Archive for Maggio, 2005

Tagli dappertutto

Lunedì, 30 Maggio 2005


Taglia il mio equilibrio

Una signora siede davanti a me, è vecchia e suo marito le sta accanto.
Ho cercato di immaginare i suoi mutandoni color carne, quelli contenitivi. Li ho visti in qualche televendita. Rimodellanti, non potrete più farne a meno.
Cammino sotto il sole, sotto uno smog bollente e corrosivo. Mi sembra di essere in un forno a microonde, un piccolo forno dimenticato acceso da una casalinga distratta.
Mi sto carbonizzando.
Difficile il respiro.
Uno zingaro dodicenne raccoglie un mozzicone di sigaretta dalla strada. Lo spolvera e lo accende. Lo facevo anche io un tempo.
Aspirare i germi abbandonati sul filtro da qualche bocca sconosciuta.
Sapore di merda marcia.
Passo sopra una di quelle grate incollate al pavimento che fanno da soffitto a qualche garage sotterraneo.
Penso sempre di cadere giù. La sensazione di stare su qualcosa di pericolante e insicuro.
Il caldo rende il mio equilibrio instabile.
Sono l?equilibrista che cammina sul filo della pazzia.

Tagliami la testa

Pensavo che sarebbe successo qualcosa di grave.
Che mi sarei sentita male, che avrei perso la testa. Che il mondo si sarebbe capovolto, che l?inverno sarebbe tornato di colpo. Che sarei crollata all?istante.
Pensavo che non ce l?avrei fatta a sopportare la mia immagine ancora una volta.
Mentre il carnefice eseguiva meticolosamente la sua impresa, io parlavo ad alta voce fantasticando su mille modi per ucciderlo. Parole di cieca vendetta.
Ti butto giù dal balcone. Ti faccio mettere le mani nella presa della corrente. Ti faccio lo scalpo e ti infilo qualche oggetto nel culo.
Invece niente.
Non è successo niente.
Dopo che ho tagliato i capelli.

Tagliami i capezzoli

Mi sono fotografata la testa nuova.
Spogliandomi per mostrargli quanto mi eccitano le sue parole. L?effetto che hanno sui miei capezzoli.
Cazzo quanto lo amo.
Cazzo.
Cazzo.
Cazzo.
Cazzo.

Tagliami la luna

E? buio. Gli alberi sotto casa sembrano uomini accasciati dal dolore. Sagome scure e contorte.
Non ci sono luci nel cielo.
Ricordo una notte d?estate. Una notte in cui avevo dieci anni. Io e mia mamma in campagna di sera.
Il latte fresco. Ritagli di un?infanzia bucolica.
Mia mamma che mi diceva di guardare il cielo, perché forse non l?avrei mai rivisto così.
Infatti.
Era una trapunta di stelle. Tutta luminosa. Così la vedevo con i miei occhi da bambina. Il lenzuolo della notte.
Piccola Violet in una notte d?estate puntava gli occhi verso una luna sfacciata.
Era gigantesca.

Riso amaro (con larve)

Mercoledì, 25 Maggio 2005


Ho svuotato il mio cucchiaio e mezzo di riso nella pentola di ghisa.
Riso integrale da tostare.
C?era un verme tra quei chicchi marroni. L?ho guardato agitarsi sul fondo della pentola. Contorcersi. Dopo qualche secondo si è fermato. Il calore della fiamma lo ha ucciso.
Probabilmente sono un?assassina.
Però ho capito da dove saltano fuori tutte le falene che ho in casa. Dal pacco di riso lasciato aperto.
E? notte.
I vetri sono appannati.
Le mie tendine sembrano uomini impiccati.
La luce gialla dei lampioni veglia debolmente su di loro. Come una donna sul cadavere del suo uomo.
Sul tavolo c?è una bottiglia di Aiax Expel, quello che serve ad annientare gli scarafaggi. Mi chiedo perché sia lì. Ci dovrebbe essere una bottiglia d?acqua al posto suo. Invece no, solo liquido verde antibatterico.
Sono io lo scarafaggio.
Da piccola mi divertivo a schiacciarli. Sentire la loro corazza sgretolarsi sotto i miei piedi come una patatina. Croccante. Forse è un vizio di famiglia.
L?amore per i detersivi, intendo.
Avevo uno zio, o un cugino di secondo grado, non ricordo bene.
Si era scolato una bottiglia di candeggina perché la ragazza lo aveva lasciato. Gli hanno fatto una lavanda per ripulirlo e lo hanno dimesso.
Ricordo questa fottuta visita a casa sua. Lui era sul divano. Intorno c?eravamo noi.
Come il contorno di un secondo poco appetitoso.
I parenti del cazzo. I discorsi buoni. Le prediche vestite da ?perché ti vogliamo bene?.
A dire il vero, io non ci capivo un beato cazzo, ma guardavo mia mamma e sapevo del nostro inferno. Quindi se noi avevamo il nostro anche gli altri avevano il loro.
Inferno. Casalingo. Malcelato.
Le scale rivestite di moquette. Le bottiglie tutte al loro posto. I detersivi con i detersivi. I liquori con i liquori. L?argenteria in esposizione. Souvenir sfornati da battesimi e comunioni anonime. Pizzi e merletti candidi.
E tuo figlio che sta cercando di crepare nella stanza accanto.
Sollevo lo sguardo. In questo momento la televisione trasmette Lucignolo, l?amico secchione per giovani stronzi.
Io a uno che mi parla con quella voce gli darei fuoco cospargendolo velocemente con alcool puro.
Non ha senso istruire la gente su cosa ci sia fuori, per la strada, se i mostri dormono nel tuo letto.
E le larve si moltiplicano.
In una scatola di riso integrale.
Mentre cerco di dormire.

La donna bionica

Lunedì, 23 Maggio 2005


L?uomo bionico cammina per la strada.
Davanti a me.
E? un vecchietto con l?apparecchio dietro le orecchie.
Li chiamo così.
Uomini bionici.
Quanta povertà che c?è qui. Troppa, mi dico.
La vecchietta che abita al piano di sotto veste di stracci. A volte le tengo il portone aperto, lei non mi ringrazia mai, ma posso capirla.
Suo figlio ha 50 anni.
Ed è un ubriacone con i baffi. Qui sono tutti ubriaconi con i baffi.
Loro due vivono nella stessa stanza. Madre e figlio. Immagino l?odio esplodere. Il sesso inesistente. Il sesso soffocato. Impossibile portare una donna in quella stanza. Quella stanza in cui abita anche sua madre. Vietato scopare.
La rabbia celata.
La vita soppressa.
Un giorno anche io scapperò da questo posto.
Prima di diventare un?ubriacona con i baffi.
Prima di essere stampata sull?etichetta di una lattina di birra che esorta alla sincerità.

Ho puntato il telecomando contro di me.
Ho schiacciato tutti i pulsanti. Non è successo niente. Eppure se lo giro dall?altra parte, verso la televisione, qualcosa succede. I canali cambiano.
I miei invece restano impassibili.
Assorbo radiazioni blu.
Tutto il giorno. Divento elettrica. Rischio il corto circuito. Immagino di chiamare un elettricista che sistemi il danno. Che apra lo sportello dietro la mia schiena e rimetta tutto a posto.
Signorina lei ora funziona.
Potrei fare salti di 400 metri. Vedere attraverso i muri. Correre alla velocità della luce. Non credo che salverei il mondo. Ruberei in tutti i negozi e vaffanculo. Perché gli eroi sono sempre buoni.
Io invece voglio essere l?eroina cattiva.
Che si cambia le mutande nella cabina telefonica.
Vorrei usare metodi poco ortodossi. Tagliare le mani alla gente. Infliggere punizioni esemplari.
Un attimo?e mi riscopro terribilmente umana.
La mia pelle non è sintetica. Il mio cuore non è un bullone. Il mio stomaco non è un sacco di plastica.
Ho afferrato una pentola per i manici bollenti.
Il mio indice ustionato.
Non ho proferito parola davanti alla pelle ferita.
L?ho succhiato.
Uno spillo in quella bolla gonfia. Bianca. Morta.
No.
Non sono una donna bionica.
Ho il diritto di soffrire.

Il rumore delle stelle

Giovedì, 19 Maggio 2005


Ogni volta che apro la porta vedo delle persone gigantesche.
Non riuscivo a capire.
Sono io ad essere troppo piccola.
I passi in casa. I discorsi assurdi. La gente nel mio bagno. Cercano di fregarmi, lo so. Non ci riusciranno. Fumo una sigaretta dicendogli che mi fanno ridere, che sono ridicoli, che ehy, cazzo, io non pagherò niente.
Il mio estratto conto segna 48 centesimi. Significa un sacco di cose. Contare le fette di pane. Dividere una mela in due, metà a pranzo e metà a cena. Che schifo. Marco mollami una sigaretta. Flower dammi una mano. Vendi un po? di fumo. A chi cazzo lo vendo.
Effetto 48 centesimi. Effetto miseria. Capelli spettinati. Giorni accartocciati. Mi sono seduta sul balcone, il sole batteva sul mio viso.
Andatevene tutti, le vostre scarpe sono troppo grosse e pesanti. Gli occhi sulle mie cartoline. Questa è depravata.
Divento ancora più piccola Come le formiche. Quelle che vedo per terra. Correre come pazze. Ciao sono Violet, io sono nuova. Lavoriamo. Mettiamo qualcosa da parte.
Sul balcone c?è una crepa, penso che prima o poi questa lastra di cemento si spezzerà in due e io cadrò giù. Come quel disegno che ho visto una volta su Famiglia Cristiana. I fatti del giorno. Crolla il balcone, massaia illesa. La vignetta disegnata in modo tragico. I fiori che precipitavano.Una bocca che gridava senza voce.
Effetto 48 centesimi. E? peggio di un brutto acido. Le bollette morte sul comodino, impazienti di essere scopate da un timbro. La stanchezza negli occhi e sulla schiena. I pensieri accavallati. La mia vita è una merda.
Ho bisogno di silenzio. Gli estranei vanno via e andandosene scivolano sul tappeto. Che scena assurda. Uno stronzo parlava. Lo guardavo fissando le macchie rosse che aveva sul viso. Immaginando torture. Infilare la sua testa nel cesso.
Certi giorni arrivano solo per portarti via qualcosa. E ci riescono anche se non hai niente.
Le mie ragioni sono rimaste attaccate sotto le loro scarpe.

Finalmente. Solitudine bramata. Desiderata con l?ardore di un amante.
La sera è puntuale e perfetta.. Mi guarda con i suoi grandi occhi scuri.
Mi siedo sul letto. C?è quella luna attaccata al mio armadio. I pendagli suonano se li tocco.
Un tintinnio dolcissimo. Mi ricorda quel giochino che si mette sulla culla dei neonati. Quella cosa che sembra dire ?non aver paura stanotte?.
E io.
Ogni notte, al buio, lo suono sempre.
Resto a sentire quel suono sfumare. E? così che prendo sonno.
Da piccola pensavo che le stelle brillando facessero quel rumore.
Sono ancora piccola. Ho bisogno di tutto questo.
Sprofondo su una coperta blu.
Passo una mano sul viso.
L?abbandono. Totalizzante.
E? la mia notte. E? la mia luna. Sono i miei sogni che sopravvivono.
Tiro un respiro.
Solo.. tiro un respiro.
E il mondo, fuori, comincia a crollare.

La mia faccia a pezzi

Lunedì, 16 Maggio 2005


Lui appoggia le labbra sulla mia figa.
E mi succhia tutta l?energia.
E così resto a letto, tramortita, aspettando di addormentarmi per recuperare le forze che ho perso. Bastano otto minuti per crollare.
Basta un secondo per aprire gli occhi e scoprirmi sola.

Il treno ha frenato di colpo.Ancora una volta.
Quel genere di frenata col fischio. Che urla. Nel buio. Il pensiero che nasce in questi momenti è : cazzo-ci-stiamo-schiantando-è-finita.
Mi sono aggrappata al braccio del tipo accanto a me, un uomo grosso che odorava di protezione.
?Tutto bene??
?Si, si.. bene..? balbetto.
Sono ossessionata da tutto questo, è un anno che aspetto quella cazzo di bomba. Prima o poi la metteranno.
E io sarò impreparata.

Sono stanca cazzo. Ho abbassato la tapparella, fuori c?è troppo sole. Mi chiedo chi sarebbe disposto a condividere la propria vita con me. Forse nessuno. Non puoi vivere con una che sta sempre al buio. La luce fa male agli occhi e i piccioni entrerebbero in casa cantando vittoria.
Sbattendo quelle ali pesanti.
Trasportando malattie e merda.

Ho preso la cocaina che avevo sullo stereo e sono andata a cena da amici. Io non sniffo, ma devo liberarmi di questa merda. Nella cassetta della posta c?era un pezzo di fumo, ho preso anche quello. Un bel pezzo. L?ho chiuso in una piccola scatola a forma di cuore. In alluminio. Ci sono disegnati due bambini che si baciano, roba da tredicenni tenerone in attesa di perdere la verginità.
Giò sniffa, io bevo un po? di vino rosso e fumo. Odio il vino e odio il fumo. Dovrebbero inventare una droga perfetta per me, tutto questo mi fa schifo.
?Giò cazzo se ti senti male poi sono cazzi tuoi, ti accompagno giù, chiamo l?ambulanza, gli dico di venirti a prendere e me ne vado?.
?Dai violet che cazzo dici..?
?Giò secondo me stai male?
Giò collassa. Porca troia. Lo rimprovero. Lui si siede sul balcone.
?Cazzo Giò ci manca solo che ti butti di sotto. Non ti muovere.?
E? sempre terribilmente triste, è questo che mi preoccupa.

Immagini in bianco e nero mi strappano dal divano per portarmi nella villa di Baby Jane.
Invidia. Ossessione. Pazzia.
Bette Davis è un genio. I suoi vestiti sono memorabili, come le smorfie del suo viso, i capelli con i boccoli, gli occhi pesantemente truccati.
Un neo sbavato.
Baby Jane rapita dal suo delirio balla in una stanza buia, davanti a quella bambola, perfetta riproduzione della star di un tempo, di lei, piccola, arrogante, bambina prodigio.
Lo specchio le rimanda solo l?immagine di una vecchia. Consumata. Pazza.
Il grido rieccheggia.
Penso che quella sia la consapevolezza.
La cosa più brutta del mondo. Dirsi sono vecchia quindi sono finita.
Reagirò anche io così. Con le mani sul viso, davanti ad uno specchio spietato.
Guardo le foto del mio corpo giovane.
Tutto questo un giorno finirà.
E la mia faccia cadrà a pezzi.

Riferimenti: Che fine ha fatto Baby Jane? (grazie Selina…)

Quando mi chiamavano Olivia

Mercoledì, 11 Maggio 2005


Passo sempre davanti a quel motel.
Tutti i giorni.
Un palazzone marrone. Le tapparelle sono sempre abbassate. Cinque anni fa mi dicevo che un giorno lo avrebbero chiuso, invece è ancora lì a nascondere il sesso clandestino.
A coprire gli amanti.
Non ho mai fatto del sesso in un motel, mi fa schifo l?idea, ma anche questo va di moda. Come le corna. Come ?ciao vado un attimo a prendere le sigarette?, ?mi fermo in riunione? o ?stasera torno più tardi perché vado a prendere un aperitivo?. Dicono così, ma in realtà sono tutti in quel cazzo di motel apparentemente morto.
Ne sono certa. So come vanno queste cose.
A London ho lavorato per due settimane in un albergo a Paddignton. Il più schifoso albergo del mondo.
La cucina odorava di olio fritto e pancetta grassa. La boss suprema delle donne delle pulizie era una spagnola abbastanza stronza, lei girava con una specie di cartella fra le mani per controllare che avessimo pulito per bene. Aveva sempre qualcosa da dire : le lenzuola messe male, le salviette scombinate, i capelli nella doccia e bla bla bla.
Ci dicevano di usare poco detersivo e di pulire i sanitari con gli asciugamani usati. Se le lenzuola erano state usate solo una notte allora non andavano cambiate e le riconoscevi quelle in cui ci avevano scopato due amanti, cazzo se le riconoscevi. Erano sempre irrimediabilmente macchiate e io non le cambiavo mai, mi faceva schifo toccarle.
Odiavo profondamente tutti i clienti.
Odiavo il loro amore abbandonato sui cuscini.
I loro sogni infranti in una camera da letto.
Il sesso bruciato in una notte.
I profilattici nel cesso.
La verità è che tutto questo mi faceva sentire sola. Gli ho rubato tutto ciò che non mi sarebbe mai servito: reggiseni firmati, cd e cazzate del genere.
Avrei voluto portargli via anche l?intimità, ma quella era innavicinabile.
Loro avevano la notte, a me restava il giorno con tutti gli avanzi nei letti.

Conservo un paio di mutandoni grigi, li ho rubati ad una ragazza e li ho fatti vedere a tutti i miei amici.
Facevano ridere.
Di quel periodo è l?unica cosa che mi è rimasta.
Mutandoni grigi con l?elastico moscio.

Ho cambiato la tovaglia.
Il tavolo ora è ricoperto da una marea di girasoli che mi guardano perpelessi.
Penso sempre che il girasole sia un fiore donna perché vive in funzione del sole che è un uomo.
Sono un girasole anche io.. e un giorno gli comprerò il gelato più grande del mondo, se è questo quello che vuole io glielo darò.
Come Olivia con Braccio di Ferro, li ho visti stasera, in fondo lei è la sua donna, fa come dice lui e sembra che funzioni se stanno insieme da 80 anni, cazzo.
Anche io un tempo sono stata Olivia, mi chiamavano così perché ero troppo magra.
Olivia, cazzo se ci penso mi viene da ridere.
La gente prova sempre a darti un?identità o un ruolo, questo li fa sentire sicuri.
Forti.
Peccato che tutto questo non conti un cazzo e non serva davvero a niente se paghi le tasse, non fai del male alla gente e hai un posto caldo e sicuro in cui leggere tranquillamente una rivista interessante.
Il tuo personale angolo della cultura.
Il mio è il cesso.

Un motivo per grattarsi il culo

Lunedì, 9 Maggio 2005


1 orgasmo

Dovrei stare attenta in questo momento.
In realtà mi assento un attimo, come se attaccassi il cartello ?torno subito? sul culo.
La gomma che stavo masticando è morta da un pezzo, praticamente in bocca avevo un piccolo cadavere. L?ho buttata via e ho cominciato a succhiare una Multicentrum Junior, vitamine per bambini, di quelle che ti lasciano la lingua rosa.
Ho fatto uno di quei giochini con la carta: scegli un numero , scegli un colore, poi sollevi il triangolino e leggi la frase che c?è sotto. Ho scritto solo cose tipo: ?Ti puzza l?alito?, ?Nessuna tipa ti scoperebbe?, ?Hai la forfora?e via dicendo. Trovo divertenti i giochi innocenti per bambini un po? bastardi. Molto divertenti, si.
Dalle due in poi l?orario è critico perché devi solo trattenere merda. Otto ore di lavoro si dividono in quattro per lavorare e altre quattro per lavorare e trattenere la merda, cazzo mica è normale.

A volte penso che certa gente ragioni col culo, per non parlare di chi scrive col culo, credendosi un SIGNORE. Ecco, questa è un?altra parola che mi fa schifo : ?Sei un signore?, non significa niente. ?Sei stato signorile?, ma quale cazzo sarebbe il parametro per misurare la signorilità? L?esperienza mi dice che chi usa queste parole di solito è un rozzo.
Oh rozzo ti taglierei la testa con un colpo netto e mi metterei in posa per una magnifica foto SIGNORILE, tenendo la tua testa di cazzo per i capelli.
Questo solo per dire che: cari Signori signorili e signorotti, i vostri trucchetti subdoli con me non funzionano.

2 orgasmo

Succhio il tappo della penna e guardo un film anni 40 davvero bello. Adoro i film in bianco e nero, a volte li trovo geniali. Questo qui racconta di una tipa che vuole per forza crepare buttandosi da un faro, lei dice di essere una bambina, ma parla come una cinquantenne.
Ho fatto davvero un gran casino l?altra sera, se ci penso rido da sola.
Mi sono detta ?Vaffanculo è ora di uscire?, ho messo lo smalto nero, ho truccato gli occhi e ho indossato la mia gonna preferita.
Antonello è venuto a prendermi. Cazzo, Antonello. L?ultima volta che ci siamo visti eravamo a Londra, il giorno del Cannabis festival, lui stazionava nel tendone dei ravers strafatto di anfetamine e io rullavo charas.
Dopo cinque anni sono cambiate un sacco di cose, tranne una: siamo rimasti due scemi.
Questo è ciò che conta.
Tirava vento venerdì sera, ma io ho continuato a camminare facendo dondolare la borsa e la pashmina nera. La mia camminata è inconfondibile, sui Navigli qualcuno grida il mio nome, era Mile. Ci siamo abbracciate e abbiamo saltato come due scimmie, il nostro personalissimo saluto, siamo corse nel baretto di fronte alla casa occupata a farci di chupito.
Ho bevuto da un sacco di bicchieri diversi.
Birra doppio fottuto malto.
Long Island.
Black Russian.
Long Island.
Camminavo in mezzo alla strada mentre Antonello mi chiedeva di sposarlo.
?Col cazzo!?.
Essere volgari non è impegnativo.
A tutte le ragazze che ho incontrato ho chiesto: ?Ragazzeee, quanti peli avete nel culo??, come si sono incazzate, roba da non crederci.
Siamo passati davanti ad un bar chiuso, la saracinesca era abbassata, ma il proprietario aveva lasciato le chiavi nella toppa, Anto le ha sfilate dicendo:?Dai entriamo! Entriamo cazzo!? Io ho preso quelle dannate chiavi e mi sono lasciata guidare dalla mia figa miracolosa in vena di buone azioni. Sono entrata nel bar a fianco, ho trovato il proprietario che si è sdebitato pagandoci da bere.
Che cuore grande che ho, Bernadette in confronto a me era una teppista.
Vai di Gin Tonic.
Vai di Vodka Lemmon.
Io che continuo a correre e a sparare tutte le stronzate del mondo.
Un uomo pseudo-hippie in pensione o pseudo-filosofo del cazzo mi guarda sussurrando ?merda?, io dico ?cazzo che maleducato?, atteggiandomi da finta snob, o dandy o ragazza chic, e tutta questa vagonata di parole da minchioni che sembrano tanto andare di moda. Ma vaffanculo! He Man mi direbbe ?la merda puoi anche chiamarla lavanda, ma sempre merda resterà?.
Parole sante.
Io sono una santa, cazzo.
Siamo corsi a prendere la macchina. Notte fonda. Fonda. Anto vai piano. Anto lo stop cazzo. Il botto. Ho sfasciato il parabrezza col ginocchio. Il muso della macchina tutto accartocciato. Il radiatore scoppiato. Antonello sei fuori Cristo. Sei fuori. In fondo è quasi giorno. Autostop. Un cocainomane ci porta a casa.

Guardo il livido che ho sul ginocchio. Non fa poi tanto male.
Non so se ci sia attinenza fra tutto questo e i miei pensieri.
Adesso.
No, perché sto pensando che grattarsi il culo è proprio bello., è quasi come avere un orgasmo.
Pochi lo ammetterebbero, ma è davvero piacevole.
Dovrei organizzare una campagna a favore di questa pratica molto comune quanto imbarazzante, la tipica cosa che fai a casa tua o in un bagno, rigorosamente di nascosto.
Volantini stampati su carta economica con su scritto:

?Se vi rode il culo, grattatevelo. L?astensione genera rabbia?

Tutti i cazzi del mondo

Giovedì, 5 Maggio 2005


Ho una mano sulla testa.
Per impedire al mio cervello di scappare ancora.
Oggi ho pranzato in un bar, da sola, ed è stato tristissimo. A fianco a me c?era una specie di camionista, la tovaglia era a quadretti bianchi e rossi e le oliere erano unte e grigie.
Odore di panino alla piastra. Odore di solitudine.
Ho mangiato un toast malvagio desiderando di diventare uno dei quadratini della tovaglia. Il polline negli occhi mi fa lacrimare e questo caldo improvviso mi opprime. Cazzo non sudo mai. Nel mio corpo non c?è acqua, né sangue.
Ho attraversato i quartieri ricchi di Milano: cibo biologico da asporto, vetrine costose e case signorili. Che cazzo di posto, è qui che respira la gente di merda.
Sono arrivata e appena ho poggiato il culo sul divano è partito il mio cortometraggio.
Magari questo vecchio è uno di quelli che fa i filmini riprendendo i pazienti nudi. Per questo ha tutti questi mobili preziosi, le ceramiche cinesi, i tappeti persiani e una casa grandissima. Filmerà anche me e venderà tutto a segaioli miliardari. Poi le indagini. La polizia. Gli arresti. Lui sul giornale e io che dico:
?Signorina prego si accomodi?
Il mio film si è interrotto.
Dice che sono fragilissima. Non posso fare niente. Mi fa la fattura. Mi convinco che la mia imperfezione sia l?unica cosa perfetta che possiedo.
Ho camminato tanto, l?asfalto ora ricomincia a sciogliersi, diventerà sabbia mobile e divorerà la gente., ci mangerà tutti e in inverno ci risputerà su. Saremo neri e bruciati.Con la faccia come Freddy Krueger. Dei mostri.
Come quelli che ho visto quando sono tornata a casa e ho chiuso gli occhi per due ore.
Loro riuscivano ad entrare, la odio la porta di casa mia, la odio. Mi saltavano addosso e poi? sotto quel peso.. mi sono svegliata.
Mentre stavo soffocando.
Ho pianto.

Holden dice che il mondo è pieno di scritte ?cazzo?. E? vero, cazzo è una parola che va dappertutto, è bella, rafforza, ha un senso e piace a tutti. La trovi su tutti i muri, nei cessi pubblici, in stazione, sulle statue e sulle panchine. Cazzo. Vaffanculo, cazzo. Che cazzo vuoi.
E un giorno glielo scriveranno sulla tomba ?Qui giace Holden Caulfield ? e sotto ?cazzo?.
Holden dice che fa male raccontare le cose alla gente perché un giorno quelli che ti hanno ascoltato ti mancheranno.
E? vero.
Mi mancheranno.
Ho infilato i jeans, ho preso i miei occhi gonfi e sono andata a comprare le medicine.
Cazzo che differenza, sono proprio nel mio quartiere. A casa.
Tossici, donne grasse e senza denti con capelli unti, sudore, vecchi ubriaconi, gente agli arresti domiciliari e qualche coccarda viola.
Qualcuno è morto.
Ogni mese compare un volantino diverso con su la scritta ?SCOMPARSA?. Mi fermo a leggerli, guardo la foto, sono i miei preferiti anche se mi fanno paura.
Sono le ragazze straniere spesso a sparire, so che nessuno parlerà, nessuno chiamerà quel numero.
Prima di tornare a casa sono passata al solito, desolante, supermercato. Quello in cui la gente ruba indisturbata.
Ho visto un gallo, morto, confezionato, con la testa e il becco che sbucavano fuori dal cellophane. Era tutto bianco e spennacchiato.
Sembro io. Mi sono detta.
E i miei occhi hanno cominciato a spegnersi.

Orgasmo elettrico

Lunedì, 2 Maggio 2005


Orgasmo violento.
Succhiando il suo dito.
Aprendo le gambe.
Un corpo perfetto.
Una mano impazzita.
Sto ancora tremando.

Le rotaie nelle orecchie. Stordita dall’hashish guardo visi estranei incuriositi dalla mia posizione scomposta. Non ho voglia di essere decente, fa caldo.
Una tipa tiene sotto controllo il suo ragazzo, vigila sul suo sguardo, pronta a rompere i coglioni lo so.Ha paura che lui si soffermi troppo.
Su di me.
Creando pensieri osceni.
Chiudo gli occhi e sprofondo.
Andate a prendervelo nel culo.

Non mi piace la televisione, mi cibo solo di televendite, colorate a volte inquietanti, sfamano le mie paranoie.
Il robot Oscar, il giardiniere.
Lo programmi e lo metti in una specie di cuccia, lui esce tutti i giorni dalla sua casetta e si fa un giro sul prato, decide lui se tagliare l’erba o meno, se si mette a piovere lui fa marcia indietro, ritorna nella sua cuccia e sta fermo fino a quando non smette.
Io non starei tranquilla con una cosa del genere in casa, potrebbe impazzire, avere un raptus, entrare di notte in camera da letto e ammazzare tutti.
Oppure potrebbe spiarmi mentre sono in bagno, sollevare la tenda della doccia impugnando un coltello, tipo Psycho.
Urlare.
Urlare perchè questo cazzo di robot è impazzito.

Mi sento molto giardiniera già di mio. Mi sono fatta una fica da urlo e mi sono fotografata.E’ stato eccitante.
Mi sono sentita bella, erano mesi che non succedeva.
Quelle foto sono tutte per lui, mi piace questo senso di appartenenza.
Fai di me tutto quello che vuoi.
Tutto.

C’è una striscia di cocaina sul tavolo, me l’ha lasciata Flower venerdì, un regalo, ha detto.
Non credo che la tirerò su, questa è la droga dei Costantini che rappresentano i Costanzi.
Io sono Violet e non rappresento nessuno.
Se l’avessi avuta giovedì l’avrei presa al volo, ho passsato un momento difficile.
Un momento.
Difficile.
Camminavo per la strada, non pensavo, solo camminavo.
Un lampo. Nella mente. Ho capito tutto.
Di come mi aveva fregata, delle bugie, della tipa che ha messo incinta. Di quella bambina che ho odiato. Non sono crudele, no. Ha avuto quello che voleva e io ne ho pagato il prezzo.Le minacce. I ricatti. La paura. L’alcool.Il dolore. Io ti lascio. Non mi devi lasciare.Dietro la porta. Tirava calci. Chi cazzo chiamo.Aiuto. Io resto qui. A casa tua. No tu devi andare via. Non devi lasciarmi. Devi stare con me. Io sto impazzendo. Io ti amo. Io ormai ti odio. E’ finita. Ti prego vattene. Non farmi male.
E dopo un mese aveva la sua maledetta vita nuova.
Io solo un bagaglio di merda.

Ci dovrebbe essere un’opzione nel cervello per poter cancellare i ricordi, quelli che a volte salgono a galla, all’improvviso.
All’improvviso pungono.
Stavo per svenire. Lui mi ha rimesso in piedi.

Lui. La cosa piu’ bella che mi sia capitata. Per questo sono qui a letto, ad apettare che un giorno tutto questo finisca.
E aspetto, perchè lo desidero ancora.
I suoi occhi dentro i miei.
La sua mano che mi apre.
Lo spingo contro di me.
E stringo.
Lui che affonda ripetutamente.
Fallo ancora.
Ancora.
Ancora.
E ancora.
Sto pulsando.
Io ti sento.
Orgasmo elettrico.
Quanto ti amo.