Archive for Novembre, 2005

Sotto la neve

Lunedì, 28 Novembre 2005


E per terra è tutto bianco.
Camminavo sotto la neve, sembravo una barbona.
Sembravo tutto quello che disprezzo ogni giorno.
Sembravo io.
E? che appare come un paesaggio finto, costruito per qualche set cinematografico. La neve abbondante, l?aria pulita e disinfettata.
La neve copre tutto. Le strade nere diventano bianche, le cacche dei cani spariscono e sparisce anche la puzza di merda.
Avrei voluto avere un camino.
Stare piazzata lì davanti tutto il giorno. Fare del sesso sul tappeto mentre i tuoi sono nell?altra stanza.
Godere in silenzio.
Ora si è sciolto tutto. Il sole nemico è venuto a fare piazza pulita. Lui. Ha sciolto la cara neve e la città è tornata sporca. E sorride vittorioso appeso alle nuvole.
Ale ha ragione. La luce e il sole te li devi meritare, e in questo c?è discriminazione.
Il buio invece è per tutti. Non sarà mai negato a nessuno.
Non devi essere speciale o vicino a Dio per meritare il buio.
Puoi essere te stesso.
Puoi risparmiarti le buone azioni. Il buio non ti affatica.
Il buio ti protegge.
Non ti tradisce mai.
Ho passato il fine settimana a bere.
Venerdì rum.
Sabato birra.
Guardando Rosemary?s baby, naturalmente l?ho scelto io. Pensavo a Sharon Tate e a quel suo corpo stupendo e dilaniato. Una corda intorno al collo.
Lei nuda per terra sul pavimento.
Mi è sempre piaciuta Sharon. In un certo senso mi identifico con quel corpo massacrato.
E si, sarò tragica, ma alla fine solo io posso capire.
Guardavo il film su un divano nemico, facevo gesti con le sopracciglia a Gio come per dirgli ?andiamo via che sto per innervosirmi, cazzo non ce la faccio più, tra un po? esplodo?.
E Gio capisce. Non c?è bisogno di altre parole.
Non sopporto la gente rozza, sentire i rumori delle mandibole che masticano.
Quel rumore di dita in bocca che si tolgono i pop corn incastrati fra i denti e le gengive.
E gli sbadigli fatti senza la mano avanti, con quel rumore grottesco.
No, nel senso che sa proprio di grotta. Di donna delle caverne.
Insopportabile. Sono una persona intollerante, non lo nascondo. Sono così intollerante che non mi sopporto.
Ciao sono l?intolleranza, ti odio, vaffanculo, muori.
Dovrebbero scrivermelo sulla carta d?identità.
?La prima parola che mi viene in mente quando mi affaccio alla finestra è: sterminio?.
Siamo andati giù, al freddo, e poi in una sala biliardo. Io ho fatto solo un tiro e con quello ho rischiato di strappare la fodera verde del fottuto tavolo. Mi sentivo troppo handicappata, così ho mollato la stecca. Che cazzo.
Tutti mi guardavano.
Gli occhi puntati sulla mia incapacità. E? davvero fastidioso.
Per tutta la sera ho esposto le mie teorie sul perché odiare una ragazza. Devo dire che alla fine li ho convinti quasi tutti.
Violet for president, per un mondo peggiore, non diciamoci cazzate.
Voglio rubare. Rubare tutto ciò che di bello hanno gli altri.
La felicità, il benessere, la ricchezza, la famiglia perfetta, il condizionatore a casa, capelli lunghi e splendidi, pelle di pesca giapponese.
E sorrisi.
E amore.
Vorrei averlo tutto per me e smettere di odiare gli altri perché non sono come loro.
Così infelice.
Sai quel vuoto dentro.
Mi manca l?aria.
Qui. Sepolta sotto la neve.
Farei a pezzi il mio maglione.

Pentole anomale

Martedì, 22 Novembre 2005


Prima pentola

Le cose vanno così.
Ti fanno sgombrare il bagno e poi ti chiamano per dirti che l?idraulico non c?è.
Ti chiamano per dirti che ?tranquilla, i lavori li faremo?. Si ho capito, ma io non sono tranquilla per un cazzo.
Sento la vendetta pulsare sulle tempie. Quando loro saranno pronti io non mi farò trovare.
Venissero pure i poliziotti, i pompieri e le vigilesse troie.
Non me ne frega un cazzo. Il signor ?fettina? continuerà ad ospitare la mia simpatica cacca ancora per un po?.

Seconda pentola

Alla tele c?è Dawsons?s Creek. Che telefilm odioso. Mai sentito nessuno parlare in quel modo contorto e pseudofilosofico.
?Scopiamo??
?No guarda, la morale della legge dell?amicizia mi suggerisce che sarebbe meglio aspettare in nome del rispetto che c?è fra di noi, fra me, tua madre e tuo padre?.
Eh si, loro sono dei ragazzi che hanno dei valori. Già.
Poi però trombano tutti fra di loro e si passano le ragazze, peggio di Beautiful.
Noi trombiamo e crediamo nell?amore.
Io non trombo e credo nel cazzo.

Terza pentola

Ho appena finito di leggere un libro meraviglioso. Il protagonista ha detto una frase che mi ha fatto stare male. Paranoie.
?Non mi piacciono quelle donne la cui fica emana lo stesso odore che emanerebbe una pentola appena scoperchiata. Non mi piacciono quelle fiche pronte ad essere prese, la voglio fresca e intatta?.
Se qualcuno mi dicesse una cosa del genere, credo che correrei a suicidarmi.
Ho passato diversi minuti ad odorarmi le mutande per essere sicura.
Che non si senta odore di pentola piena di minestrone.
Dio, che manie.
Dovrei smetterla di farmi condizionare in questo modo da tutto ciò che vedo e sento.
Oggi per esempio.
C?era questa tipa over 40 seduta al bar.
Aveva il giornale davanti e un bicchiere di gin con ghiaccio e limone.
Parlava da sola. Di sua madre e di suo padre. Ho guardato e sentito tutto.
Questa è la gente che piace a me.
Osservandola mi è venuta voglia di andare a casa e fare la valigia.
Invece sono andata a comprare le patate. Un sacchetto da 2 kg. Sono passata accanto al bancone della mostarda, mi fa schifo, ma mi piace guardare quella frutta lucida a bagno nella gelatina puzzolente.
Mi piace tutto quello che mi fa schifo, basta che sia dietro un vetro.
Ben separato da me.
Ecco, magari abbassi le mutande ad un super-figa-troion-model e la sua fica sa di mostarda.
Ora farò questo pensiero su ogni donna che incontrerò.
Anzi no, devo smetterla.
Dio, che manie.

Quarta pentola

Penso a lui.
A quanto sarà bello lì sopra a discutere la sua tesi. E mi mette anche una tristezza infinta.
Con quegli blu che mi fanno venire voglia di prenderlo nel culo.
Cazzo devo calmarmi.
Ci vuole una bella doccia fredda.
In fin dei conti ho ancora il mio adorato bagno.
E vai Violet.

Addio caro vecchio bagno

Lunedì, 14 Novembre 2005


Preparare un borsone e andare a casa della tua amica.
Perché ti demoliranno il bagno e ti toglieranno l?acqua.
E io ho bisogno di stare con le mie cose, di non essere criticata per le mie abitudini, e so che la mia pazienza sarà messa a dura prova.
Seguire orari che non sono i miei.
Sentire l?odore della merda degli altri, quando sei abituata a sentire solo la tua, che profuma.
Che palle cazzo.
Dovrò arrangiarmi. Dire che va bene e fare l?ospite grato.
Spero che finiscano presto. L?ultima volta mi sono ritrovata in casa due messicani o Dio sa cosa, che incollavano i tubi della vasca col silicone.
Mi chiedo cosa combineranno questa volta.
E poi, dico, io adoro il mio bagno verde. Alcune notti ho dormito su quelle piastrelle gelide. Non volevo dividere il letto con il sacco di merda.
Facevo l?amore con il pavimento.
E tutti i vasetti di crema stavano a guardare, curiosi.
Ho più creme io che una profumeria in centro.
Le cartoline che ho appeso, mi toccherà staccarle una per una.
La foto di quel ragazzino russo, annegato nel fiume, che mi guarda mentre esco dalla vasca da bagno..lo avevo attaccato apposta in quel modo.
Il mio specchio perennemente appannato, dovrò toglierlo, al posto suo ne comprerò uno gigante a forma di cuore.
Perché casa mia è piena di cuori. Come quella spugna enorme, che mi piace stringere al petto.
Tutta colpa del ciccione del piano di sotto, il signor ?fettina?, ora sarà contento.
Ho dato il mio personale addio a tutto questo.
Sabato nella vasca, un orgasmo contro il muro.
Così tanto per dire che gli ho voluto bene.
Ho passato 5 anni allucinanti in quel bagno scombussolato. Su quel cesso, su quel bidet, sul lavandino. Davanti ad uno specchio a volte spietato, a volte consolatorio.
Con le mani contro il piccolo termosifone, compagno di notti insonni.
Notti sveglie come me.
Distruggeranno la stanza e si porteranno via anche una parte di me.
Mi troverò fra piastrelle lucide e nuove. Sanitari scintillanti.
A cosa ti serve un bel cesso se alla fine.
Quello che deve contenere.
E? solo merda.
I grandi quesiti della vita.

Magic cake

Mercoledì, 9 Novembre 2005


Il motel Arcobaleno.
Oggi è ancora lì. Non è crollato stanotte.
Ha continuato a proteggere gli amanti clandestini, viscidi, figli di puttana.
Le zingare urlano per la strada.
L?altra volta una di loro voleva l?accendino e se non glielo avessi dato mi avrebbe sputata.
Mi mostrava la lingua, e su di essa c?era una palla di muco verde.
Senza saliva.
Allora io ho pensato: polli + influenza aviaria + malattia + morte + puzza del suo alito sui miei capelli + voglia di vomitare = gli dò l?accendino.
E lei è andata via con quella gonna del cazzo e i capelli cenciosi.
Sai quelle gonne che piacciono tanto alle bestie che pascolano alla fiera di Senigallia. Le bestie alternative: ?ah che bella gonna, troppo etnica!? (detto con voce gutturale, cioè capito, cioè, io vesto etnico, cioè, il salento, cioè no global capito, cioè dai, che bella la taranta, le stelle cioè).
MA VAFFANCULO.
Guarda i pali della luce in lontananza, con la faccia immersa in nuvole di smog.
Poveri pali.
Che brutto lavoro, che vita di merda.

Aiutiamolo

Ciao, sono un palo della luce.
Lavoro di notte.
Sono sulla strada, vedo le puttane che battono quando tutti voi siete già a casa da un pezzo. I camionisti che se le montano nei containers. Vorrei urlare ma non posso. Vorrei sedermi ma non posso.
Sto qui, tutta la vita, in piedi a guardare e a dare luce a questa merda.
Aiutatemi per favore.
Sono un palo della luce.
Con un occhio al neon e il corpo in acciaio.
La ruggine mi mangia i piedi.
Aiutatemi per favore.
Per favore.

Perché io provo compassione per gli oggetti e non per le persone.
Per i giornali abbandonati sulle panchine.
L?immondizia ammucchiata.
Le foglie per terra che fanno il girotondo.
Questo genera in me tristezza. Io provo una tristezza infinita per queste cose.
E Dio, i giocattoli rotti. Quelli mi spezzano in due. Vedere una bambola senza un occhio, con la faccia pasticciata.
Non sono normale.
Ho visto il ragazzino indiano, quello di cui sono innamorata. Portava una cassa di bottiglie d?acqua ed era bellissimo con quel carico in mano.
Lui, vuole essere un ometto.
Qualche settimana fa ho fatto il viaggio sul bus con sua mamma. Sono portoricani, lei parlava a mille all?ora, non capivo tutto, ma le davo ragione su ogni argomento, per esprimere la mia solidarietà.
Assumevo un atteggiamento come per dire: ?si certo hai ragione, gli italiani sono una razza di merda, ma io sono diversa, di me ti puoi fidare?.
Stronzate.
Volevo solo dirle che suo figlio è molto educato, e che mai in vita mia ho visto un bambino così servizievole e gentile. Aspettavo il momento giusto, quando gliel?ho detto le si sono illuminati gli occhi.
L?orgoglio di una mamma.
Certe mamme ti distruggono. Con i loro sogni. Quelli che cercano di incollarti al culo e che ogni giorno ti ricordano di realizzare con quel classico modo subdolo da mamma che ha la copertura.
No, perché ti voglio bene capito, lo dico per te.
L?amore a volte è un alibi.
Per fare del male.
No, non mi vuoi bene, prendi i tuoi sogni del cazzo ficcateli nel culo.
Non è il mio caso, ma le capisco queste cose.
Io sono nata e cresciuta in un deserto, in un posto dove non c?era spazio per i sogni.
E allora l?altro giorno ho impastato una torta, ne faccio una a settimana. Con una ricetta magica.
La torta dell?amore.
Fare un dolce è una cosa molto intima.
E? alchimia.
La ricetta per godere.

4 uova
2 vasetti di yogurt
7 vasetti di farina
4 vasetti di zucchero
1 lievito pan degli angeli
2 vasetti di olio di semi

E poi io ho una teglia a forma di cuore.
Quando è cotta la cospargo di zucchero a velo. Mi piace quel tocco finale.
La pioggia bianca, la neve sulla terra.
E poi, siccome i miei pupazzi mi fanno pena e mi comunicano solitudine, ho preso il mio nanetto.
Guarda, guarda che bella torta che ho fatto.
Sembrava felice.

Giù, nel pozzo.

Lunedì, 7 Novembre 2005


Il mio bucato è steso fuori.
I maglioni, i pantaloni, i collant, sembrano uomini morti appesi all?ingiù.
Vittime di uno scherzo feroce.
Piove.
Mi verrebbe da dire che il cielo stia sborrando sulla città, ma qualcuno direbbe che esagero.
Esagero.
River Phoenix alla tele fa il criminale un po? imbranato. Questo film l?ho visto anche l?anno scorso.
Era una domenica come questa.
E Pina la sarta stava cucendo ininterrottamente come oggi. Con quella macchina da cucire che sembra un treno.
E va avanti e indietro.
Ieri sono andata in centro. La Milano bene.
Quella che si agghinda per il natale con due mesi di anticipo.
Come una tardona timorosa.
Una che ha paura di non essere pronta per la grande, dannata festa.
La frenesia.
I vestiti.
Le commesse.
Le ragazze sono tutte uguali. I capelli tinti. Bionde improbabili.
Giravo per via Torino con il mio cappellino nero calato sulla faccia. E? che sono tutti così perfetti. Curati. Impeccabili.
E poi sai quella gente attenta. Quella che si guarda intorno per vedere se c?è qualcuno che la osserva con ammirazione.
Il classico figo di merda per esempio.
E io col pollice mi abbasso il cappellino ancora di più.
Non guardo chi vuole essere guardato, ma chi si nasconde. Mi piacciono quelli che hanno un segreto nascosto tra i capelli, o nella faccia, o tra le mani, o sotto il giubbotto.
Fantasticare sulle loro storie, da dove vengono, dove vanno.
Il mondo è fatto di coniglietti della Duracell.
Alcuni si scaricano e si afflosciano.
Altri continuano a correre, ma cazzo, verso dove non si sa.
Io mi sono scaricata, e così resto distesa tra la polvere a guardare le zampe degli altri.
Tenderò tranelli.
Sgambetti.
Li farò cadere tutti.
E? passata un?ora.
Piove ancora.
Mi fa male la schiena.
Il cuore accartocciato.
Non mi sento una rottame, ma l?intero deposito di rottami.
Come quello che c?era dietro casa mia.
Ci giocavamo fra quelle lamiere. I vetri rotti. Le macchine arrugginite. Sono caduta più di una volta su quella merda. Avevo le ginocchia sempre piene di crosticine sanguinanti. Padre Pio io n confronto a me non era un cazzo.
Le mie stimmate.
C?era anche un pozzo, di quelli malvagi, in cui cadevano i bambini nel periodo in cui i bambini nei pozzo andavano di moda.
Era il nostro pozzo dei desideri e ci buttavamo dentro i sassolini.
Esprimi un desiderio.
Voglio avere i poteri magici, era il mio.
Non si è mai avverato un cazzo.
Come venerdì. Averei voluto uscire, davvero.
E invece Giò mi ha chiamato per dirmi che non poteva più venire. E io ero troppo fuori per sbattermi a cercare qualcuno che mi avrebbe accompagnata.
Ho aperto la bottiglia di Jack che mi ha lasciato Mike.
Bevevo e rullavo tabacco.
Parlavo da sola.
Ascoltavo un disco.
E poi mi sono stesa per terra.
E mi sono accorta che ero proprio arrivata giù.
In fondo al pozzo.