Archive for 11 Aprile 2005

Nell’armadio

Lunedì, 11 Aprile 2005


Venerdì nell?armadio

Il cielo sta vomitando su di noi tutto il suo odio.
Mentre un paio di labbra sconosciute si stringono intorno al filtro di una sigaretta made in USA e io sono indecisa se aspettare l?autobus del cazzo arancione per tornare a casa o buttare la borsa per terra e scappare.
Mentre desidero disperatamente essere un?altra persona e non vedo l?ora di chiudere la porta.
Non guardatemi per favore.
Sono in fase di odio profondo.
Sono in fase che se mi guardi mi annulli e sarei capace di buttarmi in questo tombino nero e marcio in cui sta scivolando tutto l?odio del mondo.
Non guardatemi per favore.
Un culo caldo si appoggia alla mia schiena in questa scatola piena di corpi.
Di carne di tutti i colori.
Di tutte le lingue.
Non toccatemi per favore.
Per favore.
Sono inebetita dal disprezzo e dalla gente.
Mentre il cielo sta vomitando su di noi tutto il suo odio.

Vito è sotto il cancello, gli vado incontro pensando che si? è cresciuto tantissimo, il suo sorriso diventa una luna bianchissima sul suo viso scuro.
E gli occhi sono pietre blu incastonate.
E? mio figlio.

Sabato nell?armadio

Nella sala d?aspetto gli uomini sono donne e le donne sono uomini, tutti sono lì per diventare più belli e io.. io.. voglio solo una speranza. Voglio comprare un pacco di speranze, ma probabilmente sono nel posto sbagliato. La lampada di bambù mi sta ipnotizzando e il mio cervello si è capovolto.
Qualcuno mi chiami e mi svegli da questo incubo.
L?ascensore mi trasporta fino al piano T attraverso mura consumate, se le corde dovessero spezzarsi io morirei schiacciata.
Sento la gente ridere.
Gli applausi.
Vi piacerebbe, merdosi figli di puttana.

Lacrime di cielo scivolano sui miei capelli, Bruno ruba un ombrello per me e dice che sono bella, che devo smetterla di torturarmi, che devo ascoltare la gente.
Mi fa male tutto.
Ascoltare.
Ti prego portami fuori di qui, ti prego.
Ascoltare.
Sto male, mi sta scoppiando, voglio andare a casa.
Ascoltare.
Chiedi il peso e l?altezza al cameriere, chiedi se è sposato e se è felice, chiedigli se esce e va alle feste, chiedigli se ha paura.
Ascoltare.
Mi dispiace che tu stia male, mi dispiace.
Ascoltare.
No, non ti dispiacere, ci sono abituata. Abituata.
Ascoltare.
Ho voglia di morire.

Nuda davanti allo specchio osservo i segni invisibili sul mio viso.
Odio tutti gli occhi del mondo.
Una mano sulla bocca, una mano sulle orecchie, una mano sugli occhi. Questo è come voglio essere. Prendere il mio fedele pennarello blu e scrivere sulla parete qualcosa che abbia il suono dei miei pensieri, delle mie sensazioni aggrovigliate.
Infinite Sadness.

Correre alle due di notte nel parco buio e bagnato. Il volto di Miche è viola, corri, corri quello ci ammazza è pazzo, prenderà una pistola e verrà a fotterci il culo. Corro, i pantaloni incollati al corpo e bagnati, come i capelli, come le ossa, come la paura. Veloce, veloce cazzo. Perché ho guardato nei suoi occhi da pazzo cocainomane e la saliva che gli cadeva dalla bocca. La sensazione di un colpo alla schiena, le mani alla gola, ho già immaginato tutto.
La notte si spacca su di noi, la violenza si insinua in strade umide e pericolose.
Sono stanca, sono stanca?

Domenica nell?armadio

Il filo del rasoio.
Un altro giorno difficile.
Rinchiudermi per sempre in un armadio con palline di naftalina.
E cuori di legno profumati.
E sali da bagno rosa chimico.
Si, si che ho capito, si adesso si.
Fare del male a me non costa niente.
La mia pelle che sa di dolore abbandono.
E questo cielo è senza pietà.