Archive for Settembre, 2005

Carpet in love

Lunedì, 26 Settembre 2005


Anche i tappeti amano

Non mi ricordo quando sono nata.
Ma ricordo bene il cielo. Quello che per me era il cielo.
Una lamina grigia. C?era del fumo tutt?intorno.
E odore di bruciato.
Sono nata senza lacrime. Senza voce. Senza dottori.
Queste mancanze erano solo un avvertimento.
Per quello che sarei diventata.
Il mio destino.
Non ho un nome.
E sono uno zerbino.
Uno zerbino donna per la precisione.
Voi non lo sapete. Anche noi abbiamo la nostra sessualità.
Io sono fatta di paglia intrecciata. Paglia e vimini. Sono dura e resistente.
Fabbricata per vivere a lungo.
Sotto i piedi del mondo.
Ricordo di essere passata per un furgone. Schiacciata da migliaia di fratelli e sorelle.
Fu l?inizio della deportazione. Così la chiamiamo noi.
Voi umani non avete la minima idea di cosa sia un lager.
C?era di tutto.
Zerbini drogati. Usati. A brandelli. Zerbini per i vostri marmocchi e per i vostri vecchi.
Tappeti da bagno, da cucina, da salotto.
Qualche ricco tappeto persiano. Ecco loro. Sono così altezzosi. E parlano una lingua che non capisco. Si lamentavano di continuo. Solo questo potevo percepire.
Il dolore non ha una forma precisa.
Ma una lingua universale.
E questa è un?altra cosa che non sapevate.
Ricordo che qualcuno mi ha preso con forza sbattendomi sul tavolaccio di una bancarella.
C?era il sole quel giorno, e io, per la prima volta, compresi cosa fosse la violenza.
Sentivo sul mio corpo le mani di milioni di passanti.
Passanti curiosi.
Passanti disinteressati.
Passanti che mi calpestavano solo per ?provare?
?Provare?. Dicevano.
Ma intanto ero io che sopportavo il loro peso enorme sul mio ventre.
Poi la plastica. L?asfissia. Qualcuno mi aveva scelto. Non so bene chi, ma l?odiavo.
Mio Dio, quella busta di plastica mi stava uccidendo.
Stavo morendo quando finalmente ho rivisto la luce.
Sono finita in un palazzo ricco. Luminoso. Dietro una porta altera.
Qualcuno aveva pagato per me.
Per comprare la mia vita in saldo.
Il mio compito era solo uno: restare immobile.
E immobile restavo.
Sognando la fuga.
Sognando la mia rivalsa.
Sognando di essere un ombrello.
Sognando di uscire fuori di lì solo per un dannato giorno della mia vita.
Una sera me ne stavo al solito posto quando ho visto arrivare lei.
Ubriaca. Barcollava. Aveva in testa antenne a forma di cuore.
Mi rapì al volo.
E io.. l?ho subito amata.
?Sei mia? disse.
?Sarò tua per sempre?.
Avrei voluto gridare.

Vivo a casa di Violet da tre anni ormai.
Bhè, questo palazzo è uno schifo in confronto a quello di prima, ma qui sto bene.
Violet è leggera. Mi piace sentire i suoi piedini sulla mia testa.
Ogni tanto mi porta fuori. Mi pulisce. Mi toglie la polvere di dosso e io penso ?Sbattimi Violet, continua, continua così?.
Ho imparato ad essere masochista, ma pur di stare con lei sono pronta a tutto.
Sono sempre stata lesbica.
Mi piace infatti guardarle sotto la gonna. Soprattutto quando non indossa le mutandine e io.. io mi perdo osservando quel panorama così eccitante.
Sono gelosa di lei.
Ogni volta che qualcuno viene a trovarla faccio di tutto per farlo inciampare.
Faccio di tutto per rendere ridicoli i suoi ospiti.
La verità è che vorrei essere al posto loro e non stare qui.
Con la schiena contro il pavimento gelido.
Non voglio i vostri piedi, ma i suoi.
E tutti i giorni l?aspetto con l?ansia di un amante.
Vederla anche solo un minuto.
Accoglierla con amore.
Entra Violet, entra a casa e guardami come sai fare tu.
Tu che rendi la mia vita deliziosa.
Tu che rendi le mie giornate brevi.
Che mi dai un senso.
Una voce.
Un?anima
Un cuore.

Io ti amo, Violet.

Il culo non mente mai

Mercoledì, 21 Settembre 2005


Un culo in ospedale

Funziona così.
Tutti stanno seduti composti. In silenzio.
Eccetto qualcuno.
Il solito qualcuno che parla del tempo. O dell?età che avanza. Gli acciacchi. Le analisi sbagliate.
Io esamino i gesti di chi pensa di non essere osservato.
Un dito che batte nervosamente sul ginocchio.
Una bocca che parla senza voce.
Sopracciglia inarcate.
Un piede che dondola di continuo.
Poi il dottore fa un nome.
?Salvetti?
?Sono io?
E vedi una persona che si alza con orgoglio. Quella persona che mostra una riverenza tipica.
Dico, se ti trovi davanti ad un uomo che ti dirà per quanto tempo devi ancora vivere, lo rispetti.
E io siedo qui, insieme al mio culo. Insieme a questo branco di gente coraggiosa che affronta il dolore in una sala d?aspetto al neon.
Un?inserviente truccata. Bionda. Grassa.
La immagino sbavare per il dottore.
La immagino intenta ad escogitare tattiche che le permetteranno di incontrare il dottore dei suoi sogni in un angolo appartato di questo ospedale enorme.
La immagino scopare nel?
?Signorina Violet??
?Si?
Ecco, ora tocca a me cazzo.

Un culo spavaldo.

In palestra faccio un esercizio particolare: guardo i culi della gente.
Come dice il dottor.Psycho ?Il culo non mente mai, quando dice prot, è prot?.
Lui si che è un vero dottore.
Ci sono culi di tutti i tipi:
Secchi
Mosci
Tondi
Quadrati
Larghi
Piatti e lunghi
Culi con i bozzi
Culi pelosi
Culi sudati
Culi timidi
Culi spavaldi.
Il mio ad esempio è spavaldo. Se ne fregea degli altri e gli piace affacciarsi a guardare cosa succede qui fuori. Quando qualcuno non gli va a genio non ci pensa due volte a rendere pubblico il suo disprezzo (Da qui l?espressione ?mi stai sul culo?)

I culi si abbinano alle facce:
Culo secco = Viso smunto
Culo moscio = Viso bianco dai contorni poco definiti
Culo tondo = Viso a palla con naso all?insù
Culo quadrato = Viso dai lineamenti rozzi
Culo largo = Viso giallo sormontato da pochi capelli
Culo piatto e lungo = Viso con naso grosso e denti da coniglio
Culo con i bozzi = Viso brufoloso
Culo peloso = Viso ricoperto da peluria sul labbro
Culo sudato = Viso dalla pelle grassa
Culo timido = Viso con naso a patata
Culo spavaldo = Viso da gran figa

Rido.

Insomma. Il mio culo è viziato. Ogni giorno indossa un vestito diverso. Ogni giorno vuole la crema e un massaggio riposante.
Gli piace sollevare pesi ed essere continuamente celebrato.
Il fatto è che mi sembra stia esagerando, comincia a parlare di diritti, di SIAE, di soldi in pratica.
Io cerco di tenerlo a bada, non vorrei che si lasciasse andare.
Ma lui davvero è troppo irascibile. Abbiamo litigato tutta la notte.
Alla fine ha vinto lui.
Ti dedico un post e una foto per l?ennesima volta gli ho detto.
Prot.
Ha risposto, tutto contento.
Flash.

Nella foto: Culo spavaldo.

Scivolosa libidine

Lunedì, 19 Settembre 2005


Guardo un vecchio video di Mendy Smith.
Lei che si agita davanti ad uno sfondo giallo. Le scarpe di vernice e le calze a rete.
Direttamente dagli anni 80. Gli anni in cui diventavi famoso anche se eri Sandra Milo.
Mi sarebbe piaciuto avere 18 anni nel 1980.
Vivere a Londra. Drogarmi tutti i giorni e appollaiarmi a Trafalgar.
Io l’ho fatto nel 2000.
Ricordo di aver passato interi pomeriggi, completamente strafatta, su quei leoni.
Mentre Ale mi scattava fotografie che non ho mai visto.
Saranno sepolte da qualche parte, così, assopite. Padrone di giorni immutabili.
Venerdì mi ha chiamato. Dice che si trasferirà in Francia.
Cazzo Ale.
Era uno dei mie soci preferiti. Bastardo e dispettoso. Si faceva di MDMA.
Bhè, lui però era divertente.
Sapeva cucinare e rubare allo stesso modo: con classe.
(Prendo del Valium versando le gocce in un bicchiere che sa di birra, vado a chiedere una sigaretta a Marco, ma Marco non c?è cazzo.)
Ecco Ale era un tipo fico. Litigavamo tutti i giorni ma era bello.
Una volta l?ho preso anche per il collo.
Mi hai rotto il cazzo.
Dicevo.
E credo che a vederla da fuori la scena avesse un qualcosa di comico.
Perché è questo il punto.
Ci sono azioni che si fanno perché ci sente dei grandi, ma magari agli occhi degli altri sembriamo solo dei coglioni.
Dei poveracci.
Ieri.
Ho preso il telefono e l?ho chiamato.
Ho schiacciato play ed è partito quel pezzo di Vasco.
Avrei potuto parlare.
Dire un sacco di cose.
Infilare parole, una dietro l?altra, come perline in un filo di nylon.
E invece niente. Biascicavo quasi. Ho messo giù la cornetta e sono rimasta seduta per terra come la protagonista di un film sfigatissimo.
E la canzone che crudele andava in Loop.
Crudele suonava.
Crudele inveiva.
Ho fatto un bagno,. Guardavo la vernice della finestra cadere nell?acqua. Distrutta. A pezzi. Vernice sofferente e suicida.
Questa casa cade a pezzi, prima o poi crollerà tutto e io sarò disperata perché tutti i miei pupazzi andranno persi. E immagino me, in ciabatte e con un pigiama a rovistare tra le macerie.
Oggi ho provato quel vestito che mi fa sembrare come una de ?La casa nella prateria?.
L?ho infilato.
Ho tolto le mutande.
Ho abbassato la scollatura.
Mi toccavo alla ricerca della mia libidine.
Ma l?ho persa.. e forse davvero ora non mi resta più un cazzo. Quindi questa casa può anche crollare. E non aggiusterò mai quella cazzo di finestra.
Darei il culo per ritrovare quei giorni passati a Londra.
Ad ascoltare David Bowie fino a notte fonda.
Ed era tutto perfetto.
Ma noi.
Non lo sapevamo.

Continua a dormire…Freeddom

Mercoledì, 14 Settembre 2005


Che mal di pancia stamattina.
Non avrei dovuto esagerare con quei cazzo di galletti del Mulino Malvagio.
Il fatto è che guardo Paul e Nina, il mio nuovo cartoon della mattina, e proprio non mi rendo conto di quanti biscotti mi infilo in bocca.
Violet, ingorda e golosa.
Mi piace Kenoppy, quel fungo piccolo con la faccia da drogato che va in giro su un tronco volante. Lui ha una voce bellissima, rauca e un dente appuntito, ed è troppo cattivo e dispettoso, lavora per Belsatan che è un diavolo fico.
Un tipo alla moda.

Ieri sono andata in palestra ad allenarmi per riuscire finalmente a brevettare il mio schiaccianoci vaginale (come dice il Maranza ).
Li avrei uccisi tutti.
Mentre pedalavo.
Ho immaginato di tirare fuori una pistola e ammazzarli tutti.
Quella sul tapis roulant.
Quella che non sapeva regolare il sellino della cyclette.
Quello che pedala al quinto livello, mentre io sono al terzo.
Quello che ride ammiccando con l?amico.
Quella che davvero quando la guardo penso, che cazzo vieni a fare in palestra? Cammina due minuti e poi se ne va.
Tutti con lo sguardo perso nel vuoto, immaginando chissà quali risultati fra tre mesi.
Anche io.
Solo che mentre mi perdevo nei miei sogni di Barbie, sognavo di fare una carneficina.
Vederli cadere come pere cotte, con la testa esplosa.
E quel tapis roulant che imperterrito continuerebbe a correre.
Instancabile.
Poi l?attesa. Poi l?autobus che non arriva mai. E poi a casa.
Mi abbasso i pantaloni e mi guardo il culo allo specchio.
Le cosce.
La pancia.
Mi dico, dai, continua così.
Un bagno caldissimo.
L?acqua alle piante.
La pianta carnivora ha catturato un?ape gigantesca, sono orgogliosa di lei. Mi avevano lasciato una pianta quasi morta e io l?ho fatta resuscitare.
Ho il pollice verde.
Mi piace mettermi a letto nuda e passarmi la mano sul culo. Sentire come è dolce la sua rotondità.
E adesso è sempre più duro e godo tantissimo. Ho provato a fare pensieri sporchi, avrei voluto masturbarmi, ma mi sono addormentata.

Ho sognato che il mio parrucchiere cominciava a sparare ai clienti nel suo saloon e appena ha premuto il grilletto è suonata la sveglia.
Un colpo di pistola era un drin.
Un drin era un colpo di pistola.
Nella mia stanza, guardo le ombre del mattino. Sono sola.
Penso che forse dovrei partecipare a qual concorso e scrivere un racconto. Sulla musica e sulla morte.
Penso a Pina che mi ha bussato alla porta dicendomi ?Violet per favore non accendere lo stereo che il vecchio di sopra l?hanno trovato morto in casa, morto davvero, morto da due giorni?.
Ho detto okkay e ho chiuso.
Domani potrei essere io.
E la palestra, il culo sodo e l?alimentazione sana andrebbero tutti a farsi fottere.

Quel vecchio non lo conoscevo, ma mi ha fatto pensare a Freeddom.
Uomo anziano, ubriacone. Lo chiamiamo Freeddom. Lui beve. Beve. Beve. E va in catalessi.
La gente urla. Alfredo! Alfredo! Svegliati! Qui dobbiamo chiudere!
Niente. Dorme.
Ma se gli urli ?Freeddom!? con due D, lui si sveglia di colpo.
Come Ass Fidanken. Il cocker di Drive In. Me lo ricordo bene quel cane.
E le comiche di Benny Hill di domenica sera, quando facevamo finta di essere una famiglia.

Ogni volta che incontro Freeddom gli dico di non bere, di stare attento, che ehy, cazzo, potrebbe cadere e poi è un uomo solo e non si sa mai.
Non mi dà retta per niente. Mi dice solo ?Ciao Valeria!?.
Una sera che ero sbronza gli ho detto così, ?Mi chiamo Valeria?
?Ah come Valeria Marini!?
?No, Freeddom, io sono Marini Valeria?.
E mi paga da bere.
Freeddom. Stai attento per favore. Continua a dormire. Non svegliarti mai. Cosa ti svegli a fare me lo dici? Nessuno ti starà aspettando a casa. Nessuno che ti stira i pantaloni.
Quella moglie che non hai mai avuto, ma dici che hai una donna.
Una donna sola, bionda e triste.
Come te.
Ascolta me Freeddom.
Dormi.. continua a dormire Freeddom.

Anelli per una ragazza seminuda

Lunedì, 12 Settembre 2005


Un anello per morire

Questa nuvola è carica di pioggia come la vescica di un ubriaco e piena di piscio.
Entrambe sono pronte ad esplodere. Aspetto che venga giù. Che svuoti una parte di sé sul mio balcone.
Ho trovato una zanzara a zampe all?aria sul davanzale. Morta stecchita. Andata. Così come succede agli esseri umani colti da infarto.
?Dicono che sia andato via con un colpo secco. Nel sonno. Dicono che sia il modo migliore per andarsene. Peccato che lo dicano i vivi.?

Un anello per il ciccione

Il coniglio sta svegliando Donnie Darko.
Mangio gelato al tiramisù. Digerisco lentamente.
Vorrei tagliarmi la pancia.
Quando ero piccola c?era questo signore enorme che sedeva davanti al circolo per vecchi col vizio del poker. Era enorme. La faccia enorme. La pancia enorme. Mi diceva ?Metti la mano qui, ti faccio sentire come si muove il coniglio che c?è dentro?.
Con uno scatto faceva sobbalzare quel suo stomaco smisurato.
Il coniglio, un coniglio vivo nella pancia.
E scappavo via inorridita.

Un anello per una pazza

E? in piedi accanto a me.
La gonna lunga da zingara e un maglioncino di cotone. Parla da sola. Non credo stia bene. Dice che vorrebbe uccidere il suo uomo perché la rimprovera.
Dice che un ombrello non può costare 5 euro.
Io la guardo impazzire mentre la pioggia comincia ad abusare di lei.

Un anello per una puttana

Sul bus siedo vicino ad una puttana. Bionda. Brasiliana. Eroinomane. Di quelle che quando masticano la gomma fanno un rumore pazzesco, da ruminante.
Osservo le sue gambe piene di vene varicose e mi chiedo quando usciranno anche a me.
Le squilla il telefono, è un cliente.
Lei risponde cambiando tonalità, la sua voce si fa sexy-gentile, ma perde subito la pazienza: ?Io lavoro dalle 9:00 alle 18:00!, dal lunedì al venerdì!?.
Chi cazzo sei un ufficio? Penso.
?Il prezzo è 100euro all?ora?
No, decisamente questa guadagna più di me.
?Permesso??. La puttana deve scendere.
Da sotto il cappellino sono rimasta a guardare le sue vene viola allontanarsi.

Un anello per me.

Ora ho un anello al dito. Un anello bellissimo.
Che brilla più di tutte le fottute stelle nella notte di S.Lorenzo.
Qualcuno mi ha detto ?E? un anello di fidanzamento??. Io ho risposto che questo non ha nessun senso e lo sappiamo solo io e lui cosa in realtà rappresenti.
E le domande??Sei fidanzata? Ma da quando??.
Da sempre..
Da sempre.
Sai, quando hai una cosa bella e cerchi di fare in modo che gli altri la notino.. bhè, sono due giorni che giro con una mano sulla faccia.
Chi non lo nota non ha gli occhi.
Mi dico che forse le mie mani sono troppo brutte e piccole. Le mie dita non si sentono all?altezza di una corona così luminosa.
Ma è fatto per me. E? mio.
Il primo anello della mia vita.
Sono così felice che ci farei un film. Su di me. Sull?anello e su tutta questa storia.
Io che combatto tra nani malvagi per difendere il mio amore Irraggiungibile.
Fragile.
Impossibile.
E foreste nere e buie. Troll, maghi e tutto il resto.
Io eroina predestinata, quella dai capelli scapigliati e lo sguardo innocente.
Prossimamente. Su questo schermo viola.
Munirsi di occhiali 3D e un by pass.
La signora degli anelli.

Lucciola folle

Mercoledì, 7 Settembre 2005


Il sapore del dentifricio sulle labbra. Lo stomaco in subbuglio. I pensieri pure. La riunione intorno al tavolo. Dieci regole da imparare. Violet, tu sarai la nuova grafica. Ma io non so fare la grafica. Imparerai.
Imparerai.
Vorrei saltare nuda sul letto. Prenderlo a cuscinate a volte. Mangiare il suo astio. Che arriva inaspettato. E mi coglie sempre di sorpresa. Ho difficoltà a capire le cose. Mi fanno male gli occhi.
Una tipa ieri in palestra si sbatteva di brutto sulla cyclette. Mi ha impressionato la sua tenacia.
E gli uomini di fronte a me. Con il culo sudato. La lingua appesa. Il sudore sulla fronte.
La cyclette non ti porta da nessuna parte.
Pedali. Pedali. E pedali. Ma resti sempre ferma.
Magari perderai una fetta di culo.
O di pancia.
Massa adiposa inutile.
Pillole da combattimento. Sostanze chimiche sotto la cute intatta.
Piove pioggia acida sul motel Arcobaleno di fronte a me. Aspetto un fulmine. Un tuono. Un segno. Che mi spezzi in due.
Che mi svegli dal torpore.
Che mi sbatta fuori da me stessa.
Che mi bruci i capelli.
Non avrei mai dovuto tagliarli. Mi mancano. Mi proteggevano. Ora invece ho ancora meno difese. Nessuno che mi avverte. Cosa c?è dietro di me. Cosa c?è. Ora chiunque potrebbe pugnalarmi.
Alla schiena.
Ho sognato una festa. E io ero emozionata. Seduta attorno ad un tavolo bianco. E intorno case devastate.
Mi sentivo la sposa di nessuno. Quella a cui nessuno promette niente. E guardavo il cielo scuro. Le pietre dappertutto.
La desolazione era il mio anello promesso.
E piangevo. Come in quella leggenda dei fiori.
Le belle di notte.
La luna scese sulla terra. Attratta dal pianto di una lucciola. Cos?hai lucciola mia.
Io vivo di notte e nella mia vita non ho mai trovato un fiore pronto ad accogliermi. E morirò. Con il mio sogno impossibile fra le ali.
La luna commossa si strappò una ciglia. La mise per terra. Un fiore cominciò a germogliare.
Questa, lucciola mia, sarà il fiore per te. Sempre aperto. Di notte.
E la lucciola volò sui suoi petali.
E morì felice.
Lo cerco sempre quel fiore. Ma non lo trovo mai.
Mi ricordo estati cariche di fiori. E petali. E odori. E occhi bagnati.
E io.
Lucciola impazzita.

Notti da perdere

Lunedì, 5 Settembre 2005


Mi viene in mente la faccia di Maria Teresa Ruta.
Non so perché ma è da ieri che mi perseguita la sua immagine. Questa donna che non ha mai saputo fare un cazzo, mi chiedo ma cos?è? Chi è?
Un?attrice? Presentatrice? Soubrette? Velina?
Eppure sta dappertutto. E ora è anche nella mia testa.
La mia testa nuova.
Sabato sono uscita a comprare una spazzola per stirarmi i capelli in modo profesccional ma cazzo il negozio ?Riforniture per parrucchieri cazzuti? era chiuso.
Sono finita in un saloon che sembrava il privè a luci rosse di una discoteca alla moda. L?insegna fuxia diceva ?Il bello delle donne? e dentro c?era anche un frocio proprio come in quell?orribile fiction.
Ho rovesciato la testa all?indietro e ho messo i miei capelli nelle mani del vecchio, ovvero il collega del frocio e devo dire che mi ha proprio fatto un bel lavoro.
Dopo mesi per la prima volta mi sono sentita decente.
Così ho messo la mia mini nuova, le scarpe alte, una collana lunghissima e sono andata col Maranza e Psycho alla festa dell?unità.
Ho preso uno di quei palloncini col bastoncino, ma è durato poco perché sono andata a fare la pipì in un prato, ma non avevo fazzoletti.
Ho cercato di pulirmi col pallone ma è scoppiato.
Ridevo, guardando i brandelli del palloncino sull?erba. E pensare che un tempo avrebbe voluto volare, ma eccolo lì, per terra a pezzi, tra l?erba e il piscio.
Caro pallone, tutti aspettiamo il nostro giorno di gloria.
Cuba Libre.
Acquazzone.
Tutti sotto il tendone della tombola. Eh si, perché alla festa dell?Unità si fa anche questo.
Si gioca per vincere, odiando il vicino e temendo quello stronzo che prima o poi griderà TOMBOLA. Che gioco bastardo.
Ho preso 4 schedine. E non ho vinto. Ma il tipo che stava con noi ha urlato. E si è portato a casa un dannatissimo lettore DVD con soli 2 euro.
Ho fatto finta di essere felice, in realtà ero gelosa e avrei voluto romperglielo in testa.
Tennents.
Montenegro.
Lievi giramenti di testa.
Passi incerti sul pavè del Naviglio. Cazzo Psycho mantienimi.
Un braccio intorno alla vita.
Io che sfotto il proprietario del bar, un ciccione calabrese con i baffi come l?uomo della Moretti. Avrei voluto un regalo invece non mi ha fatto bere gratis, così come mi aspettavo. Cazzo.
Voglio bere.
Voglio sentire l?alcool scivolare nella gola.
Come il migliore degli amanti.
E mi riscalda. E mi fa felice. E mi dimentica. E mi incazza.
Nessuno capirà mai.
?Non fatemi domande e non vi dirò bugie?.
Mentre la notte si srotolava sotto i miei piedi.
Lasciando posto ad un?alba incredula.
Occhi semichiusi.
Voci spezzate.
Finisce così la mia notte brava.
Con le canzoni dei cartoni animati sparate dallo stereo. Tre ragazze bellissime. Tre sorelle furbissime. Son tre ladre abilissime. Saluti. Abbracci. Baci. Sai è stato bello. Anche per me. Moltissimo. Allora ci sentiamo. Ti lascio un regalo nella casella delle lettere. Un perizoma della Formula Uno. Che non vince più. Come me. Come il palloncino scoppiato. Come l?orsetto che mi hanno regalato.
E che non prenderà mai il posto del nanetto.
Oh nanetto.
Uber Alles.
E vaffanculo.