Archive for Agosto, 2005

Cuore clochard

Mercoledì, 31 Agosto 2005


Il ferro da stiro sbuffa.
Lo guardo esalare respiri bollenti. Sembra che faccia ?Uff? ?Uff? e che si lamenti del caldo, del lavoro e di quanto sia stupido tutto il resto.
Lo guardo mentre resto seduta sul letto fatta di Valium.
Valium rosa.
Per uccidere i sogni. Finalmente dormirò, penso. Finalmente la coperta la smetterà di fare come in quella storia. In cui si mangiava i piedi.
Le coperte sono terribili. La mattina restano sul letto ferme, con quell?aria innocente e poi la notta chissà cosa combinano.
Perché ti svegli e le trovi tutte arrotolate o per terra. E penso, no, non sono io, era lei, che chissà dove stava cercando di andare.
Forse a prendere un bicchiere d?acqua verso la cucina?
O un coltello?
O forse voleva aprire il gas?
Valium.
Valium rosa.
E via tutto.

Una suora mi guardava le tette. Non dovrei metterla questa maglietta bordeaux, sembra che mi faccia schizzare le tette sul soffitto. Le stringe troppo. E poi quel crocifisso che aveva sul petto era troppo grosso e sentivo anche i suoi occhi addosso.
Insomma paranoie a non finire.
Tra l?altro mi rode anche il culo perché il portiere è cambiato ancora.
Così ieri ho trovato un indiano che mi ha detto: ?pacco no arrivato? quando io gli ho chiesto ? ehy non te lo sarai mica fregato, quello era un regalo per il mio cazzo di compleanno?.
E oggi ho trovato lui, il portiere con la vocina di merda.
Quello che fa battute a destra e a manca credendo di risultare simpatico e non fa ridere neanche il cactus che ho sul balcone.
Una volta gli ho detto ? senti guarda che qui non siamo a Topolinia?. Perché ha proprio la voce da fumetto. E lo sanno tutti che Topolino è un ricchione con le scarpe gialle e i piedi gonfi.
Avrà la gotta.

Tritato. Prosciugato. Addolorato. Mangiucchiato. Consumato. Rinsecchito. Avvelenato. Calpestato. Malvestito. Rintontito. Esagitato. Incontrollato. Stuprato. Violentato. Sventrato. Abbandonato. Drogato. Alcolizzato. Emarginato. Scopato. Inutilizzato. Usurato. Sbattuto. Comprato. Venduto. Affittato. Strapazzato. Sballato. Stritolato. Investito. Ricoverato. Rinsavito. Morto. Rinato. Resuscitato.
Il mio cuore.

Estate sbiadita

Lunedì, 29 Agosto 2005


La verità è che non ho fatto un dannato cazzo.
Sono stata tutto il giorno a letto a dormire e a guardare la tele. Il mio gatto mi ha tenuto compagnia. Da opportunista. Do ut des.
Okkay, sto con te, ma dopo mi dai da mangiare.
Neanche lui è esente da questa legge di merda.
Per qualche sera sono uscita.
Sono andata lì, nel bosco, dove organizzano falò notturni a base di gamberoni alla brace e marijuana. Ho imbracciato la chitarra intonando canzoni offensive un po? per tutti:

Eeeeh Tonio
È un coglione
Lo prende in culo
Lo prende in culo
Lo prende in culo
Eeeeh Tonio
E? un coglione
Morto per la libertà.
(o in alternativa ? Sotto l?ombra del mio fior)

Cose del genere.

Sono uscita con il mio amico fruttivendolo e la sua ragazza.
Lui è proprio un personaggio.

L?inutile storia dell?amico fruttivendolo.

Giangi è un elettricista. Sua mamma si era rotta le palle a furia di stare sempre chiusa in casa, così, ha comprato questo locale sul corso e gli ha detto: ?Dai! Apriamo un fruttivendolo! (così esco di casa!)?.
Ecco come Giangi si è ritrovato a fare il fruttivendolo con sua mamma e la sua ragazza.: per noia altrui.
La mamma però era un po? pesante, stava sempre a parlare, dopo anni e anni di segregazione casalinga, rompeva le palle a tutti i clienti e dunque l?hanno tolta di mezzo.
Via. Rispedita a casa.
A covare altri stratagemmi per uscire.
Le vecchie raccontano a Giangi tutte le loro peripezie amorose.
?Sai, sono 40 anni che tradisco mio marito?. Una di queste ha ordinato la frutta per telefono e quando Giangi è andato a portarle il melone l?ha trovata tutta nuda con l?accappatoio.
Lui ha mollato il melone a terra ed è scappato.
Bhè, si, a volte se le cerca.
Una signora un giorno gli ha chiesto un Kg di zucchine e lui le ha domandato:
?Le vuole dritte o storte??.
La signora non l?ha presa tanto bene e gli ha urlato in faccia che è un porco e che la sua ragazza deve addrizzare le zucchine col culo.
Tutto questo mi fa ridere.

Fine della storia inutile.

E insomma.
Ho compiuto 26 anni e questo invece mi fa schifo.
Avrei voluto compierne 17 e tornare indietro a quella famosa estate.
Dietro un rudere. Con il mio vestito nero. Quando ho ricevuto inaspettatamente il bacio più bello della mia vita.
Tra cocci di bottiglie.
Senza parole.
Fuochi d?artificio.
Battiti sincronizzati.
Lui l?ho rivisto. Solo due minuti. E gliel?ho detto: ?Ti avrei salvato la vita?.
Il giorno dopo era di nuovo in ospedale, ma non sono andata a trovarlo. Non è più compito mio.
No. Dopotutto è stato lui il primo a farmi capire che l?amore fa schifo.
Ero più normale quando ero anormale.

Il pomeriggio presto, dopo pranzo, era bello starsene seduti all?aria aperta. Il vento. Quel sole inoffensivo. A volte la pioggia. Non mi sono mai mossa.
Ho scritto tanto. Tante cose che non pubblicherò mai perché sono solo cazzi miei.
Ho letto Fante e me ne sono irrimediabilmente innamorata.
E? finito tutto troppo presto.
E? finito con un viaggio di ritorno all?ultimo momento.
E? finito con una vecchia che vomitava proprio accanto a me.
E? finito con la pioggia di Milano alle sette di mattina.
E? finito con me in ospedale a farmi tirare il sangue.
E in fondo quello che ho sempre desiderato davvero non ha mai contato un cazzo di niente.
E ora vorrei solo tornare dietro quella finestra.
Dove ho passato il tempo, durante quest?estate sbiadita.
Silenziosamente.

Finalmente mi levo dal cazzo

Lunedì, 8 Agosto 2005


Quindi devo ricordarmi di chiudere il gas.
Spegnere la caldaia.
Lasciare casa in ordine.
Abbassare la tapparella.
Staccare tutte le prese tranne quella del frigorifero.

Ad Agosto a Milano non c?è nessuno.
Girano i matti. Maniaci. Gente pericolosa. E poi ci sono io.
Esco solo per fare la spesa, quando decido che: okkay basta a stare tutta nuda in casa davanti alla tele.
Le strade sono deserte.
Poche macchine. Gli autobus non passano mai.
La città sembra drogata. E? una donna inebetita sotto l?effetto dell?eroina.
C?è qualcuno che ciondola all?angolo della strada. I piccioni affamati. Un cane assetato.
Tutto ha il sapore della desolazione.
Di sera la gente passeggia sui Navigli. Le bancarelle e il fiume di notte costruiscono illusioni.
Mi illudo di essere sul lungomare.
Mi illudo di non essere in città.
Una bambola imitazione Barbie che si chiama Benign Girl.
La ragazza benigna. Ma cosa cazzo vuol dire.
E forse ora potrei tuffarmi. Nuotare con i topi e sentire il fondo viscido scivolare sotto i miei piedi.
Fare qual giochino ?Ti tufferesti per un miliardo??
Non lo so, mi fa troppo schifo.
E così non c?è mare.
Niente bikini quest?anno.
Niente sabbia nelle scarpe.
Vado a fare l?eremita in collina.
Mi crescerà la barba lunga e diventerò antipatica come quelle vecchie che spaventano i bambini.

Quest?anno proprio non ce la faccio.
I saluti.
Gli incontri.
Gli amici di sempre.
Le domande.
Abbracci.
Baci.
Gli auguri per il compleanno.
No quest?anno no.
Lontano dal mondo per due settimane.
Lontano da tutti i miei incubi e lontano dai sogni.
Ma mai lontano da lui.

Mi accendi i sensi

Lunedì, 1 Agosto 2005


Primo stordimento

Seduta al tavolo.
La Sangemini sempre a portata di mano. Il ventilatore mi scompiglia i capelli. Ho appena finito di guardare un film su italia uno.
Un film per famiglie, di quelli con il bollino verde.
Ingoio vitamina E.
Il fatto è che il sabato mandano sempre in onda questo genere di programmi, tanto per dire: bambini amatevi, bambini non arrendetevi, bambini siate buoni, bambini accettate il diverso.
Quello che però non dicono è che il diverso sei tu.

Secondo stordimento

Ieri sera ho preso una sbronza devastante.
Io ho una teoria. Bevo solo drink con la cannuccia perché così l?alcool arriva subito al cervello.
Dunque mi sono ritrovata all?Irish Pub con la mia birra media davanti e una cannuccia verde.
Succhiando mi sono ubriacata.
E ho perso il controllo.
Ero con Giò e abbiamo deciso di prendere la macchina di suo padre.
Io per la prima volta in macchina con Giò. Ho abbassato il finestrino. Guardavo nello specchietto i miei capelli ribelli e la strada nera perdersi di continuo.
Giò gira a destra che cazzo fai.
Ci siamo fermati dal polipo e ho beccato gli Old Dragons. Riki. Abbracci. Saluti. Ciao. Come stai. Strabene. Un giorno vieni a fare un giro in moto? No. Non ce la faccio.
C?è sempre questa tipa in quel cazzo di posto, io la chiamo la Marilyn dei poveri.
Capello biondo anni 40, mento e naso sporgenti.
E? straconvinta e cazzo ogni volta che vado a pisciare me la ritrovo davanti con quell?aria da ?ehy sono la regina del locale?.
Così l?ho fatto.
Appena mi è passata accanto le ho rovesciato la birra sul braccio e su quell?inutile vestito bianco.
Ti odio. La tua sicurezza. Il tuo sentirti bella. La tua civetteria. La malcelata voglia di scopare.
Poi però mi sono sentita una merda.
Giò continuava a ripetermi che il mio era stato un gesto tenerissimo.
Giò andiamo dove cazzo la vedi la tenerezza?
Non lo so, mi sei piaciuta..
Giò sei strano forte.
Siamo andati via.
Calpestavo la mia ombra ubriaca sul marciapiede.
Reso rovente da un sole malvagio.

Smarrimento totale

Il caldo mi prende alla gola.
Resto tutto il giorno a letto.
Ascoltando Mi accendi i sensi..
Penso a lui e mi sfilo le mutande.
Mi concedo orgasmi intrisi di ossessioni.
Lo cerco in continuazione.
Chiudo gli occhi per vederlo.
Lo sento dappertutto.
Ancora dai..così.. continua..
Ti amo..
Ingoio brividi bollenti.
E perdo i sensi.

Riferimenti: Miura – Mi accendi i sensi