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L’acqua del cesso è amara

Lunedì, 10 Gennaio 2005


La mia borsa a forma di gallo sbatte contro la mia coscia mentre cammino.
La mia coscia..
Questa borsa l?ho rubata ad una stronza francese ubriaca, era piena di trucchi, ma non c?erano i soldi, mi ricordo di aver pensato “Questo fottuto gallo francese senza soldi!”.
Oggi sono andata all?ufficio postale per pagare 109 euro di gas, dovrei trovare il modo per fottere questi bastardi dell?AEM, tipo bloccare la rotellina del contatore, un?amica di mia mamma lo faceva.
La bagascia metteva uno spillo tra i numeretti e il contatore si bloccava.
Bagascia docet.
La stessa bagascia aveva una figlia perfettina che si chiamava Marianna (bel nome di merda) e la vantava in continuazione.
Marianna che va all?università.
Marianna che frequenta la parrocchia.
Marianna che è ordinata.
Marianna che è educata.
Marianna che fa i bocchini con il preservativo.
Marianna con quella sua faccia pallida e quadrata, se facevi lato per lato trovavi l?area della sua faccia di cazzo.
E poi quegli occhiali da signorina Rorremaier, signorina Rottainculo.

La posta è piena di vecchi che fanno la fila per ritirare la pensione, e io sono in balìa di discorsi sul governo che non funziona e sulle lamentele perché un coglione è passato avanti.
Ci sono vecchie povere e vecchie ricche.
Quelle povere hanno cappotti logori, le calze sfilate, i capelli bianchi che coprono con fazzoletti dalle fantasie anni 60, hanno borse in finta pelle consumate negli angoli e i piedi gonfi, stretti in delle scarpe che sembrano esplodere i cui tacchi sono sempre storti.
Loro sono tristi.. e mi spezzano il cuore.
Le ricche invece hanno la pelliccia finta, i cappellini maculati, i capelli tinti e a posto, le unghie laccate, l?ombretto rosa sfumato con il celeste e quel rossetto che dipinge una bocca quasi sempre sottile. Le vecchie ricche vanno fuori a fumarsi una sigaretta, come fanno le liceali nei cessi e snobbano le povere. Brave le stronze.
Alla mia destra c?è un tipo: occhiali neri, capelli neri, cappotto lungo di pelle nere, pantaloni neri e scarpe nere “Da dove cazzo sei uscito da Matrix?”.
Alla mia sinistra un vecchietto con la faccia piena di chiazze marroni.
Fisso la goccia di muco che lentamente sta colando dal suo naso.

Stamattina.
Tutto sembra essere tornato alla normalità.
Il caos, il traffico, la metro che odora di gente e di alito della mattina. Qualcuno ieri sera ha mangiato pesante, se fossi stata in forma lo avrei detto ad alta voce.
Ma oggi sono nervosa.
Ieri guardavo la televisione, un servizio sugli italiani che in Asia sono sempre andati a fare i porci schifosi. Da qualche parte ho letto che Tsunami sembra il nome di un mostro cattivo dei cartoni.
E? vero il mostro che ha mangiato i bambini e ha risparmiato i porci pedofili di merda.
Tre giorni fa sono stata ancora male e in un momento di delirio ho messo la mano nel cesso mentre lo scarico era aperto.
Me la sono passata sulla faccia.
Era amara.
Il cesso è una metafora della vita.
Tendiamo tutti a scivolare verso il basso.
Amaramente.