Archive for Marzo, 2006

Pelle fragile

Mercoledì, 29 Marzo 2006


Se vuoi vengo..
Sotto il tuo piumone.
Adesso, che è notte.
E lo sai che la tua vicinanza deformerebbe il ritmo del mio cuore, trasformandolo in una canzone stonata, incisa su questo spartito notturno.
No, la televisione non mi interessa.
E? tutto così volgare. Questa gente si farebbe cagare in faccia per vincere una macchina.
Questi cantanti sono disposti a farsi umiliare per essere poi celebrati.
Il prezzo da pagare.
Hai ragione tu, quando dici che tutto questo non è affatto divertente.
E si che lo vorrei.
Che tu mi guardassi mentre preparo la mia torta a forma di cuore.
Mi dici che sono bella.
E mi infiammi.
Io sono benzina.
Tu la scintilla.
Quella volta.
Quella volta che ho deciso di pensare a me, ma mi sono ritrovata a pensare a te.
Ci sono cose che si attraggono inesorabili.
Cosa sarebbe la notte senza luna.
Lo sai che l?aspetto tutto il giorno. La notte.
Al di là di questo tempo crudele. Prolungato.
Al di là dell?esigenza di regolare le lancette, perché tutti vogliono correre insieme.
Tutti vogliono morire allo stesso modo.
Tutti.
Tranne noi.
Chi ha tessuto questa rete incandescente,
Tra me e te.
E tutte le parole arrotondate e affilate che sappiamo affondare l?uno nella carne dell?altro, come solo due amanti sanno fare.
Visceralmente.
Ti amo anche quando ti odio.
Quando vorrei fare a pezzi le tue ragioni.
E i miei sbagli.
Quando vorrei annientare le mie esigenze.
E le tue paure.
Le strade, le curve.
Le discese, le salite.
La lotta e poi l?amore.
I silenzi tormentati.
Siamo schiena contro schiena.
Spalla a spalla.
E mano nella mano.
Labbra.
Pelle.
Sei il mio involucro fragile.
Se vuoi, vengo.
Sotto il tuo piumone.
Il futuro è tra un minuto.

Lucifero culo

Lunedì, 27 Marzo 2006


No.
Non sono andata alla Notte Bianca e chi ci è andato è un viscido che si muove a comando e fa quello che decidono loro.
Perché ti fanno fare tardi. Ti danno il permesso. Proprio in quel giorno dell?anno in cui la notte dura di meno.
Poveri coglionazzi.
Stamattina alla fermata c?era la tipa che chiamo ?faccia di pastafrolla?. Quella che sta sempre a parlare al telefono anche alle sette di mattina.
Ci sono facce che vanno in coppia con particolari tratti somatici. Lei è nella categoria faccia lunga + occhi spioventi.
La picchierei. Odio la gente brutta.
Sono stata a casa, ho guardato Old Boy. E? geniale. Mi piacciono i coreani. Il loro humor nero. Mi sento appagata guardando il protagonista vendicarsi.
Mi identifico con lui.
Andare in giro con un martello a spaccare la teste della gente. Di chi ti ha fatto male. Di chi ti ha rinchiuso.
Oppure tirare i denti a tutti, con una pinza.
Ci sono scene che ti danno un brivido al collo. Ogni tanto mi tocco.
Controllo che sia tutto a posto.
Fermo.
Solido.
Come i miei denti.
Okkay a posto.
Nessun dente dondola, posso andare avanti.
Vicino a me, adesso, è seduto un indiano. Ha le mani in tasca. Sembra che stia stringendo un detonatore. Perché sono convinta che morirò così?
Lo guardo. Mi guarda.
Chi salterà per primo fra me e te.
A Milano gira un maniaco.
Sono anni che vedo la metro, i bus,i tram, le stazioni, i cartelloni pubblicitari imbrattati da frasi tipo:?Lucifero culo? ?Lucifero troia?.
La grafia è sempre la stessa.
Ho immaginato un personaggio con la faccia di Charles Manson e gli occhi spiritati fuori dalle orbite.
Che ne sai. Magri è un prete. O il capo di una setta.
Solo che questo prende le cose troppo sul personale.
Lo chiama Lucifero, per nome, mai demonio o diavolo.
Proprio Lucifero.
Una faccenda privata.
Una crociata.
Cazzo, devo trovare quest?uomo.
Gli sto dando la caccia.

Pensieri da marciapiede

Giovedì, 23 Marzo 2006


*Cammino per le vie del centro.
In questa Milano prostrata dalla miseria.
Le commesse stanno sedute nei negozi. Quando mi fermo davanti a una vetrina le intravedo, tra quei vestiti morti.
Con le loro facce imploranti. Supplichevoli.
Mi sembra di sentire i loro discorsi sugli affari che vanno male e sui clienti di merda che non comprano niente.
So che si incazzano quando non mi vedono entrare, in fondo sono la loro possibilità di guadagno delle 11:30.
Io le odio.
Un giorno diventerò ricca e mi comprerò tutto il negozio. Le sbatterò fuori, insieme a quelle loro facce da circo.
Pensieri da marciapiede.
Voglio solo trovare il li libro di Lenny Bruce.

*Ho visto una ragazza schiacciare le palle del toro, sotto la galleria del Duomo.
Sorrideva maliziosa al suo ragazzo.
Era brutta.
E tutta questa scena l?ho trovata volgare.
Una schifosa coppia normale.

*Vorrei essere invisibile.
Dio ti prego, fammi diventare invisibile.

*Ho comprato un disco dei Devo. Di quelli a 4 euro.
Ho comprato cinque libri. Sono stata attenta ai prezzi.
E poi l?autobiografia di Lenny Bruce, cazzo l?ho trovata.
Come parlare sporco e influenzare la gente.
Quando me l?hanno presa dallo scaffale ha cominciato battermi il cuore.
Lenny Bruce.
Con quei capelli corvini e lo sguardo disperato.
Credo di essere nata nell?epoca sbagliata.

*All?internet point ho visto il travestito. Si, quello che lavora in Viale Zara.
Abita da queste parti, è grosso e puzza.
Ma è un tipo simpatico. Parla da checca, velocissimo e non si vergogna per un cazzo.
Lo ammiro.
La mattina si mette la tuta, di notte indossa tubini neri attillat e una cascata di capelli biondi finti che ondeggiano impazziti.
Quando passa tutti ridono e si scambiano occhiate complici.
Ecco come un travestito mette d?accordo l?umanità.
Un giorno mi ha visto smanettare davanti al pc e mi ha chiesto se potevo fargli un sito per mille euro.
Ho sorriso, gli detto ehy guarda lo farei, ma non ho il computer a casa, davvero non saprei come lavorarci su.
E lui ha continuato a parlare non so di cosa.
Ho continuato a sorridergli e a fare si con la testa, immaginandolo intento a farselo buttare nel culo.
Scene da un matrimonio.

*Torno a casa.
Gli uccelli gridano.
Gridano, si. Non ho mai sentito un uccello fare dei versi così terribili.
Qui è tutto talmente mostruoso.
Questa natura deforme e questo sole distorto.
Ho solo un pensiero fisso da ieri notte.
Una cosa che gli ho detto un po? di tempo fa.
Anche le parole a volte sbiadiscono. E le note perdono il loro suono.
Bevila tutta d?un fiato.
Nella gola mi è rimasto il gusto delle tue risate, come se ingoiando questo tuo sorriso riuscissi a farmi contagiare. Ma mi ritrovo a ridere da sola.
Adesso che ti penso.

Il mio teessssooorrrooo

Lunedì, 20 Marzo 2006


Uno

Forse sto diventando come loro.
Lo sento camminare dietro di me, i suoi passi felpati e veloci.
Apro il portone, e schizzo fuori, lo sento ancora.
Non mi giro.
Non me ne frega un cazzo di sapere chi sia. Mi innervosisce pensare che sono appena uscita di casa, mi sono appena alzata cazzo, e dietro di me c?è una persona che cammina di fretta.
Perché deve andare al lavoro e mi vuole sorpassare.
E allora cammino più veloce, apro il cancello e lo lascio andare, spero che gli si chiuda in faccia, lo so che mi odierà, ma davvero, è già troppo pesante il lunedì mattina, e io non posso sopportare tutto questo.
E poi salgo in metro e ad un certo punto una signora dice ?la borsa, la borsa, c?è una borsa? e nessuno dice un cazzo.
Mi sposto e vedo che per terra qualcuno ha abbandonato un borsone taroccato Gucci e allora penso terrorismo + elezioni + borsa + no-global + cazzo in Italia l?attentato non l?hanno ancora fatto + al peggio non c?è mai fine = mi alzo e dico ?bravi state voi qui io cambio treno?.
E resto di stucco, perché nessuno dice un cazzo, nessuno muove un dito, ma ehy non devi avere per forza paura, solo che potresti anche chiederti di chi è un borsone enorme abbandonato in metro.
Invece niente, amebe, immobili, annichiliti.
E scendo pensando che dovrebbero proprio saltare in aria, tutta questa indifferenza merita una severa punizione.

Due

Ci stanno torturando e non ce ne accorgiamo, ovunque sorgono cartelloni per le elezioni, quelle facce col ghigno, mi sembra di impazzire.
I capelli bianchi e grigi, ma tenuti in ordine, perchè sei vecchio ma ben custodito, non come quelli del bar sotto casa mia, vecchi allo sbaraglio.
E mi sento male, perché loro andranno a votare e saranno ubriachi e faranno una stronzata, metteranno una croce al posto sbagliato, e tutta la fila fatta per aspettare il proprio turno non sarà servita a niente.
Perché c?è tutto questo spreco di anime, di persone e di parole.
Lo trovo triste, mi distrugge.
Mi sento al sicuro a casa, di domenica, e guardo i programmi sul televideo che dice : ?alle 14:30 su italia uno si farà Karate Kid?.
Mi emoziono, ripenso alle prime volte al cinema, quando ero proprio una ragazzina, e Ralph Macchio che per me allora era un figo e con quel film ti faceva pensare che potevi diventare un eroe anche se eri sfigato e ti vestivi da doccia alle feste in maschera.
E cazzo puoi avere la ragazza più bella del liceo.
Ma niente, si mettono a fare politica, usurpano i palinsesti, perché per loro è normale fare così, decidere quali siano le tue fottute priorità e gestirle come vogliono.
Sai quanto mi incazzo se vedo una faccia di merda prepotente come Mario Giordano al posto di Ralph Macchio.
Al posto della mia fottuta domenica programmata.
Ci sono persone che ti fanno rabbia, che odi e non sai perché, non sai in quale angolo remoto del tuo corpo si nasconda questo livido, e bhè io odio MARIO GIORDANO.
Quindi ho solo dormito, per colpa sua, e ho fatto incubi terribili.

Tre

Premetto che:
Odio i folletti e Tolkien, quella storia lunga e pallosa, e tutte quelle stronzate sugli elfi e sulla terra di mezzo, ma ormai ho cominciato a seguirlo e vado avanti.
Il signore degli anelli.
Praticamente c?è un hobbit con i tacchi, Bilbo, e dico, se sei nano, non metterti i tacchi, accetta la tua condizione e basta e poi dico, che zio sei se dai a tuo nipote la croce di portare l?anello in giro per il dannato mondo.
Egoista.
Poi c?è Gandalf il grigio che ad un certo punto diventa bianco e insomma questo finge di essere vecchio ma in realtà è più agile di Ralph Macchio e del maestro Miaghi messi insieme. Un gran furbone in poche parole.
Il mio preferito è Gollum, perché è viscido e fa schifo, e poi è orribile e mi viene voglia di guardarlo e di esaminarlo.
E? da ieri sera che parlo come lui.
La cosa che non capisco è perché il personaggio più reale, più vero del film lo abbiano realizzato al computer.
Gollum.
Che si consuma per l?anello.
E? come per dire che tutto quello che ami alla fine ti distrugge.
E ti finisce.

Ritorni di tutti i titpi

Giovedì, 16 Marzo 2006


Ritorno paranoico

Il cinese si mette una mano sulla bocca e comincia a tossire.
Tossisce e si nasconde.
Si nasconde e tossisce.
Con la testa infilata nella giacca a vento.
Io siedo accanto a lui. E? sera. Su questo pullman che puzza di gente.
Perché il cinese si nasconde?
Perché è tornato dalla Cina cazzo. Ha accarezzato i suoi polli sporchi di merda infetta e ora sospetta di avere l?aviaria. No, non ne è sicuro.
Lui tossisce.
E io vado in panico. Mi infetterà e tutti mi odieranno perché sarò la prima italiana col virus. Penso a me con la faccia da gallina.
Guardo la signora in piedi.
La devo toccare.
Infetterò anche lei.
Il contagio.
Sarà la fine.

Ritorno agli anni 90

Guardo la partita e guardo La Fattoria.
E?appagante vederli sporchi, a spalare merda. E poi c?è quella che faceva Non è la racchia.
Ah si, io lo guardavo sempre. Mi piaceva Marzia.
E ballavo anche Please don?t go.
Di nascosto però.
Gli anni 90, mi stavano crescendo le tette, anche quelle crescevano di nascosto.
Pensando alle mie foto qui, mi accorgo di quanto tempo ho passato a tenere le mie tettone al riparo dal mondo.
Meno male non ho continuato a farlo.

Ritorno all?autoerotismo

La Roma ha segnato.
Rigore di Mancini.
Ho sentito una cosa agitarsi nello stomaco. Come se mi avessero tirato quel cazzo di pallone nella pancia.
E magari domani qualche giornalista stronzo avrà il coraggio di criticare questa squadra grandiosa.
Così vanno le cose.
Chi non sa scrivere fa il giornalista.
Chi non sa governare diventa presidente.
Mi sono masturbata durante il faccia a faccia Fini ? Rutelli.
L?altra volta ho dimenticato di dirlo.
Comunque, non so perché l?ho fatto.

Ritorno alla troia con le scarpe del cazzo

Pensavano che stessi dietro di lei per fotografarle il culo.
No, non il culo.
Sono le scarpe.
Sempre quelle cazzo di scarpe, sempre quella giacca e quei cazzo di capelli. Rossi e finti.
L?ho vista da lontano, l?ho riconosciuta e l?ho inseguita.
Flash su quelle scarpe del cazzo.
Flash su quella camminata da donnaccia.
Flash.
Avrei davvero voglia di romperti quella testa di cazzo che porti in giro.

Ritorno all?inferno

La PORTINAIA ha cambiato posto all?immondizia.
Ha messo un cartello, ma si era accorta di aver sbagliato, così ha corretto la scritta incriminata.
Ora per buttare un sacco con i tuoi avanzi schifosi devi fare il giro della morte.
Scendi, gira a sinistra, gira, gira e gira.
E chissà in quale girone dell?inferno ti ritroverai.

Dietro le spalle

Martedì, 14 Marzo 2006


Stamattina avevo scritto un post.
Sul treno.
Così, come ho cominciato a fare ultimamente.
Ma sai, l?ho cancellato.
Quello che provavi due ore fa è sempre diverso da quello che puoi provare adesso.
Ascoltando una canzone.
Il vento ha soffiato tutto il fine settimana.
E sono uscita per la strada, con il sole e il vento, perché è così.
Volevo solo farmi schiaffeggiare e sentirmi viva.
E?strano.
Ho bisogno di lavorare, ma non me ne frega un cazzo di essere sull?orlo del fallimento.
Il mio fallimento.
Quelle costellato di promesse fatte da una persona che alla fine è sempre meglio vestita di te e per quanto ne possa dire, per quanto possa prometterti, non starà mai nella merda come te.
E non si veste come te.
E guida una Mercedes, mica va a piedi come fai tu che in fondo non ti puoi permettere neanche la patente.
Gli automobilisti alla fine li odi per questo.
Perché loro guidano e tu no.
I sogni si pagano.
E si pagano insieme a quel finanziamento, perché quel finanziamento ti sembrava una cosa così figa, insieme alle bollette, insieme alla spesa che fai per tutta la settimana.
In quel supermercato, quando ti aggiri per gli scaffali con il telefono in mano impostato sulla funzione calcolatrice.
Perché quando stai per perdere tutto devi stare attento ai centesimi.
A quel numero dopo la virgola che fa la differenza.
Appoggi la busta sulla bilancia e non la lasci andare perché così pesa meno.
E paghi meno.
E pensi di venderti.
Di fare marchette da qualche parte.
Di non chiedere niente a nessuno, tanto quello che possono darti gli altri non ti può bastare e domani ti ritroverai solo con un debito in più.
Un creditore che ti rincorrerà con la nuvoletta attaccata al culo come nelle strisce dei fumetti.
Ma non me ne frega un cazzo.
La prassi è che ora dovrei scrivere qualcosa sulla mia sfiga.
Che dovrei lagnarmi e impietosire qualcuno.
Che dovrei fare una lista per dimostrare che ho mille buone ragioni per stare male.
Mille motivi per piangermi addosso.
No, guarda, non me ne frega un cazzo.
E? proprio vero.
Si ha più paura quando le cose minacciano di venirti incontro, ma quando sei già arrivato alla fine non è poi così terribile, sai.
?devi capire che ho bisogno di salire su questo treno, vedi, io salgo su questo treno per non finirci sotto?.
Che dici.
E? proprio arrivato il momento di lasciarmi questa città unta alle spalle.
Il vento continua a sbattere contro questa finestra immensa.
A tratti penso.
Che sia venuto a portarmi via.
E andiamo cazzo.
Andiamo.

Sit down
gimme your hand
I’m gonna tell you the future
I say you
leavin’ up believe
the somebody who really search you

someone like me
stand still
breath in
Are you listen to me?

You don’t know
somebody is ache in
keepin’ in only
somebody won’t let go
How is hard..
but the truth is
this pain this..
livin’ in the love show

Breek down
gimme some time
I don’t underfeel to confusion
Right now
It’s so wrong
but maybe it’s so in the future

someone like you
stand still
breath in
Are you listen to me?

maybe truths maybe lies
make me want you
maybe done maybe wise
I don’t know

You don’t know
somebody’s hurtin’
holdin”n holdin’
somebody’s called let go
How is hard..
but the truth is
this pain this..
livin’ in the love show.

Festa delle troie 2006

Giovedì, 9 Marzo 2006


Nasty non puoi farmi questo.
E? da stronza dai.
Non puoi farmi chiamare da tua mamma solo perché sai che a lei non posso dire di no.
Non ho via d?uscita.
E quindi sono venuta.
Riesci sempre a vincere.
Tu.
Però ora fino alla fine dell?estate non voglio sentire proposte del tipo ?Dai Violet! Però come sei! Manchi solo tu!?
Si, da ora in poi, voglio mancare.

Festa delle troie 2006

Se ci penso mi viene da ridere.
Non pensavo che esistesse davvero un locale del genere.
Tipo discoteca anni 80 per sessantenni.
Con le palle argentate appese al soffitto, quelle piene di specchietti quadrati luccicosi.
Brillantosi.
Sul pavimento c?erano luci arcobaleno che si accendevano ad intermittenza illuminando le camicie di raso blu dei cantanti.
Si, esatto, raso blu con decorazioni argentate.
In tutto quattro cantanti tarchiati che facevano i piacioni.
L?età media della mia tavolata era 40/50 anni.
Mi sono guardata intorno.
Le signore erano tutte della stessa specie: periferia terrona di Milano.
Te ne accorgi dai modi.
Da quei vestiti dozzinali.
Dal modo di ridere sguaiato.
Dai denti mancanti.
Dalle gonne aggrinzite impregnate di solitudine.
Da quell?eccitazione strana, quella che anima la gente depressa.
Guardandole immaginavo la loro vita.
Mi sono chiesta quante di loro avrebbero potuto avere il culo sporco di cacca.
Che forma ha la loro fica?
Quante di loro vengono regolarmente picchiate dai mariti?
Ce n?è una in canotta bianca traforata. Capello biondo scompigliato. Lei forse è alcolizzata. Si alza prima di cominciare a mangiare e fa la pazza per la sala.
Stringe la mano a tutte.
Cazzo, sei troppo la protagonista di questa serata stropicciata.
Dopo l?antipasto qualcuno annuncio l?arrivo di uno spogliarellista di fama europea.
E partono i gridolini: Si! Si! Si! Ohhhh!
Il fumo. Dal fumo sbuca un tamarro vestito con un completo a quadratoni bianconeri.
Il tamarro balla, si avvicina ai tavoli e cerca di tirare in mezzo le donne più impacciate per far decollare il numero.
Con quella tipica lotta del cazzo in cui l?uomo fa il predatore e la donna fa la timidona.
Bhè, tranne la bionda che si è offerta volontaria.
Il tamarro cocainomane alla fine si è spogliato rimanendo in perizoma.
La prima cosa che ho pensato è se si fa male quando si depila il culo.
Venti minuti di tamarrate gli vengono pagati 500 euro, ce l?ha detto il cameriere.
Le signore sono ormai gasatissime, quindi i musicisti cominciano a suonare tarantelle a raffica.
Cazzo ragazzi questo è il divertimento tutti in pista!
Io sono rimasta seduta tutta la sera, me la sono ghignata guardando quel casino surreale.
Sembravano impazzite.
Si muovevano come si sarebbe mosso un paziente ad una seduta di fisioterapia. Ma chi cazzo sei Pinocchio?
E allora il trucco ha cominciato a sciogliersi.
I capelli a bagnarsi.
Le ascelle pezzate.
Le facce rosse.
Tarantella, Gigi D?alessio, trenini dell?amicizia e della solidarietà tra donne.
Fiatoni.
Tutte queste donne si dirigevano verso la pista con i tacchi perfettamente dritti.
E tornavano al loro posto con i tacchi storti.
Ridevo da sola cogliendo particolari nascosti e mi sono detta ?Dio ti prego, domani fa che mi svegli uomo?.
E? che tutto mi sembrava terribilmente grottesco e spietato.
I camerieri hanno portato un dolce a forma di cazzo per ciascuno. Come per dire ? Si, la festa delle donne, ora però mangiatevi sta minchia?.
Anche qui l?umorismo in sala si è scatenato.
Rigorosamente di bassa lega.
?Oh! Questo non ci basta!?
?E? troppo misero!?
?Ne vogliamo ancora!?
Ho pensato che fingevano e basta solo perché lo richiedeva la situazione. In realtà i mariti non li fanno scopare perché sono di quelle vecchio stampo che non hanno mai fatto un pompino.
E quindi i mariti sono gli stessi che poi vanno a puttane o a trans.
Li vedi alle Iene con quella nuvoletta sulla faccia.
E? tutto un business.

Nel momento in cui dici al tuo uomo che hai mal di testa, una puttana starà guadagnando 50 euro.

Mi hanno accompagnato a casa.
Mentre salivo in ascensore ho guardato il mazzetto di mimose che avevo in mano.
Faceva parte della cena.
Uno ciascuno.
Come il dolce a forma di cazzo.
L?unico mazzetto di mimose che ho ricevuto durante il giorno.
E me l?ha dato un cameriere sudato.

Riferimenti: Il reportage fotografico

Io sono tu

Lunedì, 6 Marzo 2006


Domenica sera.
Seguo la partita della Roma fumando una sigaretta.
Mi è uscito un brufolo, di quelli sotto pelle che fanno un male cane.
Quando sono nervosa mangio come una merda e allora spunta un simpatico brufolo doloroso a ricordarti che ehy hai mangiato come un maiale del cazzo.
L?altro giorno ho rivisto il ragazzino indiano.
Che mi fa battere il cuore.
Stava buttando l?immondizia con quel suo pigiamino giallo.
Diventa sempre più grande.
Ogni giorno di più.
Mi ha visto arrivare. E come al solito mi ha lasciato il portone aperto.
Gli ho detto solo un timido ciao.
E lui si è messo a correre verso la porta del suo appartamento.
Primo piano.
Porta in fondo.
Ti prego.
Non crescere mai.

Venerdì sono andata nel posto più noioso del mondo.
Il Postaccio delle chiatte, Pavia. Non ho mai visto tante amebe tutte insieme.
Cazzo quello non era un locale, ma un contenitore di amebe.
Come al solito sono senza soldi, quindi mi sono trascinata dietro una bottiglia di gin tonic. Sapientemente mixato con molta attenzione. (bugia. Quasi ad occhi chiusi, però ho fatto attenzione e non farlo sbrodolare sulla mia meravigliosa tovaglia con i girasoli).
Avrei voluto ballare e spaccare tutto, ma in quel posto di merda non c?era nessuno che alzava il culo e non si sarebbero alzati neanche in preda a un attacco di diarrea fulminante.
Imodium.
Sul palco si sono esibiti quattro bands davanti a suddetta platea di moscioni.
Il presentatore è stato tristissimo, ma la cosa peggiore è stata L?APPLAUSOMETRO.
Una specie di troiaio con mille lampadine luminose che si accendevano a seconda dell?intesintà dell?applauso.
Ma dove cazzo siamo alla Corrida?
Il Maranza invece è il migliore di tutti.
Prima di suonare si pettina con la riga a lato. Indossa pantaloncini e magliettina. Calzini e scarpettine da ginnastica.
Sembra un pensionato a riposo dopo una partita a bocce con gli amici.
Maranza. Lui è se stesso. Senza paura.
Maranza Uber Alles.
I tuoi amici non ti meritano.
E Giò nell?orecchio che continuava a chiedermi una canna.
Una canna dai.
Dai una canna.
Una cannetta.
Un personalino.
E va bene Gio cazzo, ma mettine poca di maria, perché questa è forte!
Se. Come no.
E così per tutta la serata sono rimasta seduta.
Con le gambe accavallate.
Completamente sballata cercando di fare la tipa a posto.
(Perché cazzo ogni volta che parlavo la fidanzata del cantante mi guardava con disgusto come se avessi dovuto per forza dire qualcosa di dannatamente stupido).
E va bene.
E vedi, a volte capita che un gruppo di coglioni ti chiami cerebrolesa, ma non conta un cazzo se dall?altra parte c?è una persona che ti telefona.
Senza dire niente.
Senza parole del cazzo, definizioni, giudizi, unità di misura.
Senza maschere, atteggiamenti, forzature.
Senza dire niente.
Solo per farti sentire una canzone.
Che sa tanto di te.

Salverò il mondo. Anzi no, che cazzo me ne frega

Mercoledì, 1 Marzo 2006


Sto cercando il mio capo per fargli vedere il mio lavoro.
E cazzo quando lo cerco non c?è mai.
Certe volte, quando vado nel suo ufficio e vedo la poltrona vuota, mi viene voglia di odorarla.
Per sentire se ha scoreggiato su quel rivestimento in pelle.
Gli odori della gente mi fanno schifo, ma è proprio da questo che schifo che nasce la curiosità morbosa.
Quindi mi sono detta, okkay, non c?è, si cazzeggia.
E vai col post del cazzeggio.
Sto digerendo le zucchine che ho cucinato domenica, quindi tutto torna, tutto è collegato, tutto è una catena, come un lungo filone di merda.
Il filone di merda mi fa pensare al mio pesce rosso. Quello che avevo quando ero piccola. Lui nuotava nella sua palla di vetro e ogni tanto gli davo da mangiare mosche morte.
Lui le gradiva.
Altro che mangimi.
E dopo averle ingoiate faceva una cacca lunghissima. Solo che non si staccava mai dal culo. Se ne andava in giro in quel suo piccolo mare con un filoncino di merda che ondeggiava sotto le pinne.
Chiamavo il mio fratellino e passavamo ore a vedere il pesce che nuotava con la cacca lunga lunga.
Proprio così dicevamo. ?Il pesce fa la cacca lunga lunga?.
La signora accanto a me, ieri, in palestra, annaspava come un pesce.
E la cosa mi spezzava il cuore, perché mi dispiaceva per lei.
Ci sono momenti in cui gli esercizi sono davvero troppi, e allora mentre sei sul tuo tappetino rosso impregnato di sudore, ti giri e vedi mille facce supplichevoli che ti guardano.
E che cercano complicità.
Perché vorrebbero dirti cosa del tipo: ?cazzo non ce la faccio più, tu??.
E allora io sgrano gli occhi come per rispondere ?si cazzo, ci sta ammazzando questa stronza?.
Questo però succede solo tra le ragazze, la signora.. bhè quella non se la caga nessuno. Perché se parli con la signora, se sei complice della signora, vuol dire che non ce la fai.
Che sei come lei.
Che sei finita e vai in palestra per evitare di perdere gli ultimi pezzi che ti sono rimasti.
E? così dannatamente triste.
E mi sono sentita una stronza, le ho sorriso, ma ho continuato a fare gli esercizi con ancora più foga, perché sono una bastarda e perché volevo farle vedere che io okkay ti sorrido, ma ce la faccio.
Non sono come te.
Invece avrei voluto fermarmi perché non ce la facevo più.
Mi sono odiata per essermi comportata così.
Prima o poi toccherà anche a me.
Perché sai quelle storie sulla ruota del cazzo. Oggi a me domani a te.
La prossima volta sarò gentile con lei, te lo prometto Violet. Davvero.
E poi sono tornata a casa e mentre pulivo il cesso ho acceso la tele su Sanremo.
Che grosso errore.
Le solite canzoni, sull?amore, sulla libertà e sull?essere donna.
Questi coglioni credono che se cambi ogni anno presentatore allora il festival diventa bello simpatico e carino.
Invece no. Dovrebbero abolirlo, perché è vecchio e superato.
Ma ora sto pensando alla signora e a quel discorso che ho fatto e forse sto dicendo una cazzata, perché le cose vecchie non per forza si devono buttare, dico, non sono dei rottami no?
Devono vivere.
Non lo so.
Però mi piacerebbe andare lì e fare un gran bel casino.
Vestirmi da Wonder Woman e tagliare le mutande a quel coglione di Panariello.
Far saltare quelli che si siedono in prima fila piazzandogli delle simpatiche bombe sotto le poltroncine rosso-velluto-del-cazzo.
E vedere una grande gioiosa esplosione di culi.
Bum.
Le teste che saltano.
Bum.
I vestiti da gran gala che vanno a fuoco.
Bum
Gli strumenti dell?orchestra che stridono.
Bum.
Perché Sanremo è Sanremo.