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All’asilo ero una Biancaneve killer

Mercoledì, 6 Luglio 2005


Ieri sera ho guardato un film.
Compagni di scuola. E? deprimente, svegliarsi a 40 anni ed essere circondato da un branco di falliti.
Preferirei non svegliarmi mai.
Comunque è solo il rifacimento de ?Il Grande Freddo? quella si che è una riunione tra compagni di scuola.
Le canne, il Blues, le pillole e tutto il resto.
La scuola.
Era davvero figo andare a scuola. Perché sei protetto. Vai a scuola e poi a casa, quindi i tuoi ti devono mantenere e tu non hai problemi.
Passi dall?asilo al liceo con una velocità assurda.
Vedi la gente attorno a te trasformarsi. I bambini diventano uomini, vabbhè qualcuno diventa anche donna.
Uno su dieci diciamo.
Le bambine invece diventano tutte troie.
Io all?asilo facevo lingua-a-lingua con Rosy. E lo facevamo perché giocavamo a Giorgie. Lei nel cartone animato baciava Abel.
E noi eravamo le emule perfette della nostra eroina.
Io facevo mettere i maschi a pecora e gli salivo sopra perché loro dovevano essere i miei cavallucci. Nessuno si ribellava. Che bei tempi cazzo.
Comandavo. Ero il capo.
Mi sono tolta il pannolino prestissimo ed era questo che mi rendeva inattaccabile. Quindi quando vedevo qualche bambino inchiodato alla sedia, capivo che forse si era cagato addosso, quindi gli odoravo la sedia e poi dicevo a tutti ?ehy questo qui si è cagato addosso!?.
E nessuno gli parlava più per un giorno, perché se ti cagavi addosso eri un bambino scemo.
Questi sono i piccoli meccanismi che regolano una società piccola e circoscritta come l?asilo.
Te lo insegnano da piccolo, ma lo capisci da grande.
Io stavo sempre con Val.
Andavamo nei bagni a facevamo spruzzare l?acqua in alto. Un vero casino ragazzi.
Poi veniva la bidella e ci rimproverava, ma noi ridevamo di brutto.
Ricordo che i cessi erano sporchi e alla turca.
Ricordo che qualche volta mi sono pisciata nelle scarpe perché non riuscivo a centrare il buco.
E poi c?era una bambina con il naso lungo.
Lei se la menava perché sua mamma era la sua maestra quindi faceva un po? il capo. Aveva sempre i giochi migliori.
Tipo la bancarella da fruttivendola con tutta la frutta di plastica.
Cazzo che nervoso, io la volevo tutta per me quella cazzo di bancarella. Invece niente, non faceva avvicinare nessuno la nasona.
Dico, all?asilo ti insegnano anche il senso della proprietà.
Del territorio.
Questo è mio.
Questo è tuo.
Questa è la mia classe.
Quella è la tua.
La mia mamma.
Non la tua.
Ogni mattina pregavo nell?armadio (senza ante), arrivavo sempre per prima e dicevo ?Gesu? ti prego fa che non venga la maestra Dolores, Gesù ti prego, Gesù ti prego?.
Lei era cattiva. Gridava come un?ossessa. E io avevo paura.
Un giorno mentre pregavo ad alta voce ho scoperto che il figlio della Dolores mi stava guardando. Ce l?avevo in piedi, dritto davanti a me.
Avrei voluto diventare un cappotto.

Mi piaceva il carnevale. Ho una foto di me vestita da Biancaneve.
Una Biancaneve con il rossetto sbavato e la pistola in mano.
Era del costume di cow boy di qualcuno.
Vicino a me c?era mio brother. Vestito da pagliaccio. Tutto sbavato anche lui, con la fionda in mano.
La Bincaneve killer e il pagliaccio impazzito.
Eravamo stupendi.

Correvamo come pazzi nei corridoi dell?istituto.
E correndo sollevavamo coriandoli.
Con quei piedini minuscoli.