Archive for Giugno, 2005

Io sono Violet e peso 43 Kili

Mercoledì, 29 Giugno 2005


Sono le tre.
Notte afosa.
Di contrazioni addominali.
I vestiti per domani sono pronti.
Solo i vestiti, io no.
Dice che ha prenotato la saletta. Mi farà domande.

?Bene, tu sei Violet giusto??

Si. Mi chiamo Violet. Peso 43 Kili.
Una volta però pesavo 38 e il dottore mi ha infilato un tubo nel culo. Ieri sera ho contato i soldi che avevo nel salvadanaio.
Erano quelli che sarebbero serviti un giorno. Per andare in Alaska.
A vedere la primavera boreale.
Ma non ci andrò mai, vede, erano solo centesimi.
1,2,5,10 centesimi.
Poca roba, lo sa, vero, che con quelli non si va da nessuna cazzo di parte.
E lo sa, ieri sera mi sono fatta un bagno al buio. Perché a me piace così. Entrare alle 21:00 e uscire alle 22:00. La luce fa male, il buio mi protegge.
Da me stessa.
Vede, io sono il mio antagonista. Il cavaliere senza testa. Quello che esce ogni notte e corre per la strada spaventando la gente. L?ho letto su un libro. Forese era un fumetto. Ah no, no, era una puntata di Scooby Doo.
Scooby Doo, cazzo, dico, lei se l?è mai chiesto perché i braccialetti intrecciati si chiamino Scooby Doo?
Io credo che dovremmo parlare di questo.
E di tante altre cose.
Guardi, io so un sacco di storie, sono una miniera. Gli americani vengono a raccogliere le pepite dal mio culo.
Bella questa vero?
Perché non ride?
A me fa ridere.
Lo sa che le donne hanno una tetta più grande e una più piccola?
Io le mie le chiamo l?Europa e l?America. La figa invece è l?Africa, perché li ci stanno sempre i morti di fame.
Senta questa: una volta mi sono scontrata con un cofano.
Quando?
Non me lo ricordo. Era di notte però.
Guardavo un cielo nero contornato da stelle nemiche.
E sbam.
Le parole mi sfondavano i timpani.
E sbam.
Stringevo il peluche di una gallina.
E sbam.
Quello ce l?ho ancora, l?ho nascosto, ma ce l?ho ancora.
Interessante vero? Perché fa quella faccia? Eppure, dico, uno che fa la sua professione dovrebbe essere sveglio.
Ci sono notti che non finiscono mai.
Io ricordo un portone grigio e mio daddy con la sbarra.
Si, sono io, Violet, guardi che mi ha chiamato lei eh.
Come? No, non sono molto intelligente.
Mi masturbo con regolarità, odio con prudenza e amo con costanza.
Una donna media diciamo. Mi chiami signora per favore, non sono una ragazzina. Anzi, mi chiami ragazzina, non sono una signora, una con tutte stelle per la vita, una per cui la guerra non è mai finita.
A parole mie. Si mie. E? tutto mio.
Niente trucchi, no.
Guardi, le ho portato le foto del mio perizoma viola a forma di farfalla.
Sa che le farfalle vivono solo tre mesi?
E io sono al terzo.
Quindi probabilmente non ci rivedremo mai più.

Mi dispiace signorina Violet non siamo più interessati a lei.

Ho capito.
Ma neanche lei mi interessa. Cioè, non mi è mai interessato.
Anzi lei è proprio un pezzo di merda.
Non lo so perché, ma mi sento figa a dirlo.
Lei è un pezzo di merda.
E si ricordi bene.
Io mi chiamo Violet.
E peso 43 Kili.

Riferimenti: Il perizoma proviene da qui

La vera casalinga disperata sono io

Lunedì, 27 Giugno 2005


Avevo quindici anni.
Anzi no . Quell?estate ho lavorato nella fabbrica tossica di grucce.
Dovevo riscaldare il gancio in una macchina bollente e poi conficcarlo nella gruccia. La puzza di plastica bruciata è di quelle che può incatramare i polmoni.
10 lire a gruccia.
Non guadagnavo proprio un cazzo. Mi servivano i soldi solo per comprarmi il fumo, le sigarette e alcoolici vari.
Con me lavorava Francy, la puttana del paese.
Alta, bionda, senza tette.
Non era bella, ma i camionisti di passaggio la adoravano.
Lei camminava sulla strada alle tre di pomeriggio.
Il sole non l?avrebbe mai sconfitta. Io la guardavo. E mi piaceva un casino.
Mi ricordava Courtney Love.
Parlava sempre in dialetto e quando si sforzava di dire qualcosa in italiano era uno strazio.
Mi raccontava di tutto.
Tipo che suo fratello aveva una bambola gonfiabile che si chiamava Susanna. Da allora ogni volta che lo incrociavo, immaginavo la scena. Lui, chiuso in camera sua che si faceva spompinazzare da Susanna.
La donna insensibile con la bocca spalancata.
Ero convinta che la tenesse nel portabagagli della sua 127 verde.
Dicevo, cazzo, non avevo quindici anni, forse diciassette.
No anzi, diciotto, si di sicuro diciotto.
Quell?estate facevo sondaggi per il comune. Quei figli di puttana non mi hanno mai pagato.
Quest?anno andrò davvero a piazzargli una bomba negli uffici, così la smetteranno di stare lì a trombare in continuazione passandosi le mogli.
Scambi leciti di DNA.
Bhè, era davvero umiliante andare nelle case della gente a fare domande. Gli ignoranti avevano paura.
Paura di me.
Violet la drogata.
Mi ritenevano capace di rubare. Rubare cosa. Quei fottuti soprammobili in porcellana, avanzi di qualche matrimonio sepolto.
Dall?indifferenza quotidiana.
Ricordo di essere capitata in case assurde.
Quelle della zona vecchia in cui vivevano segregati dai genitori alcuni ritardati mentali. Ragazzi fuori dal mondo. Non uscivano mai a farsi un giro nel paese. Io a quei tempi pensavo di conoscere tutti, ma non era così.
Loro pascolavano le pecore , vivevano senza televisione e cazzo, mi sentivo una marziana.
Ero io la diversa, loro erano perfettamente a proprio agio.
Uno era alto, gobbo, con le orecchie a sventola e gli occhi scavati.

Quanti anni hai.
18
Come ti chiami.
Pietro
Che lavoro fai.
Il casalingo.

Ecco. Il casalingo.. mi è sempre rimasto in mente Pietro il casalingo.
E ora tutti parlano delle Casalinghe Disperate.
Io mi sono già preparata a non guardarle. Come non ho mai visto Friends o Una cerebrolesa per amica. Non mi interessano le americanate. I fenomeni di massa.
Gli applausi e le risate registrate.
Ridi. Piangi. Emozionati. Incuriosisciti. Appassionati. Seguici nella prossima puntata.
Penso che sia una vera e propria dipendenza, come la peggiore delle droghe.
Io preferisco la vecchia e sana casalinga di Voghera.

Differenze inutili generate da una mente malata.

Tipologia 1: Finta casalinga (che in realtà è solo una troia)

-Si alza alle sei per dare il via al restauro. Quindi avrà una una piega perfetta e un trucco impeccabile.
-Ha delle amiche anche loro restaurate.
-Ha una bella casa, con gli elettrodomestici nuovi di zecca e non si sa chi la tenga in ordine dato che lei deve occuparsi dei vari trombamenti.
-Mangia cibo macrobiotico.
-Ha una cifra di spasimanti che le pagano la borsa di Vuitton.
-Ha una cyclette che usa con regolarità per illudersi quotidianamente.
-In bagno, in fila sulla mensola troneggiano creme anti-cellulite, anti-invecchiamento, e una marea di altri intrugli tutti anti.
-Fa la misteriosa perché vuole aggiungere un pizzico di intriganza alla sua squallida vita, ma non nasconde un bel niente.
-Prende kilometri di cazzo.

Tipologia 2 : la vera casalinga (o donna infelice)

-Si alza tardi e non si cura, ha i capelli spettinati, i pantaloni del pigiama, gli occhiali calati sul naso e la sigaretta sempre in bocca
( come la casalinga rossa nella televendita del Magic Bullet)
-Non ha amiche, quelle che ha sono tutte sposate e depresse.
-Ha una casa rattoppata, piena di roba, ma ben conservata. Non ha uno stile. Per pulire usa Mastro Lindo perché le piace il tipo pelato sulla bottiglia. ( E? l?unico uomo che entra in casa).
-Nessuno la vuole.
-Cucina di merda e mangia schifezze.
-La cyclette l?ha comprata anni fa, ma è rinchiusa in uno stanzino con tutti i buoni propositi.
-In bagno ha un sacco di creme, tutte sottomarche, mai usate.
-Non ha misteri, ma segreti inconfessabili.
-Non vede un cazzo da una vita e si infila nel culo zucchine o melanzane di seconda scelta.

Io appartengo alla seconda tipologia.

Pensieri notturni abbracciando un cuscino

Giovedì, 23 Giugno 2005


Il mio cuore sta perdendo la testa.
Mentre l?orologio dello stereo segna le dieci e venti.
Le dieci e venti di una serata caldissima.
Le dieci e venti, il cielo è opaco.
La mia finestra è aperta.
Una zanzara mi ha punto sulla gamba. Lasciandomi il suo veleno nero. Ha ripreso a volare per la stanza trattenendo nella bocca il mio sangue dolcissimo.
La immagino ruttare e dire ?AAAH?.
Le zanzare sono parenti dei maiali.
E dei pezzi di merda.
Mi stavo masturbando e lei ha approfittato del mio completo smarrimento.
Solitaria io mi amavo.
E venivo.
E venivo.
E venivo.
Aprendo le gambe davanti a quella stronza parassita.

Ieri Schulz lo sfilatino camminava dietro di me. Sentivo i suoi passi calpestarmi. Quell?enorme corpo schiacciava la mia ombra. Corri Violet, corri. Ho aperto il cancello e sono schizzata nel cortile. Salendo i gradini due per volta. L?affanno. Il dito sul pulsante dell?ascensore. Quarto piano. Le chiavi nella toppa. Due mandate. La borsa per terra. Un caldo infernale. Mi salta addosso. Stramazzo sul letto.
Che vita di merda.
Devo cambiare. Cambiare lavoro. Cambiare città.
Comprare una nuova faccia di cazzo.
Sul letto guardo il mio cuscino blu. Mi parla di Val. Lei se lo metteva fra le gambe e mi diceva fallo anche tu, ti piacerà.
E mi è piaciuto.
Io e il cuscino ci siamo amati tante volte. Lui era geloso di me.
Poi io l?ho lasciato per un altro, ma siamo rimasti amici.
Parliamo di tutto.
Io e lui.
E mi piace farlo perché sa ascoltare.
Non mi contraddice quasi mai.
Bhè a volte lo ha fatto a dire il vero, ma io l?ho preso a pugni.
Stasera gli ho parlato di cambiamenti imminenti e lui mi ha detto va bene.
Gli ho chiesto Gioia. Dammi Gioia. Gioia cazzo.
E lui mi ha cantato una canzone.
Intanto il mondo fuori ha continuato a girare.
Così come fa da sempre.
Gira e gira.
Senza mai riuscire a guardarsi il culo.

Riferimenti: Gioia (la canzone del cuscino) a song by Crenshaw

Beatlegirl

Lunedì, 20 Giugno 2005


Questo caldo è come una pellicola.
Di cellophane.
Quelle che si usano per gli alimenti.
E mi avvolge.
E stringe.
E soffoca.
Allora sto ferma. Sul letto. Ma si suda anche così. Mi innervosisco perché io non sudo mai porca puttana.
La odio.
Vorrei l?inverno per sempre.
Il freddo per sempre.
Il mio piumone per sempre.
Invece ogni anno arriva, pronta a torturarmi, questa stramaledetta fottuta estate. Cazzo mi viene da piangere.
Immagino me stessa girare per le strade tutta incartata come un polpettone. Pronta per entrare in un forno.
Ecco, si, il caldo in questa città è come un forno crematorio.
E noi siamo tutti aspiranti suicidi.
Quelle tipe in piscina. Le guardavo da dietro la vetrata. Mi sono sentita un bambina malata.
Una povera, patetica bambina malaticcia che guarda la gente normale di nascosto.
Mi faccio cagare.
Così ho girato il culo e mi sono levata dal cazzo.
Non sono normale, lo so.

Non ci sono andata alla notte bianca. Che cazzo di senso ha. Io sto tutto il giorno ad aspettare che arrivi la notte e loro vogliono trasformarla in una specie di mattina frenetica.
Ti obbligano a stare in Duomo ad ascoltare cantanti di terza categoria in mezzo ad un mare di gente.
Mi fa schifo la marmaglia.
Le file.
Le spinte.
Gli entusiasmi altrui che non mi sfiorano per niente.
Perché io lancerei una bomba e li farei saltare tutti in aria. Come in Zabrieskie Point in cui tutto esplode.
Il ponte, il deserto, i ricordi.
E poi alle tre di notte vedi le macchine di stronzi sgommare nella rotonda vicino casa e io che gli grido vaffanculo porci bastardi.
Eppure una volta mi piaceva tutto.
Anni fa, non vedevo l?ora che arrivasse l?estate. E il mare. E il gelato e tutto il resto.
Gli 883.
Max Pezzali che cantava Nord – Sud – Ovest ? Est e vicino a lui un idiota che ballava. E cazzo mi piaceva tutto questo.
La situazione.
Forse perché ora mi hanno rubato tutto, anche il palato.
E quindi non posso più sentirne il gusto.
Ora sono sola, qui, a compiere azioni sterili.
Mi fotografo per convincermi che non sto morendo, no . Devo solo dimenticare in fretta una settimana di merda.
E pensare che forse tornerà a piacermi quel coglione degli 883.
Il ballerino con le convulsioni.

Tornando a casa ho visto una colonia di scarafaggi.
Grossi e neri.
Che se li schiacci fanno crick crock.
Escono solo di notte, dalle fogne. Come se avessero un fottuto orologio o qualcosa del genere.
Mentre ero in bagno ho pensato che forse potrebbero uscire anche dal mio cesso. O dallo scarico del lavandino.
Saliranno sul letto e mi mangeranno.
O mi pungeranno.
Come il ragno con l?uomo ragno.
E diventerò la donna scarafaggio.
BeatleGirl.

Da grande sarò come Ray Misterio

Martedì, 14 Giugno 2005


E? che sto di merda.
Giù di morale.
Ma così giù che tra qualche minuto mi troverò dal ciccione del piano di sotto. Mi chiederà che ci faccio a casa sua e mi sbatterà fuori a calci.
Lui, con quel cognome austriaco che in italiano significa ?sfilatino?.
Mi viene da ridere, proprio lui che con lo sfilatino non c?entra un cazzo.
I bastardi dell?energia elettrica hanno lasciato messaggi minatori in tutto il palazzo ?lunedì veniamo a controllare i contatori, se non siete in casa lasciate un biglietto con la lettura attaccato alla porta?.
Sono una brava utente. Ho lasciato il mio biglietto. E una frase simpaticissima ?il rincaro del 4% sapete dove ve lo dovete ficcare? e ho disegnato un culo.

Alla fine ce l?ho fatta.
Sono andata in palestra.
Avevo una paura fottuta. Pensavo di trovare solo persone perfette. Pensavo che mi avrebbero emarginata. Che si sarebbero messi a ridere per quanto sono imbranata. Io, piccola, davanti a quelle macchine giganti.
Come nel video dei fratelli chimici in cui il tipo corre per la strada inseguito dai robot impazziti.
Le paure quando le affronti diventano piccole e innocue.
Così la gente non era come me la immaginavo. Tutt?altro che perfetta.
Ragazze aggrappate a delle maniglie di gomma. Affannate. Rigorosamente NON-MAGRE. Mi sembrava di sentire il brusìo dei loro pensieri ?devo dimagrire il culo, devo dimagrire il culo, devo, devo, devo?. Gli uomini over 40 che pedalavano stanchissimi. Infarti imminenti. Qualcuno faceva il figo super convinto.
E culi sudati.
E ascelle pezzate.
E pesi sollevati.
E urla sfuggite per lo sforzo ?Arrgh, Aargh, Urgh, Uoooh, Uoooh?.

Stop. Regressioni mentali. Ricordi più o meno inutili.
Tutto questo mi ha fatto pensare a Orso.
Orso è un mio amico. Alto due metri e nero. Un orso, cazzo.
Una volta mi ha raccontato della sua esperienza in palestra. Faceva sollevamento pesi e c?era la musica in tutta la sala. Una musica di merda, ma così di merda che tutti si lamentavano. Così l?istruttore esasperato si è avvicinato allo stereo per cambiare cd, e proprio quando ha schiacciato STOP, Orso, sollevando un peso ha mollato uno scorreggione.
Per lo sforzo.
E tutti lo hanno sentito.
Stop. Fine del ricordo più o meno inutile.

Gli istruttori sono molto pazienti.
Il mio l?ho scambiato per il tipo delle pulizie e non mi è sembrato molto entusiasta della cosa.
Mi ha chiesto ?cosa vuoi fare?.
?Voglio farmi i muscoli, voglio diventare forte?.
Mi ha preso in parola, cazzo. Mi ha fatto un culo così. Ed è stato gentile. Anche quando gli ho detto che stavo per cagarmi addosso e che forse avrei vomitato i pan di stelle ingeriti a colazione.
Quando sono uscita mi tremavano le chiappe e le gambe.
Non riuscivo neanche a fare le scale.
Oggi sono ancora spaccata e cammino come il Gabibbo.
Solo che io non sono rossa e non ho quella testa enorme.

Ho dormito e ho fatto anche un sogno di merda.
Gli incubi tornano sempre a ricordarmi tutto.
Mi sono svegliata piangendo e sono andata sul balcone.
C?era il sole.
E la mia roba stesa. E le mutande rinsecchite. E petali di geranio sul pavimento. Come piccole gocce di sangue rappreso.
Voglio diventare una lottatrice.
Voglio essere come gli eroi del Wrestling.
Come Ray Misterio.
Indossare una maschera.
Fare il 619.
Solo che ora l?unico numero che riesco a fare è il 69.
Capovolta.
Con un cazzo enorme in bocca.

La porta socchiusa…

Mercoledì, 8 Giugno 2005


C?è vento fuori.
Ogni tanto sento un tonfo. Un rumore sordo.
Una porta che sbatte. Qualcosa rotola sul balcone.
Gli alberi ballano danze tribali notturne. Ballano sotto la luna appesa al cielo.
Con una ragnatela tessuta da una donna impazzita dalla gelosia.

Ho acceso una candela. Anche questa mi brucerà la tovaglia lasciando il solito cerchietto nero. Forse mi sveglierò tra le fiamme pensando di essere all?inferno.
A volte sento di essere immortale. Attraverso la strada col rosso. Mi ripeto ?Tanto a me non succederà niente?.E invece basta un secondo. Una piccola distrazione e puff.
Non hai neanche il tempo di realizzare che non ci sei più.
Non ci sei e basta.
Ti ritrovi direttamente davanti ad una cassiera stanca. Col fondotinta. E i capelli biondi stopposi.
Che ti presenterà il conto.
A quel punto so che sgranerò gli occhi, dicendo che porca troia, tanti errori non li avevo calcolati per un cazzo. Voglio dire, non mi sembravano cose gravi quando ero dall?altra parte.
Tutto sarà inutile e immobile. Comprese le proteste che inevitabilmente sputerò addosso a qualcuno.
Il fatto è che le cose non appaiono a tutti allo stesso modo.
Prendi la settimana scorsa.
Mi sono tagliata i capelli e mi aspettavo che tutti sarebbero venuti lì a dirmi ?Ehy Violet che cazzo hai fatto ai capelli??.
Invece nessuno mi ha detto un cazzo.
E ho capito che le persone se ne sbattono delle cose che per te contano tutto. E viceversa.

Accendo una sigaretta.
Almeno così la strada tra me e la cassiera sfatta, sarà più corta.
In fondo cosa uccide davvero ancora non l?ho capito.
Però so cosa mi tiene in vita.
Lui.
Le sue battaglie. Le sue vittorie. Le sue sconfitte.
A volte lo tratto come se fosse mio figlio.
Allora gli dico di poggiare la testa sul mio petto.. perchè voglio cullarlo tutta la notte.
Soffocare i suoi incubi, dirgli di non aver paura.
E lui mi guarda?
Con due occhi impauriti. E blu. Ma blu cazzo.
Che mi spiazzano.
E mi sbattono per terra.
Come sta facendo fuori il vento con le bottiglie appollaiate sul davanzale.
E? che.. i suoi occhi sono come due fessure sul mondo. Affondo dentro quegli spiragli.
Affondo e sprofondo mentre il cuore continua a schiantarsi dentro il mio torace.
Batte e si sbatte.
E le parole mi muoiono sulle labbra.
La mia mano si contrae, fino a diventare un pugno. Mi accorgo che sto stringendo il mio vestito. Mi giro a pancia in giù.
Con il viso contro il muro?e comincio a parlare nel suo orecchio..
Ripeto piccolo.. piccolo mio.. stanotte verrò a prenderti. Lascia la porta aperta.. socchiusa..
Perché stanotte verrò.. verrò davvero..
E ti porterò qui, sul balcone di casa mia.
Guarderemo la notte diventare giorno.
Veglieremo sul sonno del mondo.
E lo frantumeremo col rumore di un bacio.
Lo faremo a pezzi mille volte.
E quando tutti si sveglieranno.. noi andremo a dormire. Vivendo al contrario.
Opponendoci al rumore e al silenzio.
Opponendoci al disprezzo e alle approvazioni.
Opponendoci a tutto, tranne che a noi stessi.

E quando il mio respiro ha riscaldato la parete.. lentamente io mi alzo..
Appoggio le dita sulla maniglia fredda.
Acciaio insensibile.
E lascio la porta socchiusa.

Domenica Bestiale (per un uomo di merda)

Lunedì, 6 Giugno 2005


Ho le mandorle sulla lingua.
I resti delle famose cinque mandorle al giorno. Guardo la tele. Gli spot dei gelati. Tutta questa allegria è davvero rivoltante.
Mettono sempre lo sfigato di turno in mezzo a delle tipe coglion-model che puntualmente non se lo cagano.
Per fortuna lui ha il gelato. E poco importa se magari resta con l?uccello appeso. Al vento. Tanto si consolerà con un cuore di panna.
Cuore di merda.

Le domeniche sono tutte uguali.
Qualcuno cucina l?arrosto o il ragù. Gli indiani del piano di sotto la domenica non ci sono mai, quindi casa mia non sarà aggredita dall?odore di aglio, cipolla e altre spezie.
Che impregnano le tende.
Lo sento.
Il rumore delle posate nei piatti.
La televisione accesa.
Le famiglie pranzano davanti alla guerra.
Qualche bambino piange.
Domenica bestiale, cantava qualcuno. Bhè questa canzone mi fa schifo. Come tutte le rappresentazioni perfette. Quelle che non mi sono mai appartenute.
Per esempio, il pezzo di merda.
Lui di domenica voleva mangiare all?una. Si sedeva a tavola come un maiale. Io lo guardavo e mi faceva schifo. Mi dava consigli su come cucinare la pasta al forno.
Cazzo mi viene da ridere.
Dietro di lui, lo osservavo. La sua schiena nuda e gommosa. Avrei appoggiato la teglia rovente su quel corpo gonfio e viscido.
Mangiava e mi diceva brava, questa era buona, non come quella dell?altra volta.
Lo avrei ucciso.
Ma stavo zitta.
Aspettavo la sera e il treno che se lo sarebbe portato fuori dal cazzo. Perché non capiva il coglione. Non voleva capire.
Ora ce l?ha il suo piatto di merda sul tavolo. Puntuale. (Mi chiedo perché le lische di pesce vadano sempre di traverso alle persone sbagliate.)
A quest?ora starà mangiando anche lui davanti alla guerra. Con sua figlia che piange e fa volare la pappa dal piatto. La moglie depressa.
Mi sembra di sentirle quelle solite, inutili, considerazioni sul mondo.
I suoi pensieri senza fondamento.
Le opinioni poco ponderate, tipiche di chi parla per sentito dire.
Quante volte avrei voluto correggerlo.
E ridergli in faccia perché aveva appena sparato delle stronzate colossali. Dargli dell?ignorante.
Poi mi sono detta, okkay, era giusto che vivesse la sua illusione. Il suo personaggio di uomo di sinistra: trascurato, innamorato delle cantine, finto intenditore di vini (in realtà voleva bere e basta, il porco schifoso).
Cazzo se ci penso, aveva tutto ciò che occorreva allo stereotipo sinistroide, il kit completo: cantina + proletario + musica etnica + sogno bucolico.
Ma vaffanculo.
Un giorno pagherai tutto.

Domani al lavoro qualcuno tornerà con la faccia rossa.
Chi al mare, chi al lago.
Le solite domande.
Violet tu? Che hai fatto?
Io? Bhè, niente di speciale.

(Sono stata a casa a letto, con la mia sottana rosa, costruendo fantasie erotiche e sognando di farmi rompere il culo dal ragazzo di cui sono follemente innamorata.)

Notte scivolosa

Venerdì, 3 Giugno 2005


Scivolami

Guardavo le scritte sui muri.
I volantini sulla famiglia. I disegni dei bambini. Le parole colorate. Gli arcobaleni. Asilo. Mamma. Aiuto. Le coppie disperate nella sala d?attesa.
La segretaria al telefono che parla ad alta voce.
Il cartello ?si prega di attendere?. L?angoscia dietro il collo.
Tutto questo mi ricorda giorni dilaniati. Che non sarebbero mai dovuti essere sul mio calendario.
E ora eccomi qui, a ricucire gli strappi.
Mi distrugge parlare con lei. Mi guarda in modo strano. Mi fa domande sul sesso. Hi un ragazzo. Sei innamorata. Ci vuoi riprovare.
Ricordo quando giocavo a fare castelli di carte. Quando arrivavo a costruire il secondo piano, tutto crollava. Poi mi sono accorta che non si può fare un gioco così su una superficie scivolosa.
Ma il tavolo era quello. Liscio.
E io sono ancora ferma al primo piano.

Scivolami

Sono tornata a casa e mi sono seduta all?incrocio. Senza semaforo.
Tra il mio dolore e le soddisfazioni che lui riesce a darmi. Lui è tutto quello che io sarei potuta essere. Eppure anche se le macchine sfrecciano veloci accanto a me, nessuna mi ha preso in pieno.
Non ancora.
Aspetto.
Nel posto più pericoloso del mondo.

Scivolami

Non avevo voglia di andare da Nasty. Gli auguri. I regali da scartare. Vestirsi per una serata tra amici.
?No guarda è solo una pizza, in un posto tranquillo?.
Erano tutte coppie. Amore tra i tavoli. Cene per due. Sguardi ammiccanti. E poi c?ero io. Calimero. Il pulcino fuori dal branco. Li ho odiati tutti. Bevevo.
Insultavo i cinquantenni e le loro letture. I libri di Bruno Vespa e Umberto Eco abbandonati sui comodini. L?aria da intellettuali.
?Non sai con chi stai parlando?
?Ehy , vaffanculo okkay!??.
Nasty si atteggiava da sorella maggiore. Violet smettila. Stai facendo casino. In realtà pensavo solo a bere. Per lasciare un segno indelebile in una serata qualunque.
Non volevo più tornare. Desideravo rendere la notte più lunga e pericolosa possibile.
Mi dicevo, dai, insisti. Tocca il limite e poi vai ancora più in là. E ancora cazzo.
Sono salita sul taxi. Una canzone di Brian Ferry. Quella canzone. Mi ha sedato. E sono rimasta senza forze. Sotto i lampioni gialli che si abbattevano sulla macchina in corsa.
L?animale drogato ha smesso di dimenarsi.

Scivolami

Una mattina stranamente fresca mi butta fuori dal letto.
Sono completamente nuda. Mi alzo attraversando la penombra della stanza. Raggiungo il bagno e salgo sul cesso. Per guardarmi le tette e il culo nello specchio.
Sono intatta, la notte pericolosa non mi ha distrutto.
Mi vesto in fretta. Dò un bacio a Nasty.
Sono la tua migliore amica.
Quando ti sono lontana.
Sul pullman penso che è stato bello ieri sera farsi cacciare da quel locale pseudo pacifista.
Sono solo entrata dicendo che volevo pomiciare con i bicchieri momentaneamente abbandonati dai clienti. Non mi sembra tanto grave. Comunque sia, il proprietario del locale addobbato con le bandiere arcobaleno (pace un cazzo) mi ha sbattuto fuori chiamandomi stronza.
Non ha gradito la mia irruzione.
Cazzo mi viene da ridere.
Nella sala biliardo c?era quel tipo di Mtv, l?ho chiamato frocio per tutto il tempo. Non ho fatto una bella figura. No. Le belle figure si attaccano sugli album.
Le brutte, si incorniciano nelle menti.

Scivolami

E ora sono di nuovo a casa. Aspetto che la vasca si riempia.
Lo scroscìo dell?acqua.
Il bagno schiuma che lievita.
Attaccata allo zaino ho trovato una farfalla, di quelle che si mettono nei capelli. Non ricordo chi me l?ha comprata ieri.
Regalo di una notte appena scivolata via.
Celeste.
Con gli strass.
La metto in testa.
Aspettando di sparire.
Mi genufletto sulla sedia.
Come un ramo spezzato.