Archive for Gennaio, 2006

You Only Live Once

Mercoledì, 25 Gennaio 2006


Bhè non so dove voglio andare.
Però non voglio stare qui. Non immagino tutta la mia vita così, in questo modo.
Tra queste pareti, o a questa scrivania.
La metro tutti i giorni. Il forno a microonde per il pranzo. Le facce dei colleghi.
Che invecchiano insieme a me.
Poi non lo so, ho immaginato così tante cose? non so se serva poi a molto. Ma ho sempre vissuto così.
Sognavo di essere una rock star a quindici anni.
Per avere tutto il potere del mondo.
Sentirmi desiderata. Acclamata. Rispettata.
Vedere la gente piegata davanti a me. Genuflessi in mia adorazione.
A volte l?ho fatto davvero.
Sono scappata.
E qualcuno ha pianto.
Avevo occhi diversi in quel periodo, c?era una strana luce dentro.
Il fuoco.
Mi scatto fotografie e cerco sempre di vedere se nei miei occhi ci sia ancora.
Quel fuoco, dico.
Ogni tanto mi sembra di vederlo. Ogni tanto torna a galla.
Sai quando.. quando penso di essere in strada, su una macchina per chissà dove. A me piace questa cosa. Mi fa impazzire.
Le strisce sull?asfalto che si incollano alle ruote e mi sembra che spariscano sotto di me. Che una volta passata io la strada scompaia.
In modo che nessuno possa seguirmi.
Mi fa sentire al sicuro. Mi fa sentire che anche io ho una via di scampo.
Una dannata possibilità.
Quando ero piccola il mio daddy non mi faceva mai abbassare il finestrino in macchina. Si arrabbiava.
Ricordo che andavamo al mare, fingendo spudoratamente di essere una famiglia sensata. Io guardavo i bambini nelle altre macchine e loro si sporgevano sempre da quei finestrini che mi sembravano immensi.
Desideravo avere un papà che mi desse quel permesso.
Il permesso di sentire il vento mentre la macchina corre.
Ora lo faccio, sai, in estate.
Se vado da qualche parte, se qualcuno mi viene a prendere.
Appena salgo in macchina.
Abbasso il finestrino.
Con i gomiti appoggiati sul bordo irrimediabilmente impolverato.
( Non mi interessa se la sporcizia mi macchia le braccia).
E mi spingo fuori.
Fuori con la testa.
Per sentire il vento violentare i miei capelli.

You Only Live Once

Ci sono persone che credono di avere sempre ragione
Altre sono sempre calme e sottotono
Ci sono persone che sembrano così carine
Ma dentro si sentono tristi e sbagliate

Oh no
29 aggettivi diversi
Ma te ne piacciono solo 7 ,
20 modi diversi per vedere il mondo.
O 20 modi diversi per cominciare una lotta

Dai non uscirtene così.
Posso vedere il sole
E potrò aspettarti, piccola
Siediti sulle mie ginocchia
E zittiscimi
Io mi calmerò
E starò a lungo con te

Un uomo non si accorge di quello che ha
Quando pensa di essere sfortunato
1000 modi per soddisfare il tuo uomo
E nessuna richiesta da fare
Oh Dio e tutte le religioni del mondo
Non importa che scelta fai
Un passo e basta, volta le spalle.

Dai non uscirtene così.
Posso vedere il sole
E potrò aspettarti, piccola
Siediti sulle mie ginocchia
E zittiscimi
Io mi calmerò
E starò a lungo con te

Violet contro Violet

Lunedì, 23 Gennaio 2006


Violet contro se stessa.
Contro le sue certezze.
Mischia Valium e birra. Beve tutto. Manda giù.
E intanto indossa il suo maglione più bello. Quello pieno di strass.
Preparandosi alla sua tragedia personale.
La pressione sale. L?ansia anche. Il cuore si sbatte. Impazzito.
Poi.
Qualcuno bussa alla porta.
(Come quando vai in palestra e cominci a correre sul tapis roulant. L?indicatore segna il massimo. 20 pallini rossi. Gli ultimi due minuti d?esercizio, all?improvviso, compare una scritta. Lampeggia. Cool Down. 5 pallini rossi.)
Cool down, Violet.
Violet contro il cibo.
Contro questa pancia, che è troppo, troppo grossa. E l?ossessione di non ritrovarsi in quello specchio rivelatore e perfido.
Violet contro l?abbondanza.
La golosità. La gola scivolosa.
Però mangiare un piatto enorme di pasta e fagioli nel ristorante della tua amica, cazzo, non ha prezzo. (bhè 30e più o meno).
Violet contro i rapporti sociali.
L?amicizia, ti prego, vaffanculo. Le telefonate ricevute all?improvviso. Le pallose e insidiose richieste di aiuto.
Ma quando ricevi una chiamata dal tuo amico di Roma che non vedi da una vita, non puoi dirgli di no.
Anche se lui vuole che lo accompagni a comprare un grammo di cocaina.
Violet contro la televisione.
I programmi insulsi. La stupidità gratuita. Gli sprechi.
Solo che, sai com?è, ti capita di passare un giorno intero chiusa in casa, sotto le coperte, a guardare programmi e film a rotazione.
E dividendo tutto, ma proprio tutto, con la persona che sta a fianco a te.
Perché è l?esistenza di un?altra persona, spesso, a dare un senso alla tua vita di merda.
Una direzione.
Un semaforo.
Un marciapiede.
Labbra.
E anche delle parole.
Un abbraccio.
Un?emozione.
Violet contro l?ottimismo.
L?allegria che rompe il cazzo. Lo stile tipo ?Dai corriamo tutti insieme felici nei prati e cantiamo una simpatica canzone su quanto è bella la vita?.
Il fatto è che il pessimismo ti uccide. Ti riduce ad un brandello. Come quei pezzi di carne che trovi nei bidoni dei macellai.
E che non servono a un cazzo.
Il riciclaggio troverai nel tuo etto di prosciutto cotto, un giorno.
Violet contro la sporcizia.
Una sborrata sul tuo corpo, ha il suo perché. Su questo non c?è dubbio.
Violet contro la coerenza.
Dai cazzo, non puoi mica ricordarti quello che hai detto o scritto 6 fottuti anni fa. Quella volta in cui hai espresso con rabbia un?opinione,e merda ti incazzavi per sostenerla.
Per avere la soddisfazione di avere ragione. Elencando argomenti e motivazioni, in cui, dai diciamocelo, in fondo non credevi.
Ci stavano bene nel tuo discorso eh?
Visto da fuori filava tutto liscio no?
E dentro di te c?era una piccola parte, una molecola, che uralava ?Ehy, sei una merda!?
Ma la ignori.
Quindi.
Tra cinque minuti.
Cambierò idea su tutto.
Anzi, no.

Esplosioni

Mercoledì, 18 Gennaio 2006


Ho bisogno di un?esplosione.
La mattina vado in metro. La gente si affretta a prendere posto. C?è un sedile vuoto laggiù.
Comincia la gara. Silenziosa e subdola tra me e tutti gli altri stronzi passeggeri.
Devo vincere cazzo, quel posto deve essere mio, e poi io faccio venti fermate ho diritto di sedermi, ho più diritto di loro.
So che non è giusto, ma non me ne frega niente.
Ho vinto.
Il posto è mio.
Appena mi siedo, mi scappa un ?cazzo!?.
I passeggeri delusi si girano dall?altra parte per esprimere il loro disprezzo. Il fatto è che non me ne frega un cazzo del posto, potrei anche farmi il viaggio in piedi, ma la cosa che mi dà fastidio è che se il posto lo avessero preso loro, sulle loro facce sarebbe comparso un ghigno.
Quel ghigno silenzioso e antipatico pieno di autocompiacimento.
Dico, vuoi mettere un ?cazzo!? con un ghigno di merda?
Non c?è partita.
E? per questo che vinco io.
E vince il cazzo.
Diciamo che è una specie di fissazione. Quando ero piccola disegnavo piccoli cazzi sull?agenda di mia mamy.
Diceva che ero una sporcacciona, ma cazzo mamy non aveva capito niente.
La mia era una sorta di curiosità medico-anatomica. Guardavo il cazzettino di mio fratello e lo disegnavo, che ne so, come fanno i pittori con le loro modelle per esempio.
Solo che io disegnavo cazzettini. Mi incuriosiva quel piccolo pezzo di carne con proboscide e palloncino che faceva la differenza tra me e lui.
Ecco, io disegnavo questa differenza.
Ero una bambina intelligente non una pervertita.
Ho cominciato così, poi una volta ho visto il cazzo di un tipo nero, ma quello non l?ho disegnato. Non sarebbe bastata una parete intera per rappresentare quel fungo atomico.
Oggi mi sento sotto un convoglio ferroviario. Ci penso sempre a cadere sui binari mentre sta per arrivare il treno.
Camminare pericolosamente sulla linea gialla come un?equilibrista.
Farmi folgorare dalle rotaie arrugginite.
Sembra strano, lo so. Ma ci penso ogni cazzo di giorno. Uno di quei pensieri automatici, come fare colazione, dover pranzare, la palestra ecc.
E? strano vedere come la vita sia scandita da tempi, ore, minuti, appuntamenti. Non era questo che immaginavo. E quindi al di fuori di queste ore, minuti e appuntamenti ritaglio una parte per pensare agli omicidi, alla morte violenta, agli schianti.
Denti che saltano e nasi che si sciolgono nell?acido. Pezzi di cranio e capelli che si staccano. Arti amputati.
E penso a come potrei sentirmi, devo essere pronta a qualsiasi cazzo di cosa. E? questo il bilico che mi uccide. La tensione che mi tiene in piedi.
Correvo ieri sera e sentivo le cellule del mio corpo scontrarsi tra di loro. Quindi correvo più forte, perché succede questo quando decidi di scomparire.
E succedono un sacco di altre cose.
Tipo accendere la televisione.
E vedere che proprio lì.
Dentro lo schermo.
C?è qualcosa per te.
E l?esplosione arriva.

La mia tuta ha la cerniera

Lunedì, 16 Gennaio 2006


Vivevo in una casa.
Aveva mattonelle marroni. La casa in cui sono nata. Quella che io chiamo la casa della sofferenza.
Quando non andavo a scuola mi sedevo al tavolo in cucina a disegnare.
Sempre nello stesso posto, fino al liceo.
Ho fatto un incubo.
Ho sognato di essere seduta lì. Disegnavo bambine con tre occhi usando pennarelli colorati.
Sentivo qualcuno dietro di me.
Squillava il telefono.
Era la voce del figlio di puttana.
Sudo freddo. Paralisi corporea.
Violento risveglio.
?C?ho l?influenza dei polli, non v?avvicinate perché non apro a nessuno?.
E attaccata alla maniglia ho messo una bustina contenente le simpatiche riviste dei testimoni di Geova: La torre di guardia e Svegliatevi!
E? così ho tenuto lontana un po? di gente. Forse troppa dato che nella mia palazzina si è diffuso il panico.
Ma stavo male e non avevo voglia di ricevere visite.
La mattina è piena di rugiada chimica. La vedo dal balcone di casa mia.
Tra un po? i calciatori riempiranno il campo prendendo a calci la brina sull?erbetta.
Mi stanno sul cazzo le loro fidanzate a bordo campo.
Euforiche. Tifose per amore.
Ma vaffanculo.
Succo d?arancia. Acticrip. Riso in bianco. E l?influenza è scivolata sotto il letto.
Ho passato le giornate ascoltando musica e guardando vecchi film come L?angelo azzurro.
Il sapore di un’ umiliazione.
Il cuore batte forte. Il sangue cammina sulle guance. La lingua si annoda.
Questo è l?effetto che facevano a me.
Le umiliazioni.
E dentro montavo rabbia come si fa con la panna fottuta e un paio di fruste.
Sbatti. Sbatti fortissimo.
Okkay cazzo, non devo pensraci.
Chuck Norris, quello di Walker Texas Ranger, sponsorizza la Total Gym, una macchina che ti fa diventare l?incredibile Hulk nel giro di due settimane.
Usa la pettoral machine e sarai pronto per andare a fare il coglione nel Texas vestito da cow-boy.
Sono seduta sul letto e vedo Pina la sarta sbattere i suoi tappeti pelosi sul mio bucato bianco e profumato. L?istinto è quello di alzarmi e di gridarle ?che cazzo fai Pina, porca troia, non vedi che ho appena steso??.
Ma non ce la faccio.
Il mio utero si sta disintegrando come un kamikaze e non riesco ad alzarmi.
Prima delle mestruazioni mi trasformo in una specie di scimmia ninfomane.
Le tette diventano grosse e dure e cazzo questa cosa mi eccita tantissimo.
Quindi non mi dico mai di no quando mi chiedo:
?Violet, ho voglia di scoparti?.
Faccio scivolare la cerniera della tuta.
Immagino una sborrata calda sulle tette.
Non sono sola.
E poi passano le ore. Al buio.
Mi rinchiudo in questa stanza e sembra che tutto sia imbottito di ovatta sterile.
Io sono la ferita che si trova al centro.
Mi alzo. Lentamente.
Faccio scivolare l?inquietudine nella vasca.
E l?acqua si tuffa nello scarico.
Col rumore di una tempesta.

L’ Actigrip è più pesante dell’anfetamina

Lunedì, 9 Gennaio 2006


Mi sono masturbata guardando Squadra Antiscippo.
E lo so che sembra una stronzata, ma per me è stato troppo romantico.

Prova ad uscire la sera con un tipo che alla fine è fuori di testa.
E allora vai al ristorante e fai finta di essere una ragazza per bene anche se vorresti tagliare la tovaglia col coltello e cercare di litigare con qualcuno.
Come ad esempio la coppia seduta al tavolo a fianco.
Lui che fa il mega simpaticone e lei che lo guarda beatamente, come per dire ?sono la donna più fortunata del mondo?.
Cazzo si, sei davvero fortunata se ti scopi una specie di cabaratterista con il senso dello humor di un gorilla lobotomizzato.
Con tutto il rispetto per il gorilla.
Io non avevo mai pestato una merda in vita mia, e venerdì per la prima volta credo di essermi imbattuta nel più grosso cagatone esistente nei paraggi di casa mia. E me lo sono portato dietro tutta la sera.
Al ristornate col cagatone.
Al pub col cagatone.
A casa col cagatone.
Insomma la merda sotto la mia scarpa deve essere stata ben felice di passare una serata del genere, in compagnia dico, fra amici e alcool.
E poi restare in piedi tutta la notte, sempre tu e il tuo amico, a guardare per l?ennesima volta Che fine ha fatto Baby Jane?
Chi non ha mai visto questo film probabilmente del cinema non capirà mai niente.
L?inganno, la violenza, la follia, il decadimento.
Perché quando diventerò vecchia credo che sarò crudele come Baby Jane.
Spierò la gente dalla finestra e risponderò male a tutti per poi fidanzarmi con un tipo grasso e giovane che verrà da me solo per fottermi i soldi.
E io glielo lascerò fare.
A patto che lui ripeta in continuazione che sono bella e brava e che si faccia chiamare Cicci.
Cicci amami per favore.
Dai Cicci guardami.
Cicci fingi per centomila dollari. Pagamento anticipato. Ma fai di me una donna felice.
Ho preso una pillola.
Di quelle a effetto super immediato per l?influenza, la febbre e il muco.
Insomma io non prendo mai pillole e non sono una che si fa di Aulin o di Aspirina.
E così dopo aver ingoiato una dose di Actigrip mi sono stesa sul letto e ho dormito per 13 ore.
Sognando per tutto il tempo facce deformate e facendomi strada tra mostri di ogni genere.
Il resto del tempo l?ho passato in casa.
Mi sono strafatta di film.
Ho rivisto L?imbalsamatore. Voglio dire, non capita mica tutti i giorni di incontrare un nano con tre dita che vuole spararti.
Quindi precedilo e sparalo tu. Poi mettilo in macchina e butta tutto in un fiume. Chissà se ce l?hai fatta o se lui tornerà a cercarti, perché è segretamente innamorato di te.
Ah cazzo Dogville. Mai visto un film così spietato e crudele.
Il fatto è che tu non puoi avere paura. Il fatto è che sei cattivo e lo sai. Il fatto è che prima o poi verrai a galla.
Come quando cucini gli gnocchi e ti senti tanto figo nel farlo.
Ogni gnocco che sale su è come un tuo difetto che viene scoperto. E a me piace pensare alla faccia che farai.
Dice Mikey mettendosi contro il muro e allargando le braccia: ?tutti abbiamo un ombra e non ce ne possiamo liberare?.
Ecco la mia in questo momento mi tiene seduta sulle sue ginocchia mentre ascolto Juliette urlare e muoversi in preda al parossismo.
Vorrei un?altra di quelle pillole ora.
Una doppia razione.
Per svegliarmi direttamente tra una settimana.
E ripetere le stesse cose, uscire col tuo amico fuori di testa, pestare una merda bella grossa, sbronzarti, guardare un film e poi collassare dal sonno scopando con le ombre.
E ancora.
E ancora.
Fino a diventare quella piccola ombra che si staglia sul muro.

Patologie di una ragazza non adatta all?occasione (e sempre col culo fuori)

Mercoledì, 4 Gennaio 2006


Patologia da blog

Credono che dare la figa in giro faccia le persone importanti.
Credono che avere uno stronzo di giornalista che scrive quattro puttanate alla rinfusa, su di te, su un giornale, sia una cosa figa, cazzo.
Credono che sia un onore.
Credono che col sfottuto blog si diventi famosi.
Credono di sfondare.
Vero?
No, perché cazzo, dico è questo quello che pensano.
Credono che Courtney Love insegni.
Credono che la filosofia delle riot grrls abbia ancora un senso.
Credono capito, queste quattro teste di cazzo.
Mi divertirei a fare scoppiare un grosso pallone di Maradona fra le loro chiappe.
Penso che la figa sfondata non ti porti da nessuna parte se non alla depressione e alla non accettazione di se stessi.
Penso che il successo nella vita non conti un dannato cazzo e che io non aspiro a sto cazzo di successo, ma al SUL_CESSO. Teste di cazzo, lo volete capire che io voglio stare sul cesso.
Sul cesso, cristo.
E? lì che ogni uomo diventa un re.
E basta con questa stronzata dell?aggressività, dello IO MI SCOPO IL MONDO, perché Courtney Love è diventata la caricatura di se stessa e le riot grrls sono diventate delle zitellone infelici e piagnucolone. Loro si che passeranno la giornata a guardarsi le vecchie puntate di Dallas.
Chi rincorre il successo mi fa schifo.
Senti dolcezza, fai una cosa: rincorri il successo del cazzo, ma corri eh, quando ti si saranno consumati quei ridicoli tacchi di merda, e le suole, e i piedi assieme a tutte e due le caviglie, quando avrai l?affanno, quando la faccia ti sarà diventata viola a furia di correre e le chiappe ti si saranno allargate per bene, quando avrai imparato a scrivere, quando avrai letto tutti i libri che io leggo con voracità, quando avrai provato quello che ho provato io, quando sarai morta e resuscitata almeno 10 volte, quando avrai davvero fatto tutto questo, allora inginocchiati.
E baciami il culo.

Patologia da viaggio

Mi sono distesa. Di notte.
L?autobus viaggiava in silenzio. Dicono che sono pazza a fare un viaggio del genere, così lungo, con un autobus. Prendi l?aereo. No non posso.
E? che tutto quel tempo mi serve per prepararmi.
Per capire come dovrò affrontare il mondo una volta a casa.
Mi sono distesa. Di notte.
Con la testa vicino al finestrino.
Tutti dormivano.
Schiacciavo le stelle con le dita.
E poi la luna, si è appoggiata sulla mia fronte.
La luna. Di notte.
Si è addormentata sul mio viso.

Patologia da benvenuto

Sorridi. Come stai. Va tutto bene. Si, non sei dimagrita. Mangi vero? E per il bagno tutto a posto?
Sei stanca? Riposati dai. Non preoccuparti di niente in questi giorni.
No. Infatti.
Fingere di essere felice, per una sola settimana, non dovrebbe darmi nessuna preoccupazione.

Patologia da finta allegra famigliola felice

Si mangia.
Si mangia.
Si mangia.
In alcuni momenti, la mia, sembra quasi una famiglia normale.
Poi abbasso gli occhi sul piatto del sugo. Disegno ghirigori con la forchetta.
Penso che la mia famiglia sia un casino.
Penso a tutte le volte che la odio.
Tutte le volte che avrei voluto nascere da un?altra parte, avere genitori diversi.
Questo farebbe di me una bastarda.
O un?egoista.
O un?ingrata.
Però ho collezionato un sacco di problemi. Di complessi. Paranoie.
E poi mi tocca davvero sentire certe stronzate. E giudizi.
Di quelli che si abbattono sulla mia testa con la potenza di un fulmine.
E mi bruciano tutto.
Tutto.
Sono cenere grigia.

Patologia da rivelazione improvvisa

Sarebbe stato bello.
Dicono sempre così. Incidente. Incidente d?auto.
Ci avevo creduto.
Invece no.
E. è morto in una stanza d?albergo.
Overdose.
Tutto solo.
In questo giorni non penso ad altro. Immagino la scena. A quel corpo che per me ha significato moltissimo. Ai sogni erotici fatti su di lui. Sui suoi capelli.
La gente la verità te la racconta sempre da ubriaca.
Tutti dovrebbero bere di più, mi viene da pensare, per vivere in un fottuto, stramaledetto mondo, senza menzogne.

Patologia da abbandono

Sono rimasta senza parole.
Si comincia con quel ?Non so cosa dirti?.
E si finisce con il silenzio più ottuso e ostinato.
Impenetrabili dubbi.
Nick Valensi direbbe ?Amo il rumore dei tuoi passi mentre vai via?.
E? solo l?ennesima delusione da sbattere in una collezione di cuori inchiodati.

Patologia da capodanno

Trascinavo la valigia in stazione sognando notti alcoliche.
Una baita in montagna.
Un tavolo pieno di bottiglie.
Sentivo l?ostilità delle ragazze rimbalzare sul mio vestitino corto e scollacciato.
Rigorosamente non-adatto-all?occasione.
Ma questa sono io.
Ho sniffato una striscia di cocaina ogni mezz?ora, fino alle sette di mattina.
Terribilmente lucida.
Terribilmente consapevole di tutto.
Avrei voluto proteggere la Mary dai commenti odiosi di quelle stronze omologate.
Invece sono rimasta a guardare la gente ballare sui tavoli, immaginando scene stile Natural Born Killer.
E poi a casa. Sotto una pioggia improvvisa e spietata.
Non so cosa succederà quest?anno.
Non ho progetti né fottuti buoni propositi.
Voglio peggiorare e diventare una persona di merda.
Voglio essere quella che infligge e fa soffrire.
Voglio essere la causa, non la conseguenza.
Voglio essere quella che non crede e non rispetta.
Vaffanculo.

Patologia da ritorno a casa

I cumuli di neve sui marciapiedi sembrano uomini morti abbandonati a se stessi.
Come me in questo dannato istante.
Non ricordo una stagione così fredda da quando vivo qui.
Questo inverno.
Durerà per sempre.