Archive for Marzo, 2005

Mamma, la gente pericolosa sono io

Giovedì, 31 Marzo 2005


Sembravo un pulcino quando sono arrivata a casa.
Il temporale mi ha colto di sorpresa, le gocce fredde si sono abbattute violentemente sulla mia testa.
Le sentivo battere.
Battere.
Battere.
Battere.
Non mi sono messa a correre anche se il temporale mi fa paura. Ho visto un uomo senza orecchio, non nel senso che gli mancava un pezzo, era proprio senza niente, senza buco, senza suono. La gente pronta a cogliere la sua distrazione per approfittare del momento opportuno e scrutarlo.
Io non guardavo lui, ma loro. Mi cibo degli atteggiamenti e dei comportamenti delle persone.
Il cielo è in bilico.
Da piccola mi raccontavano la storia di un uomo che si era riparato sotto un albero con la sua mandria di mucche, mentre era scoppiato un temporale estivo. Le mucche respirando attiravano i fulmini e uno di questi lo ha colpito in pieno, io immaginavo questo pastore per terra in fiamme e con la testa fumante.
Succedevano cose strane.
Succedono ancora.
Le mode cambiano.
Quando avevo 8 anni i bambini cadevano nei pozzi. Ogni tanto un bambino cadeva in un pozzo con la testa all?ingiù e la gambetta incastrata, mi dicevano di stare lontano dai pozzi.
Dopo qualche anno c?era la moda dei rapimenti, i bambini ricchi venivano rapiti e mi dicevano di non dare confidenza agli sconosciuti, di non accettare caramelle e francobolli drogati. Bhè io ero sempre in strada, ma nessuno è mai venuto a portarmi via con un sacco e la droga l?ho scelta da sola quando già portavo il reggiseno.
Il reggiseno appunto.
I peli cominciano a crescerti sulla figa ed è l?inizio di un nuovo pericolo: i maniaci sessuali.
Attenta a chi frequenti, attenta ai passaggi che prendi dai ragazzi, se ti fanno ?PSSSS? e ti invitano a seguirli in una stradina, tu non abboccare perché ti violenteranno.
Le raccomandazioni erano una stronzata per me, lo avevano capito tutti e presto hanno smesso di farmele.
Una sera completamente ubriaca facevo roteare la borsetta mentre camminavo sul bordo della strada gridando ?bocca e naso 50.000 lire?, si è fermata una macchina, quella di mio padre.
Bella cazzata che ho fatto. Cazzo.
Poi ti avvicini ai 18 anni e arrivano come scarfaggi affamati, la bulimia, l?anoressia, la voglia di essere belle e magre. I veri problemi non sono questi, ma quello che c?è dietro, cose come la paura e la vergogna. Vedevo le mie amiche sparire, era un fottuto gioco di prestigio, uno di quei numeri in cui il mago inscatola una tipa e poi la infilza con una bella sega gigante, e la donnina è ancora lì a pezzi che ti sorride e fa ciao ciao con la manina.
Le mode cambiano, già, ora c?è il terrorismo, mi ci vedrei modello kamikaze pronta a farmi esplodere il culo. Peccato che non serva a niente, sono le idee e i principi quelli che io voglio distruggere e che io sappia nessuna bomba del cazzo è in grado di fare questo.
Accadono cose molto più curiose e interessanti, come questo mozzicone di Pall Mall che ho buttato l?altro giorno sul balcone, ma lui non è caduto, è rimasto a metà strada fra il balcone e il vuoto.
Pericolosamente aggrappato.
Pericolosamente penzolante.
Pericolosamente in bilico, ma lì fermo. Mi viene in mente quella frase che dicevo a mia mamma quando mi seppelliva di raccomandazioni.
Mamma, la gente pericolosa sono io.

Un cuore di spine nella mano

Martedì, 29 Marzo 2005


La colomba del cazzo

Dovrebbe essere bianca.
Ci dovrebbe essere una colombina bianca sul mio balcone, invece ci sono solo piccioni neri e affamati. Mangiatori di immondizia, ormai sono diventati maiali volanti.
Nuvole grigie stanno piangendo e vedo le loro lacrime sui vetri della finestra.
Dovrei mettermi un fiocco in testa e fare l?uovo vivente.
Con una bella sorpresa nel culo.

La pizza di patate

Mia sister è andata a messa, io sono rimasta a casa a cucinare la pizza di patate.
Andiamo a pranzo dalla famiglia di Flower e mi piacerebbe essere quel genere di ragazza che le mamme vorrebbero per il loro figlio.
?Brava Violet hai fatto la pizza!?
?Ma guarda che brava Violet, che ragazza a posto!?
?Mi piacerebbe che la tua ragazza fosse come Violet?
Ecco.. questo genere di persona.
Invece mi presenterò con la mia pizza di patate bollente e immagino di fargliela cadere sui piedi appena varcherò la soglia di casa sua.

Il bidet è raffreddato

Mia sister è partita e mi manca tremendamente.
Mia sister dice che le ricordo il giovane Holden, così mi ha lasciato il libro Salinger.
Sigarette morte giacciono nel mio posacenere a forma di stella.
Vorrei avere un bagno grandissimo, con un bidet funzionante, mentre il mio bidet ? sidecar è otturato. Io dico a tutti che ha l?influenza e ho costretto mia sister a lavarsi il culo nella vasca.
Il problema è che non puoi controllare il getto dell?acqua bollente, questo mi porta a lanciare delle bestemmie ogni volta che mi brucio la patata spaventando la gente che malauguratamente si trova a passare sul mio pianerottolo ?PORCA PUTTANA TROIAAAAAAAA? e roba del genere, solo per sottolineare quanto sia pazza e inavvicinabile.

La cosa nera

Ci sono momenti in cui arriva la cosa nera.
La cosa nera mi si pianta in testa e mi fa vedere nero. Tipo una maschera. Tipo la maschera del nemico dell?uomo tigre, quello con la faccia da punto interrogativo, senza faccia.
La cosa nera arriva di soppiatto, ma soprattutto quando sono in mezzo alla gente. Stavolta è venuta a prendermi mentre sostavo nel fottuto camerino di H & M. sembra una stronzata ma non è così, non è una stronzata. Non sapevo più chi avevo davanti, ma mi ricorda chi sono e da dove vengo, roba da fottersi il cervello.
Da impazzire.
Ho escogitato un piano: mi metterò una calza in testa a mò di rapinatore di banca, in tasca infilerò un cacciavite cazzuto, entrerò in quel camerino ascoltando ?Sabotage? dei Bestie Boys e fotterò quello sgabuzzino polveroso, merdoso e puzzolente, dove le troie si infilano magliettine ine ine modello ?lascio un po? la pancia fuori da accostare ai jeans a vita bassa tanto per far intravedere la figa?.
Immagino il fumo e la gente urlante correre via con su indosso i vestiti etichettati, come animali marchiati e terrorizzati sulla via del macello.

Crisi mistica

Ho visto il papa e ho capito che è un grande.
La forza.
La fede.
L?amore.
E anche il senso dell?umorismo.
Vorrei essere come lui, una specie di papessa. Vorrei aver la sua tenacia e la sua volontà. Vorrei essere una persona migliore.
Bhè si mi sono chiesta se anche lui si sarà mai fatto una sega, ma poi mi sono sentita una stronza blasfema.
Sono in piena crisi mistica. Ho comprato una collana con la medaglietta di Gesù, ha il vestito azzurro e rosso e stringe in mano un cuore di spine, mi hanno detto di portarla al collo e di non toglierla mai.
Io ci provo, provo a crederci.
Bevo la mia pianta alcolica velenosa.
Avrei bisogno di una benedizione.
Signore benedici me e questo cuore spinato.

Nella scatola

Lunedì, 21 Marzo 2005


Terza scatola

Ho bevuto una bottiglia di spumante intera. Sono stanca e terribilmente felice.
Un tavolo pieno di ragazzi con i rasta ? universitari ? pseudopacifisti del cazzo accompagnati dalle loro donzelle agghindate, prendono per il culo la mia amica solo perché è rotonda.
Mi alzo in piedi: ?Ragazzi??
Si girano tutti.
?Ma andate a fare in culo?.
Silenzio rumoroso.

Seconda scatola

Il bar odora di vecchietto ubriaco di vino bianco, si è proprio questo l?odore.
Compro la mia bottiglia di acqua super frizzante di quelle che ti fanno esplodere lo stomaco e ruttare come Polifemo.
Mi soffermo sulle unghie del barista.
Unghie da anziano.
Unghie stanche e consumate.
Mi guardo nello specchio, a cosa serve uno specchio in un bar come questo, dove tutti hanno già deciso di morire. Minuti lunghissimi, fai presto voglio uscire.
Ho sbagliato pianeta.
Formattazione cerebrale in corso.
Voglia di litigare, tra qualche minuto me la prenderò con quello stronzo appollaiato sul balcone che fa ?psss? ogni volta che passo.Lo odio.Odio la sua sicurezza accoppiata alla sua faccia da culo.
Una sigaretta.
Datemi il veleno.

Prima scatola

Le bollicine si staccano dal fondo e corrono verso la superficie. Sono al buio davanti al mio bicchiere di Beck?s, anche io ho bisogno d?aria, dovrei mettermi a correre sui muri.
Lui parlava di un sogno di latta, quasi un anno fa, il sogno di un ragazzo che mi amava segretamente.
Non lo sapevo che sarebbe stato possibile, non lo sapevo.
Ogni mia parola per lui era una lama, mentre io vivevo il mio fottuto, bugiardo idillio d?amore.
Stronzate.
Ora sono qui, con il suo profumo sulla pelle.. il suo odore è la mano sulla mia gola.
Adesso.
Il sole è sparito all?improvviso oggi, qualcuno lo ha rapito ed è sceso apposta per noi ad appendere stelle nel cielo. Qualcuno ha preparato un cielo perfetto, qualcuno ha tagliato la luna e l?ha incollata su questo tetto di cartapesta. La guardo dondolare.
E? perfetto.
Inginocchiata davanti ad una scatola di cartone, il cuore impazzito, il respiro soffocato.. ho preso un coltello e ho cominciato ad aprire, Tori Amos canta catene e io sono lì a spezzarle.

crucify myself. My heart is sick of bein’
I said my heart is sick of bein’ in,
Chains… oh-oh. Chains… oh-oh.

Tra le mani stringo la sciarpa di Fede, la sciarpetta della Roma, ricevo regali da chi non pretende niente, è bellissimo.
Lui mi ama così tanto che ha fatto stampare il mio blog e lo ha fatto rilegare.. un libro blu e viola con su inciso ?La goccia contro?, commovente..non sono abituata a tutto questo, a sentirmi così importante. Mi è scappata una lacrima ed è scivolata sulla copertina, come a battezzarlo.
Brividi impazziti.
Intermittenti.
?Gli ho dato l?importanza che merita, è tuo, nessuno potrà togliertelo o sporcarlo?, ogni essere vivente, impallidisce al solo pensiero di essere paragonato a lui.
Il mio uomo.
Guardo le mie difese a pezzi, in briciole, sul mio tappeto.
Schiaccio la pancia di un maialino, ascolto l?odore del suo bagnoschiuma, lo porterò con me, ascolterò la musica come farebbe lui e quella maglietta di Ray Misteryo.. ha mantenuto la promessa.
Lo adoro..
Mi alzo lentamente, mi tolgo i vestiti, voglio sentire la sua pelle sulla mia, infilo la maglietta di Superman.
Il flash della macchina fotografica violenta le mie pupille.
Il mio cuore sta urlando.
Le lacrime sorridono.
All?improvviso non sono più a casa mia, ma da un?altra parte, non so dove cazzo, non lo so.
Mi viene in mente quella favola che leggevo da bambina stampata su un piccolo libro rosso, la favola del Bruchetto Pirì che cercava il suo bozzolo.
Dov?è il bozzolo.. dov?è..
Ora.. l?ho trovato.
Il mio.. era qui.. nella scatola.

Un pappagallo paraculo

Mercoledì, 16 Marzo 2005


Tutti guardano lei, tutti.
Sembra carina, molto carina, è lì che parla con un tipo, davanti all?uscita.
Mi alzo e mi avvicino alla porta, la guardo.
Scoppio a ridere da sola.
Praticamente la superfiga della situazione ha la barba sul mento, tipo babbo natale, una bella barbetta pelosa ricoperta dal fondotinta scurissimo a mò di ?sono andata alle Maldive del cazzo?, ma poverina il fondotinta non le nasconde la barbetta.
Così esco, e lascio quella situazione di merda, dove tutti sono aggrappati ad un?illusione : vai a letto con Sharon Stone e ti risvegli con Dustin Hoffman.
Mi sento bene quando vedo queste cose, mi danno la carica, come quando scopro che il 100% delle fotografie sui giornali sono tutte ritoccate, e allora godo e mi sento una gran figa.
Non mi trucco e ho una bella pelle rispetto a quella bionda che pubblicizza la Nivea urlando ?pelle meravigliosa!? ma in faccia ha 3 kg di stucco, dai togliti lo stucco, vediamola questa pelle meravigliosa.
Il mondo dei bugiardi.
Se il trucco di Pinocchio funzionasse, per la strada non si potrebbe camminare, ci sarebbe un gran traffico di nasi di legno, il fatto è che sono consapevoli di essere bugiardi e gli va bene.
A me no.

Guardo il livido che mi sono fatta sul ginocchio, un male cane, cazzo. Ho preso una botta, una di quelle botte che ti dà dolore ma anche piacere e ora lo guardo, bellissimo tutto verde.
Io e i lividi andiamo d?accordo.
Faccio un rutto all?arancia.
Ho voglia di crema.
So che devo dire qualcosa ma ora non mi ricordo niente e ascolto solo la vescica piena che tira pugni nel mio ventre ?sono piena scaricami? un attimo cazzo, sto scrivendo!
Penso ai giapponesi che si suicidano in massa, in macchina chiusi in un garage con il motore acceso.
Lo stordimento? e la morte che va a prenderseli tutti con una specie di rete.
Ecco loro si tirano fuori dal mondo bugiardo, se ne vanno attraverso il tubo di scappamento di una macchina.
Accendi e muori.

Lo amo.
E ieri sera è stata una serata.. stupenda..

?E noi, l’una dell’altro
I colli reclini attorcigliammo
Come due cigni solitari?

Anne Sextone lo sapeva bene, sa cosa provo, lei l?unica, suicida per amore.
Suicida per dolore.

E quando sono uscita dal lavoro ho fotografato quel pappagallo esposto in vetrina, lui si è accorto di quello che stavo facendo e si è messo in posa.
Sembra un animale intelligente, dicono così perché può parlare e ripetere le parole.
Secondo me , invece, ci prende tutti per il culo.

Segni sui muri

Lunedì, 14 Marzo 2005


Inserisco la mia moneta in quella fessura che sembra tanto una bocca, lì pronta a succhiare.
La macchina mi vomita addosso un biglietto, quello che userò per tutta la settimana.
Non faccio abbonamenti, niente di niente, sono stufa di pagare questi stronzi che mi fanno arrivare in ritardo.
Non sono un cittadino esemplare, per niente.
Bambini non seguite il mio esempio, fate il biglietto, imparate a pagare.
Imparate e poi insegnatemelo.
Peppe parla, ma vedo le sue parole uscire dalle mie orecchie e sbattere contro il finestrino.
Penso a quella schiena di marmo.
Di marmo cazzo.

Ho dormito fra i miei mobili nuovi, era tutto così strano.
Sono venuti a portarmeli tre omini che si insultavano fra loro in milanese e ridevano fragorosamente, mentre io mangiavo per terra fra una montagna di merda indescrivibile, estranea ai loro scherzi.
Sono andati anche a pisciare nel mio cesso che poi ho innaffiato con una cascata di acido muriatico, vedendo quei goccioloni gialli stazionare sul bordo come tanti virus in agguato.
Vi distruggo maledetti virus del piscio.

Ho cancellato scritte ?sei il mio amore bellissimo, un bacio mio splendido sogno?, ma vaffanculo, vaffanculo, pensa a crescere quella povera bambina ubriaca che hai messo al mondo quasi distrattamente. Perché lui era così. Inseminator dovrei chiamarlo, mi viene da vomitare al solo pensiero.
Il tribale l?ho seppellito momentaneamente, quel tribale nero che nasconde una sporca storia d?amore ?signorina, questo lo tiriamo giù??
?No lasciatelo lì, non lo toccate?
E? una cosa fra me e lui. Una faccenda personale.
I mobili vecchi hanno lasciato ombre sui muri, quelle dovrò farle ricoprire dal brasiliano-pittore.
Ho ritrovato tante cose, la mia fantastica gonnellina alla ?alzamela e fammi male?, la maglietta che mi ha regalato Vale nel 1996 quando ascoltavo le Elastica e mi sentivo molto Brit Pop, altre cose appartenute ai bugiardi che sono venuti a sdraiarsi sul mio letto.
Ho buttato tutto.
Ho riempito sacchi bianchi.
Dal contenuto contaminato, profumato di saponette a forma di orsacchiotto.
Ho messo dei cartelli ?vestiti, piatti, libri, lenzuola, tende, roba buona prendete cazzo?, dopo qualche ora tutto era sparito.
Qualcun?altro porterà le mie magliette, già ho immaginato di vederle addosso ad altre persone e dire ?ehy ma quella è mia!?.. quando invece non lo è più.. mangeranno nei miei piatti in vetro marrone e berranno nei bicchieri rubati nei pubs.
Mi sono sorpresa così, in piedi, da sola, con uno straccio pulito in mano ad accarezzare i miei mobili.. e quando mi sono ripresa ero lì che stavo quasi facendo l?amore con loro.
Alla fine è arrivato l?omino a portare via quelli vecchi, i miei armadi, hanno resistito a tutto e dopo 30 anni di vita eccoli lì, mentre strisciano per terra, trascinati per i capelli verso la loro fine.
Solo 30 anni, dico, solo 30 anni.
Mi sono affacciata fuori dal cancello e li ho visti, lì in piedi, come davanti ad un plotone di esecuzione, ad aspettare il camioncino dell?AMSA che li avrebbe portati nel loro cimitero. Che esempio di coraggio. Le emozioni più belle a volte le ritrovo nelle cose, non nelle persone.
E poi mi sono messa a letto, seduta, con i vestiti che ho ritrovato e i capelli puliti.
Un ricciolo si attorciglia alle mie dita.
Mentre fisso i segni sui muri.

Una montagna di merda dietro la porta

Mercoledì, 9 Marzo 2005


Un uomo si è suicidato in metro.
?Quando qualcuno si butta sulla rotaie ce n?è sempre un altro che guarda l?orologio?
Lo dice lui e questa per me è la verità.
Chi se ne frega vogliono solo tornare a casa, mentre io sono così assorta che non mi accorgo di niente. Una volta ho visto un uomo buttarsi, sulla linea nera, in aria si vedevano i pezzettini di carne volare, sembravano pezzi di carta, ma era solo una vita stracciata che cadeva sulle teste dei passeggeri.
Segnale rosso, tutti si avviavano verso l?uscita, nessun silenzio, niente.
Tutta quella indifferenza mi spezzò il cuore.
Oggi invece sto solo inseguendo il mio cervello, è scappato e non riesco più a prenderlo, magari è finito sotto le rotaie anche lui.
A questo punto, dovrei rassegnarmi.

Suonano il campanello, tante volte ripetutamente, più fanno così e più mi viene voglia di non aprire.
Poi ringhio ?un attimo cazzo!?.
Apro la porta.
?Ma, sono modi?? mi dice l?individuo che ho davanti.
E? alto e grosso e nero, cazzo. Sembra una montagna di merda, ed è molto nervoso, respira velocemente e gli trema il labbro, penso che probabilmente vorrebbe darmi uno schiaffo, anzi ne sono sicura.
?Senta io non busso in questo modo alle porta di chi non conosco? gli rispondo, mentre il suo respiro si fa sempre più affannoso e cerca di mantenere la calma. Questo sacco di merda sta per scoppiare, me lo sento, quindi spezzo il silenzio.
?Okkay, mi dica?
?Dovrebbe venire giù a casa mia, a vedere cosa è successo?.
Lascio la porta aperta e dico ?Va bene, andiamo?.
Il mio celebre sangue freddo, che figata.
La sua pancia contro la mia schiena, il suo maglione sembra il regalo della befana degli anni 70 e casa sua è più o meno uno schifo.
Nel suo bagno mi fa vedere il soffitto marcio che cade a pezzi e dice che è colpa del mio cesso intasato. Io non ho il cesso intasato, non si è mai intasato il mio fottuto cesso, ora gli piove merda in testa e dice che devo spaccare i muri. Stronzate, non sono lavori che devo fare io, ma zero proprio, cioè sacco di merda, te chiami i pompieri i vigili urbani e il geometra PELOSO (ma che cazzo di nome è?) e non mi dici niente?
Non saprei da dove cazzo cacarli i soldi.
La montagna di merda dice che sbatto i tappeti a mezzanotte, bhè io a mezzanotte sto dormendo da un pezzo, gli ho detto che io ho solo un tappeto e quando lo sbatto non posso prevedere la direzione del vento.
Pina la sarta mi riempie il balcone con i suoi pelacci, cazzo, se stai sotto ti prendi la mia merda e la sua.
Me ne sono andata, gli ho lasciato il mio numero di telefono, sono intelligente non voglio nemici.
Ne ho già troppi.
Io lo so, il fatto è che mi considerano una pazza, è questa la verità.
Lui ha sentito tutto, i discorsi che facevo, la roba che spaccavo, le liti.. è per questo che bussa in quel modo a casa mia.
Crede di averne il diritto.
Ma non ce l?ha, non ha un cazzo, che gli piovesse merda in testa io non muovo un dito.

Mi sono seduta per terra, parlo con lui, ma l?incomprensione è alle mie spalle.
Infatti poi è arrivata, lo sapevo che sarebbe arrivata, nei momenti difficili si fa sempre viva.
Ho aperto il frigo per riporre la cena che non ho consumato e ho pensato alla fatina, ne parlavo con qualcuno.
Di quella fatina, che sta nel frigo.
E? assurdo, di solito se vedi un insetto nel frigo lo uccidi e pulisci tutto con la candeggina e l?acido muriatico, invece no, lei è bionda e bianca , fa l?amica, quindi può stare lì.
Quella fatina del cazzo scommetto che nella sua tutina ha un buco avanti e un buco dietro e masturba l?uccello del padrone di casa, per questo sta lì.
E scommetto che anche la montagna di merda ne ha una nel suo frigorifero.
Quindi, per non essere da meno ne ho una anche io.
Ma ha il cappello rosa e il vestito verde.
Ed è un nano, essere imperfetto.
Un freak, come me.

Una musa folle

Lunedì, 7 Marzo 2005


Prima imperfezione

Il treno singhiozza in questo lunghissimo buco nero.
La galleria della metro sembra tanto la figa della terra, una lunga e profonda figa popolata di uomini.
Per terra c?è una chiazza, dal colore sembra vomito e piscio di barbone.
Un uomo si siede accanto a me, storce il naso e gli dico ?Non sono io che puzzo, ma quella chiazza di merda?. Lui fa il simpatico e dice che cambierà vagone.
Bravo stronzo, vai, io resto qui, seduta tra il vomito e il piscio.
Almeno avrò un motivo per sentirmi inavvicinabile.

Seconda imperfezione

Sono nervosa e ho una paura smisurata.
Nella mia testa penso ad ogni tipo di fuga, penso di tornare a Londra e chiedere a Desa di ospitarmi.
Penso a valigie chiuse frettolosamente e a oggetti dimenticati.
Il posto accanto al mio è vuoto e un tipo mi chiede
?E? libero questo??
?Non prendo il posto per nessuno?
?Eh??
?Si è libero?
Si siede, io non ce la faccio a leggere, stavolta no. Stringo il libro tra le braccia contro il mio petto.
La mia via di fuga tra le mani.
Le porte scorrevoli si aprono bruscamente per far entrare un tossico quarantenne, una di quelle persone finite, al capolinea. Si siede accanto ad una donna dietro di me e comincia a gridare ogni cinque minuti, sono tutti imbarazzati, vorrebbero girarsi verso di lui, ma restano immobili, di pietra.
Anche io, ho paura che possa sputarmi in testa e chiamarmi stronza, come ha fatto un pazzo quella mattina di luglio.
In questa città ci sono tre linee metropolitane : la rossa, la gialla e la verde.
La rossa è per i vip, la gialla è per la gente media e la verde è per la faccia, eh si proprio un bel semaforo del cazzo.
Quindi sulla rossa non puoi salire, sulla gialla si, ma con moderazione, sulla verde vai tranquilla tanto ci sono solo i disperati come te.
Come me.
Quindi sono nel posto giusto, al momento giusto e con la persona giusta alle mie spalle.

Terza imperfezione

E? tutto pronto.
I vestiti che devo mettere, il cappellino da fantino che mi copre la faccia e la mia pashmina nera.
Mi sento in pericolo, ma gli vado incontro attraverso un corridoio lunghissimo. Infinito.
C?è poca gente.
Trovo la mia stanza, mi chiedono una firma, dicono che è tutto okkay, quindi vado fuori dai coglioni e mi fiondo al pianterreno, voglio solo dimenticare tutto.
Qualcuno mi dia una gomma, devo cancellare la mia vita.

Quarta imperfezione

Odio la domenica mattina.
La neve ricopre ancora il campetto sotto casa e sembra tutto più luminoso, la luce si riflette scagliandosi sulla mia faccia. Ci sono giorni in cui tutto mi sembra più violento e ingiusto di quanto non lo sia davvero.
Ascolto Ian Curtis cantare, la sua voce arriva in fondo e parte da un attacco epilettico.
Quella ragazza che perde il controllo, è tra le mie preferite.

Dice tutto la confusione nei suoi occhi
Ha perso il controllo
E si aggrappa
Al passante più vicino

Ha perso il controllo
E svelava i segreti
Del suo passato
E diceva: ho perso di nuovo il controllo

E di una voce che le suggeriva
Quando e dove farlo
Disse: ho perso di nuovo il controllo
E si voltò e mi prese
Per mano e disse:
Ho perso di nuovo il controllo
E non capirò mai né saprò
Come e perché

Disse: ho perso di nuovo il controllo
E gridò
Dando in escandescenze e disse:
Ho perso di nuovo il controllo
E inchiodato al pavimento
Pensai che sarebbe morta

Disse: ho perso il controllo
Ha perso di nuovo il controllo
Così ho dovuto telefonare
A un’amica sua per spiegarle il caso
Dicendo che aveva di nuovo perso il controllo
E lei mostrò tutti
Gli equivoci e gli errori

E disse: ho perso di nuovo il controllo
Eppure sapeva esprimersi
In molti modi differenti
Finché perse di nuovo il controllo
E camminò sull’orlo di un vicolo cieco

E ridendo disse: ho perso il controllo
Ha perso di nuovo il controllo

Mi ruberebbero anche le mutande dal cesto della roba sporca e se andassi in giro con una montagna di merda sulla testa, farebbero tutti lo stesso.
Sono solo i prodotti, gli effetti delle mie parole.
Sono grigi come l?indifferenza e senza sapore, cazzo, senza sapore, sono dei parassiti che vivono tra i miei capelli e sono qui in silenzio aggrappati alle mie parole.
Lo negherebbero fino alla morte.
Dovrei ringraziare Dio per avermi dato una personalità così forte.
Dovrei ringraziarlo per avermi dato sangue freddo, sangue che scorre nelle mie vene a zero gradi.
La mia fonte sono io.
Mi aggiro per la casa evitando gli specchi come una musa folle.
Oggi non ho voglia di guardarmi.
Rimango qui a letto, aspettando che arrivi il buio.
E la sera si accasci sul mio corpo.

Northern lad

Mercoledì, 2 Marzo 2005


?Gridare parole d?amore contro un cielo di cemento?

La nebbia stamattina copre tutto.. come un lenzuolo velenoso..copre tutto.. stamattina.
Ma non me.
Questo freddo oggi non mi toccherà.

?Mi sento invincibile..e sento che ti vorrei con me..?

Questa canzone l?ho scolpita nel suo cuore e ne sono orgogliosa.
Ricordo quei tempi, quando il suo pensiero mi tormentava, la mia dolce tortura.
Non ci crederebbe nessuno.. nessuno.
Di noi dico..
Di come ci amiamo.. di quello che ci diciamo, del nostro modo di vivere, al di là delle parole , dei pensieri e di ogni gesto.
Al di là di ogni muro.
E così la notte improvvisamente diventa dolcissima, perde il suo buio colorandosi di altre mille sfumature.
Impercettibili e intoccabili.
Una notte che si disegna per noi.

Voglio essere in quel cuscino che racchiude i suoi sogni.
E i suoi incubi.
Voglio essere la mano che passa tra i suoi capelli, mentre guarda le mie fotografie.
Voglio essere l?orgoglio che gli scorre nelle vene e la paura che a volte lo circonda.
Voglio essere il suo libro sulla scrivania e le pagine tra le sue dita.
Voglio essere l?aria intorno a lui, che respira sul suo viso.
Voglio essere il sudore sulla sua fronte nei momenti faticosi.
E il fazzoletto che lo asciuga.
Voglio essere nelle parole che corrono veloci sotto i suoi occhi.
E in quelle che non riesce a comprendere.
Voglio essere nei suoi vestiti, nei bottoni della sua camicia.
Voglio essere nelle lancette del suo orologio per scandire il tempo che a volte è troppo veloce.
E a volte non passa mai?e ci divide, con sarcasmo.
Voglio essere la canzone nelle sue orecchie.
E in quella che non ha mai ascoltato.
Voglio essere il calore che lo raffredda e il freddo che a volte lo scalda.
Voglio essere tutto quello che ogni giorno guarda fuori dalla sua finestra.
Voglio essere nel suo piatto.
Io nel cibo dolce e in quello amaro.
Voglio essere in ogni suo dubbio.
E in ogni sua certezza.

Voglio essere nella mura che la notte si stringono su di noi.

Northern lad – Tori Amos