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Ricordi capovolti

Giovedì, 20 Aprile 2006


Prima di andare a dormire spengo sempre il gas.
Ho paura di saltare in aria, durante la notte.
Dietro di me c?è una bambina che parla con una voce piagnucolosa, si lamenta e fa i capricci, le darei una gomitata nelle gengive.
Ieri ho visto Drugstore Cowboy e ad un certo punto c?è Matt Dillon che dice di non guardarti nello specchio, perché porta sfortuna. Ciò che vedrai nel riflesso è sempre quello che non vorresti vedere.
Ed è vero.
Fosse per me li spaccherei tutti a martellate, ma ne sono dipendente, come se fosse eroina.
Mi guardo nello specchio e mi chiedo se gli altri, il mondo, vedano la stessa cosa che vedo io.
Questo quaderno è sporco di caffè, o di thè o di qualsiasi altro liquido marrone.
Immagino di morire e di lasciare un grande dolore intorno a me.
Violet, quella che. Ah. Si! Violet, la conoscevo.
Invece farò la fine che fanno tutti gli altri, la gente si dispiacerà per un po?, rispolverando qualche ricordo e poi archivieranno tutto.
E cazzo no.
Io vorrei lo strazio, il dolore più atroce, i sensi di colpa più laceranti per la mia morte.
Il rumore, ecco.
E? una dannata questione di rumore, e io ne voglio tantissimo.
Piola, fermata Piola.
La voce metallica della stronza della stazione.
Io immagino che sia una signorina con i capelli biondi e il rossetto rosso, una di quelle che fa impazzire gli uomini, però poi agli altri dico che secondo me la tipa è brutta, che ha gli occhiali da maestrina, e i nei grossi in faccia.
Lo dico perché l?unica bella devo essere io.
Ma perché cazzo stavo parlando della morte.
Non lo so.
Sabato ho beccato dei miei amici e siamo andati tutti a casa mia.
Ci siamo messi a bere e a parlare fino alle quattro di notte.
Michele ballava come Amanda Lear al centro della stanza e tutti facevano il tifo per lui.
Qualche anno fa era bello aspettare il sabato sera, ora invece mi sta sul cazzo.
Qualche anno fa mi ubriacavo di più.
Ridevo di più.
Qualche anno fa Michele che ballava come Amanda Lear era un sacco più divertente.
So il perché di tutto questo, ma non voglio ammetterlo.
Voglio solo tornare indietro.
Manomettere quei dannati circuiti che regolano le azioni, i comportamenti e tutta la merda che mi ha portato fino qui.
E magari stavolta potrò riuscire a diventare la nuova Madonna.
Perché era questo che avevo deciso a nove anni.
A volte, si resta intrappolati nei ricordi.
Come nella tela di un ragno.