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Lolita non ero io

Lunedì, 31 Ottobre 2005


Prima rivelazione

Succhio l?estremità della mia Bic.
Dicono che sia la penna del secolo: economica e indispensabile.
Ascolto il rumore della pasta nella pentola.
Le bolle d?acqua calda esplodono e si riformano di continuo. Immagino di rovesciarmi la pentola addosso e di restare ustionata come quella ragazza che incontro sempre sull?autobus.
Ieri ho visto un pazzo in metro che urlava imitando Pavarotti ?La scala è mobile, sul letto stava!?.
E la scala mobile continuava a salire e scomparire nel pavimento.
Io non la prendo mai.
Una signora tedesca due anni fa è rimasta stritolata tra gli ingranaggi.
Non voglio trasformarmi in un etto di carne trita.
E va bene. Questo fine settimana sarei dovuta andare a Bergamo, ma non l?ho fatto.
Perché, per come e per chi, sono cazzi miei.
Ci sono persone che si infiltrano nella mia vita come muffa sui muri. E mandano tutti i miei programmi a farsi fottere.
Quindi resto a letto.
Ad aspettare la pasta.
Ad aspettare che faccia subito sera.
Ad aspettare qualunque cosa capace di farmi muovere da qui.
Dovrei accendere un cero per la notte dei morti.
Per dire alle anime di non bussare alla mia finestra.
Non è ?dolcetto o scherzetto?. No.
Non è questa la nostra festa. Io la odio questa usanza importata. Americanata.
L?unica volta che ho festeggiato Halloween ho passato una serata di merda.
Di sberleffi.
Di occhiate inquisitorie.
Di bisbigli.
Stavo con uno dei miei ex figli di puttana. Lui leccava il culo a quegli stronzi bambocci ricchi, perché era fatto così.
Ambizioso e spietato.
Si. Quando sei abituata a non avere niente è difficile accorgersi che il tuo nemico, l?antagonista perfetto, è quello che viene a letto con te.
Ingoiavo di tutto in quel periodo, non ero molto lucida.

Seconda rivelazione

Novembre 2001

?Andiamo alla festa?
?Okkay?

Avevo appena finito di leggere Lolita di Nabokov e mi ero convinta che fossi io.
Lolita. Volevo vestirmi da Lolita.
Non mi rendevo conto di un cazzo.
Mi ero fatta le treccine. I fiocchi rossi e tutto il resto.
Lui invece era Dracula. Dracula un cazzo.
Non la vedevo l?enorme differenza che si ergeva imponente tra di noi. Massiccia.
Come una porta blindata.
Poi.
Il ristorante.
Il tavolo enorme.
Erano tutti lì quei cazzoni.
Con i loro vestiti perfetti. Vampiri. Esorcisti. Mummie. Morti.
Pensavo fossero scemi. Pensavo che fossero assuefatti l’uno all?altro. Contaminati. Condizionati.
?Perché vi siete vestiti tutti così??
?Ma è Halloween!?
Ed eccomi lì. Lolita capito. Sembravo la brutta copia di Pippi Calzelunghe.
Nessuno mi ha rivolto la parola per tutta la serata.
Neanche il vampiro figlio di puttana che sedeva al mio fianco.
Mi sentivo un?ameba al microscopio. Piccola massa priva di forma ingrandita al cento per cento.
Avrei voluto dare fuoco alle mummie, al tavolo e a tutto quel locale infame.
Rivelatore.
Bugiardo.
Bella storia del cazzo.
Sono fatta così. Quando gli altri si divertono io resto a guardare fantasticando sulla loro fine.
Perché sono cattiva.
Perché quel vampiro il sangue me l?ha succhiato davvero.
Si è preso tutto quello che avevo.
E questo piumone vorrei che adesso mi soffocasse. Vorrei che fosse magico. Che avesse il potere di uccidere la gente per strada.
Dovrei girare così per la notte di Halloween e sterminarli tutti.
Stare sulle prime pagine del giornale ed essere acclamata come mostro.
Il mostro di Halloween tornato per vendicarsi.
E? che il mondo in cui vivevo io non esisteva davvero.
Era finto.
Immaginario.
Di cartone.
Di figure.
Di proiezioni distorte.
Non ero quello che pensavo di essere.
No.
Lolita non ero io.