono diventati di nuovo lunghi.

E il guanto resta attaccato alla rete arrugginita.

Mi sfida ogni giorno, da 12 anni.

E’ una lotta. Chi cade per primo.

Perde.

Io ho vissuto tutte le mie sconfitte. Ed ecco che ne arriva un’altra. Colpa mia. Colpa tua. L’odio inaspettato. L’insofferenza. I sogni sgretolati. I progetti al capolinea.

E ora. Solo questo sole. Che mi uccide.

Con i suoi raggi affilati.

E’ che la vita va avanti.

Questo mi dico.

Mentre aspetto il treno in galleria che arriva sferragliando come un mostro affamato di gente.

Prendo l’ennesima gomitata.  E mi lascio trasportare dalla folla.

Domani.

Riuscirò ancora a camminare, mi domando.

Riuscirò a fare finta che questa non sia la mia vita.

Riuscirò a dire a tutti la verità.

Che io e te, non esistiamo più.

Che coppia improbabile. Noi due.

Tre anni mi sembrano ieri.

Dicono che prima di morire, proprio quando stiamo per abbandonare il nostro corpo, sia possibile rivedere il film della nostra vita. Tutti i momenti belli e tutti gli errori e le azioni terribili che abbiamo commesso.

I giochi sulla spiaggia, i tuoi vent’anni. I sorrisi e la spensieratezza. I momenti che fanno male.

Come ossa che si spezzano.

Dicono che funzioni così.

E allora, cazzo, spiegatemi.

Perchè non sto morendo, e sto rivedendo tutto il film della mia vita.

E devo continuare ad esssere quella che non si piega mai.

Che non si spezza mai.

Quella che resta aggrappata ad una speranza arrugginita.

Come un guanto consumato.

Sulla rete del campo da calcio.

Dietro casa.

 

Video importato

YouTube Video Dietro casa

 

 

Drive

16 Aprile 2012 by violet

E’ quel silenzio che annienta le rocce.

Poter torner qui, invisibile.

E’ la cosa più bella.

Tra le ombre dei ricordi pietrificati.

Il rumore dell’acqua nella vasca da bagno.

Della mia vecchia vicina di casa.

Il passato, non è poi così lontano.

Video importato

YouTube Video Under your spell  

 

 

Big Personality

10 Dicembre 2011 by violet

Big Personality

I know that I got a big personality
And a strong magnetism too
But it often seems to keep good people away from me
I don’t know why that is

I got a black and hollow soul
And money on my mind
Don’t let no one near me
Unless it pays off in the long run

I run things around here
And you’re part of my staff
I got everything planned
And we got goals to reach

I keep them to my left
I keep them to my right
Always making sure
that the attention is mine

And sometimes I’ll give a drink
Just to keep them satisfied
And sometimes I get a kick
Out of wasting their time

People on the street
Please give it up
For Mr. Big Personality & his staff

Papa am I ambitious (enough)
Mama am I being good
Sisters do you love me
Brothers are you proud

He got big personality
And you’re on his team
He got loads of opinions
And you always agree

He’s doing enough living
For the both of you
And that’s just as well
Since you have no time on your own

And now that you’re in
You desperately need some time off

 

People on the street
Please give it up
For Mr. Big Personality & his staff

Papa am I ambitious (enough)
Mama am I being good
Sisters do you love me
Brothers are you proud

Video importato
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La vergogna (corpus)

15 Novembre 2011 by violet

Dicevo.

L’unica struttura che i romani concepiscono è quella dello stadio, e nello specifico dello stadio romano in una domenica in cui si gioca il derby.

Lazio – Roma.

Le curve. Gli insulti. I cori elementari. Le rime becere. I razzi che partono a tutta velocità, e anche se qualcuno ci lascia la pelle, bhé poco male. Il derby è più importante.

Di seguito un coro dal testo molto profondo ed esplicativo dello strano fenomeno:

PERCHE’ PERCHE’
LA DOMENICA MI LASCI SEMPRE SOLA
PER ANDARE A VEDERE LA PARTITA
DELLA ROMA
PERCHE’ PERCHE’
TIFO ROMA TIFO ROMA ALE’ ALE’ (aggiungiamo anche uno YUPPY Yé Yé)

NON ESSERE GELOSA SE ALLO STADIO VOGLIO ANDAR
NON ESSERE FURIOSA SE IO VADO A CARICAR
PER TE PER TE PER TE CHE SEI LA MIA PASSIONE
IO FACCIO
IL LANCIO DEL MATTONE…

Tutti i romani corrono allo stadio e non importa se nel mentre le loro donne si fanno chiavare selvaggiamente, quando la squadra del cuore gioca non c’è alluvione che tenga.

L’alluvione. Appunto.

I romani sono talmente impegnati a coltivare la cultura del PUPONE che si dimenticano di curare la propria città e in effetti bastano quattro gocce per affogare i cittadini e fargli fare la fine dei ratti impazziti, la stessa scena a cui avranno assistito i passeggeri del Titanic, suppongo.

Davvero imbarazzante.

Tutto questo non sarebbe un problema, voglio dire, “paese che vai usanze che trovi”,i pigmei mangiano lombrichi, i thailandesi cucinano pantegane e i romani sono dei trogloditi da stadio, ma eccepisco, tutto questo non sarebbe un problema se tale struttura non si applicasse anche all’ideologia, di ogni tipo.

Per esempio, quando ci sono le elezioni i romani scendono in piazza in attesa dei risultati, non perché la cosa gli interessi davvero, ciò che li attira è il clima da stadio che si realizza nel giro di pochissimo tempo.

Canzoncine, bandierine, pugni in faccia, fischi, conti alla rovescia, inni improvvisati, balli di gruppo tendenti allo strusciamento, l’occasione diventa ghiotta per rubare o scroccare qualche panino dai baracchini allestiti dai partiti.

La stessa cosa è successa durante la manifestazione degli indignados (la versione italiana era patetica ed oltremodo ridicola) divenuta in poco tempo curva sud VS curva nord. Er pelliccia, er mutanda, er monnezza sono i protagonisti indiscussi di ogni discesa in campo del grottesco popolo romano.

E ancora, la mega rissa davanti allo store di elettronica. Possiamo riassumere la vicenda in una semplice ed immediata serie di parole consequenziali:

crisi->multinazionale->deprezzamento promozionale->diffusione della notizia->i-phone->idea di possesso->idea di predominanza->folla->divisione in fazioni->clima da stadio->rissa->bambini travolti->vetri rotti->danni.

Ecco come l’ideologia da stadio mostri di essere profondamente radicata nella cultura romana e come essa stessa sia diventata criminosa all’inverosimile.

Ok. Non c’è differenza tra un pedofilo che si scopa un bambino e un branco di coglioni che si accapigliano travolgendo i piccoli. MI FATE SCHIFO.

E ora si arriva alla questione più recente. Il lancio delle monetine al presidente uscente. Certo, perché i romani, noti morti di fame, hanno davvero soldi da buttare, e ne hanno talmente tanti che toh, di notte si tirano su i calzoni e vanno a ripescare i desideri dei turisti nelle celebri fontane della città eterna (dopo l’alluvione però io avrei dei dubbi su questa presunta eternità, amen).

Ah si, fottono anche quantità incommensurabili di liquidi ai poveri turisti giapponesi con i loro escamotages da napoletani, e guai a dargli del “napoletano”, vedrete i romani andare su tutte le furie accipicchia!

I romani che accusano me o chiunque abbia votato Berlusconi, di essere un burattino, sanno ben poco della storia politica e antropologica del nostro Paese.

Un  Paese che sta con i forti solo finché vincono.

Un Paese in cui la magistratura ha un potere spropositato ed è tale da far cadere i governi, di destra o di sinistra non fa differenza.

Un Paese che assolve i terroristi.

E che lascia la gente bruciare viva alla finestra.

 

Primavalle, vi dice niente?

 

 

 

 

 

 

La vostra cultura costruita sulla free press mi fa schifo. Davvero, non lo dico tanto per dire, mi fate schifo. Le vostre preoccupazioni tra fregna, matrimoni alla Mengacci, taglio della cravatta e fiaschi di vino, mi provocano fastidio e ripugnanza.

Ma voi davvero credete che si possa diventare ricchi, come Berlusconi, senza aver MAI FATTO UN CAZZO? Una persona che ha lavorato tutta la vita e che continua a farlo, dando migliaia di posti ai pagliacci della vostra città di merda (il GF non è pieno di romani anche quest’anno? E che favoloso sfoggio di educazione) ma voi, che cazzo avete mai fatto nelle vostre patetiche vite? A parte andare allo stadio.

Se un uomo possiede tanto denaro e vuole pagarsi i suoi troioni sono cazzi suoi, voi, fannulloni, ripeto, MORTI DI FAME, chi siete per giudicare. E ora mi direte “eh si però Berlusconi andava con le minorenni”. E voi il video di Belen non lo ve lo siete guardato? O meglio, quando hanno annunciato che Belen in quel video era minorenne non è scattata in voi la scintilla della trasgressione?

Gli uomini-porci non sono un bello spettacolo, ma gli uomini-porci-pezzenti sono ributtanti.

Mi piacerebbe entrare nelle vostre case, nella vostra quotidianità, e portare tra le vostre mura l’ideologia che voi vigliacchi portate in piazza, perché presi singolarmente siete dei vermi.

Verrei a tirare i mattoni in testa ai vostri figli, per vedere come vi sentite quando si tratta di voi, delle vostre cose e dei vostri affetti.

Verrei a tirarvi le monete in faccia mentre tutti i giorni subite angherie dal vostro capo e verrei a scaricare valanghe di feci sul vostro lavoro da lavativi.

Verrei nella vostra camera da letto a filmare i vostri amplessi squallidi, le dita dei vostri piedi che si contraggono mentre raggiungete l’apice della sveltina.

Verrei nei vostri pensieri più profondi e filmerei tutto, registrerei tutto, per mettervi davanti alla vostra vergogna, e farvi scoprire che mentre vi scopate vostra moglie.

In realtà.

Sognate di sverginare le vostre sorelle.

La crisi.

La crisi.

Ah ah.

Vediamo chi la vince questa partita.

 

 

 

 

 

 

La vergogna (incipit)

13 Novembre 2011 by violet

Qualcuno spieghi ai ROMANI MORTI DI FAME, che il governo, la vita, non sono uno stadio gremito per un derby di merda Roma-Lazio.

E questo è solo un piccolo anticipo.

Le monete fareste bene a risparmiarle, ladri, pezzenti vi rinchiuderei in un forno crematorio.

Il ritorno di sto cazzo

27 Gennaio 2011 by violet

Stare qui tutta sola ha un suo fascino.
Ricordo i tempi in cui qui c’era un grosso puttanaio. Se rileggo quello che scrivevo allora..bhé.
Mi fa tutto schifo.
Scrivevo di merda, e questo è innegabile.  Riesco ad apprezzare solo i pezzi più recenti.
Credo che aver studiato cultura giapponese per tre anni abbia influito sulla mia percezione estetica, sono diventata più precisa e meticolosa. Niente impeti ( ma i peti, quelli si) niente disordine, niente fumo, niente droghe, qualche bicchiere di buon vino se la serata promette bene.
Sto invecchiando.

Mi sono laureata, l’anno scorso, con 108/110.

Nelle foto di quel giorno sembro una scema. Un’eterna complessata con la tesi tra le mani. Il completo della Sisley comprato all’ultimo momento. Uno standard. Giacca nera e pantaloni neri. Camicia grigia. Da cameriera.
Questo lavoro mi perseguita.
Ho un sacco di cose da dire.
Un sacco.
Ma quel coglione di Travaglio con il suo umorismo da prete (i classici preti che leggono l’omelia infilandoti un dito nel culo) mi distrae. D’altronde senza la tele accesa non so stare. Aspettavo con ansia questo dannato switch off, ma non è come pensavo. Preferisco la tele on demand e adoro Teen Mom.
Mi chiedo dove sarete tutti quanti.
Mi chiedo se tra i miei lettori qualcuno sia morto o abbia sfondato.

Cosa c’è di male.

La morte e il successo sono due facce della stessa medaglia.

ottobre 2010

ottobre 2010

Di percezioni dal basso

26 Novembre 2008 by violet

Il sole è come un uomo.
Si sveglia al mattino presto e.
Ti penetra.

Questo freddo è per me come una benedizione. Me ne sto in casa, qualche volta esco. Oppure vengono i miei amici da me. Dopo il lavoro. Si siedono al tavolo rotondo parlano e si drogano tutto il tempo. Pina la sarta odia queste serate e continua a bussare per dire di fare silenzio.
A me non importa niente, io mi metto a letto.
Anche se c’è gente in casa.
Anche se sono in un monolocale e quindi siamo tutti nella stessa stanza.
Bum. Bum. Bum.
Pina bussa col bastone.
Da quando il suo uomo l’ha lasciata non è più la stessa. Non ha neanche voglia di cucire a macchina. C’è crisi. Io non compro più i pantaloni e lei non li accorcia.
Quindi niente sei euro per Pina.
Mi ha anche lasciato un biglietto sotto la porta “Stefania desidererei dormire. Grazie.”
Io non le ho risposto. Quando stavo male e avevo voglia di starmene a letto tutto il giorno, lei se ne fregava con quella cazzo di macchina da cucire.
Sembrava mi passasse un treno sopra la testa.
Mi piace dormire in inverno. Guardare la merda che mi propone la televisione pubblica. Avrei bisogno di un decoder, cartoons tutto il giorno, Speedy Gonzales, Lady Oscar, Occhi di Gatto, Willy il prinicipe di Bel Air.
Lady Oscar è uno dei miei cartoon preferiti, dopo Candy Candy s’intende. Ho comprato a rate la collezione dei dvd originali di Lady Oscar, la donna uomo nata senza uccello. La donna che rinnega se stessa, fino al giorno in cui Andrè le strappa la camicia e le escono fuori le tette. A quel punto non può più fingere di essere un uomo.
I dvd sono in due lingue, italiano e giapponese, e sono molto commoventi. Soprattutto le ultime puntate quando dalla Bastiglia sparano a Lady Oscar uccidendola. Lei non muore come i grandi eroi, ma come una persona comune. Non dice grandi frasi solenni, dice solo “addio”.
E questa mi sembra la cosa più sensata da dire in punto di morte.
Anche se io direi “al diavolo” perché molto probabilmente è lì che ci incontreremo tutti quanti.
All’inferno a giocare col fottuto facebook.
Facebook mi piace perché sta salvando il mio blog. E quindi anche me.
Sono tornata libera di parlare e mi sento a mio agio a scrivere qualsiasi cosa.
Dovrei proprio ringraziarlo quello che ha inventato faccialibro.
Il massimo per me è stare a casa di notte bevendo una camomilla col miele, scrivere e fumare una sigaretta di tabacco Golden Virginia, chiamato così in onore della regina madre.
Adesso in tivù c’è il Maurizio Costanzo Show e il tema della serata è il Viagra. A Costanzo piace molto parlare di queste cose, crede facciano audience.
Effettivamente il sesso e il cazzo fanno sempre audience perché tutti si preoccupano del sesso, di essere fighi e resistenti.
I fallimenti invece non sono mai raccontati.
Il brutto però è che per la maggior parte delle persone la vita è fatta solo di fottuti fallimenti e cilecche dell’uccello. Per questo la gente guarda i film porno, per immedesimarsi in quegli uomini invincibili che vanno avanti a scoparsi delle troie perfette per ore.
La rivoluzione sessuale ha fallito.
Quello che ci doveva liberare ci ha ingabbiati.
I ragazzi quando scopano si atteggiano da super uomini, imitano i porno divi, nelle posizioni, nelle parole e nelle fantasie. E questo li rende dei fantocci.
Emulatori patetici e rincoglioniti.
Per non parlare delle orrende facce di cazzo che assumono quando vengono.
Su questo andrebbe fatta una mostra.
Una mostra del mostro.
La percezione è una cosa importante, magari quando facciamo delle cose ci sentiamo bellissimi, ma visti da fuori siamo dei perfetti imbecilli.
Per questo è importante ascoltare gli altri.
I telefilm e le fiction girano tutti intorno ai grandi eroi, La squadra, Carabinieri e il resto delle produzioni commerciali. Mai nessuno che si preoccupi di guardare le cose dal basso. Che ne so, una fiction su “Gli spazzini” o “Gli inservienti dei cessi pubblici”.
Lee, il cuoco cinese, ne avrebbe di cose da dire.
Dal basso. O meglio, quello per gli altri è il basso, per me al contrario, è eccellenza.
Lui dice che nel ristorante in cui lavorava prima la cameriera gli faceva sempre vedere le tette e quindi era “CAMELIELA GENTILE”. E io gli dico “Lee, quello non è essere gentile, ma essere troia”.
Questo per quanto riguarda le percezioni.
Probabilmente è lui ad aver ragione.
E poi è uno che dice sempre la verità.
Un giorno per scherzo gli ho detto.
“Lee ieri ho trombato per tre ore”
“BLAVA, NOI CINESI TLE MINUTI”.
Questo mi ha fatto ridere moltssimo.
Lunga vita a Lee e alle percezioni dal basso profilo.
Che nel mio caso è molto più basso della media.
Ma lo trovo perfetto.


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