Archive for Maggio, 2006

Respiro d’acciaio

Mercoledì, 31 Maggio 2006


Certe volte i pensieri mi sfuggono.
Come luci impazzite di un fuoco d?artificio, corrono nel cielo, sembrano vermi, schizzano nel buio e poi si spengono.
E non c?è più rumore.
Solo che resto ferma a guardare.
Il silenzio ha una forma.
E una voce.
Mi rendo conto di essere cambiata, e non voglio cambiare, voglio tornare indietro. Non me ne frega un cazzo di diventare donna, voglio tornare piccola.
Pensavo che nel duemila qualcuno sarebbe riuscito ad inventare la macchina del tempo, pensavo che mi sarei trovata al sicuro, qui nel futuro, invece niente.
Sono imprigionata qui, in questo presente sottile e vulnerabile.
Sfuggente.
Quanto dura il presente.
Chiuderò questo quaderno tra dieci minuti e sarà diventato passato.
Gli orologi, che grande stronzata. Per misurare. Per quantificare. Per pesare. Per invecchiare con consapevolezza.
Voglio l?intontimento.
L?incertezza.
Lo smarrimento.
L?incomprensione.
Tutti questi nodi e misure che non fanno altro che pesare ogni mia azione, come se avessi un maledetto rolex gigante piantato sulla testa.
Dicono che chi fa uso di cannabis cresca con più psicosi. Con più paranoie.
Se lo avessi saputo, quella mattina, chiusa nel cesso di un treno, bhè avrei fumato lo stesso il mio primo spinello.
Con Tizy, e poi c?era la stronza con quel suo naso enorme. Ero molto eccitata. Mi sembrava una cosa talmente grunge, era la nostra via di fuga. Con tutti quei discorsi su Balzac, Jim Morrison, la morte e le sedute spiritiche.
Poi qualche anno dopo, su quello stesso treno, ho visto una scritta sul sedile, era nera, la tipica grafia da liceale in erba.
?Ho bevuto per dimenticarti, ma ti ho visto a doppio. By Jim Morrison?
Ho capito che brancolavamo tutti in un mondo di pagliacci scaduti.
Gli anni del liceo li ho passati sul quel treno regionale.
25 km all?andata.
25 km al ritorno.
Su quelle rotaie ha strisciato il mio presente.
Quello che allora era futuro e adesso è solo un passato sbiadito.
Avrei dovuto buttare tutto dal finestrino.
Le amiche col rossetto, e quelle senza. Le secchione e i loro inutili ottimi voti. Le versioni di greco, Janis Joplin, Kurt Cobain e la morte mesmerica di Edgar Allan Poe.
E Dio, tutte quelle palle sugli ideali, l?amicizia e la complicità.
Pensavo esattamente il contrario di quello che dicevo.
Era tutto sbagliato, ma funzionava perfettamente.
Non sono mai stata come loro.
Su quel treno con quel suo inconfondibile rumore di ferro.
Poi arrivava la galleria.
Breve.
Buia.
E tiravo un respiro.

Bellissima malattia

Lunedì, 29 Maggio 2006


Non riesco più a dormire.
Passo il tempo a saltare da un canale all?altro.
Alla ricerca di film di bassa lega, per impregnare la notte con risate sommesse.
Fra i cuscini.
E così mi sono scontrata con Bambola. Perdio. Guardare Valeria Marini ribaltarsi con un tre ruote è impagabile.
Sono stata sotto casa con Gio. Una birra. Guardavo i ragazzi sposati acquistare cocaina.
Si riforniscono nel fine settimana. Sniffano e vanno a casa belli duri.
Per trovare il coraggio di scoparsi le mogli.
A volte le donne dopo il matrimonio diventano vecchie e brutte di colpo.
Donne deformi, imprigionate tra muri di Cordon Bleu, e Quattro salti in padella. Si trascinano per la strada spingendo quegli orribili passeggini moderni. Sembrano culle per piccoli mostri.
Stamattina invece sono andata al seggio elettorale con la mia scheda e i suoi inutili diritti tra le mani. Quando sono arrivata ho trovato una vecchia intenta ad insultare i vigili urbani.
Mi sono fermata a guardare.
Guardavo la scena, seguivo i dialoghi. La vecchia spaventata. Il vigile paraculo. Alcuni passanti mostravano il sorriso odioso di chi per una volta non c?entra niente, ed è salvo, pulito, ?ah, che ridere, che ci tocca vedere, una vecchia incazzata, che mondo birbone!?
Poi però quando sono loro a litigare si trasformano in bestie rabbiose.
Pensavo che qualcuno si sarebbe dovuto affacciare alla finestra per fare fuoco su tutti.
Primo colpo.
La vecchia.
Secondo colpo.
Il vigile.
Terzo colpo.
Tutto per me.
Sono stata in ospedale. Circondata da gente malata e depressa, ognuno con il proprio numerino in mano, in attesa di sapere per quale ragione un giorno o l?altro creperanno.
E io, passo così tanto tempo a preservarmi che quando mi succede qualcosa, non sono pronta per un cazzo.
Le vecchie con quelle gonne improbabili, e il marito a fianco, utile per i loro sfoghi sulle file sempre troppo lunghe. Il marito guarda il pavimento, e gli occhi si perdono su quelle scarpe nere, troppo lucide e troppo buie.
Che nascondono chissà quali pensieri violenti.
Il sogno di ogni marito è uccidere la propria moglie.
Quella ragazza in fondo, con l?aria preoccupata, ecco lei, è rimasta incinta e ora non sa che fare. Non si muove, fissa il monitor e basta. Di colpo, la testa fra le mani, un momento di debolezza, il crollo, e poi subito su, dritta, seduta.
Soffrire, qui davanti a tutti, condividere con degli estranei un pezzo di se stessi, sarebbe un crimine.
Il marocchino col braccio ingessato, lui ha perso il turno, e quando è tornato reclamando il suo posto, la gente in fila si è scomposta e si è elevato un brusìo.
Lamenti vigliacchi.
Non regna un briciolo di coraggio in questa stanza.
E poi la signora gentile, quella che per una volta è di buon umore, perché ha fatto presto, e allora ringrazia tutti.
Grazie signora allo sportello che mi hai dimostrato tanta dedizione.
Grazie macchina dei numeretti per avermi dato quello fortunato.
Grazie monitor che mi hai chiamato subito.
Grazie sedie per aver ospitato il mio culo.
Grazie a voi che non vi siete lamentati per niente mentre vi ho fottuto usurpando questo posto per un?ora.
E si avvia verso il reparto sfoggiando un ghigno perfetto.
Quando sono uscita guardavo la mia faccia riflessa nei vetri delle macchine parcheggiate.
Il viso bianco.
Gli occhi stanchi.
I capelli raccolti.
Nella malattia, nel deperimento.
Io ritrovo la mia bellezza.

Scarafaggi figli di puttana

Lunedì, 22 Maggio 2006


Mentre tornavo a casa c?era un uomo che camminava alle mie spalle. Sapevo che sarebbe entrato dopo di me, anche lui abita qui.
Ho lasciato chiudere il cancello.
Rumorosamente.
Sono andata a letto all?una di notte, non riuscivo a dormire, mi rigiravo tra le lenzuola, e poi la vescica sempre piena e il mal di pancia.
Vado a pisciare, mi sono detta.
Ho acceso la televisione per illuminare la stanza buia e ho visto delle ombre sul pavimento.
Oggetti non identificati in movimento.
Ho capito di che cazzo si trattava, sono schizzata in piedi, non pensando che avrei potuto calpestare qualcosa.
Luce. Cinque scarafaggi, grossi, lucidi, sul pavimento, sul mio tappeto, in fuga verso la cucina. Ho urlato, sembrava un incubo.
Ho infilato i guanti e li ho presi uno per uno, e mentre li prendevo loro si spappolavano lasciando fuoriuscire quel loro viscido sangue giallo. Erano ovunque i figli di puttana. Ho ribaltato la casa e ho illuminato tutti gli angoli bui, perché loro si muovono solo al buio.
Ecco da dove sbucavano fuori, da un buchino tra due porte, che poi ho tappato furiosamente con carta di giornale, mentre pensavo che dovrei chiamare qualcuno a mettere del fottuto stucco.
Sarebbero potuti salire sul mio letto, pizzicarmi la faccia, loro che chissà in quale merda stavano sguazzando poche ore prima.
Abusando della notte sono venuti a torturarmi. Tramavano piani di occupazione e distruzione.
?Ecco, questa è la nostra nuova casa, ragazzi, andiamo alla conquista del nostro territorio?.
Questo si dicevano, e poi sono morti tutti e gli altri scarafaggi schifosi nascosti nel muro ora commemorano i loro compagni morti per una giusta causa.
Per loro il nemico nero e viscido sono io.
Crescono nei muri, mi fanno paura.
Sono rimasta fino alle cinque e mezza del mattino con una torcia in mano, l?accendevo ogni cinque minuti e sentivo la paura nel petto.
Alla tele hanno dato L?uomo che non c?era ed è vera quella storia che raccontano i becchini, quando muori i tuoi capelli continuano a crescere ancora per un po?. Poi si ferma tutto. E il barbiere nel film chiedeva: ?Come fanno i capelli ad accorgersi che devono smettere di crescere??.
Anche io mi faccio queste domande.
Quando tagli le unghie, la base di sotto delle unghie come fa a sapere che sopra è stata tagliata? E i peli delle gambe, voglio dire, il follicolo come fa a sapere che la punta è stata recisa, cazzo.
Non mi soddisfano le spiegazioni-stronzate che mi hanno dato.
I saputelli, sono ovunque, come gli scarafaggi.
I saputelli cercano di spiegarti una cosa immaginando di infilarti il cazzo chissà dove.
Il saputello è quello che nel mio portone ha appeso un foglio bianco, con la sua fototessera, e qualche riga che diceva ?Ciao sono M.B. mi sono candidato per le elezioni provinciali, abito qui all?interno n° 2* , bussate e vi spiegherò perché mi sono candidato?.
E io invece, ho attaccato questo.

Spirito etilico

Mercoledì, 10 Maggio 2006


Ghost alla tele.
Adoro Whoopy nei panni della sensitiva, mi fa impazzire.
Passo una mano sulla pancia.
Ghost è uno di quei film che mi ha fatto trattenere le lacrime davanti ai miei amici.
Volevo essere una dura.
Anche quando sentivo gli occhi scoppiare.
Gli spiriti tra di noi, gli spiriti ovunque.
L?anno scorso, nella palazzina B, qui, dove abito io, è morto un vecchio. Lo hanno trovato dopo qualche giorno, chiuso in casa. E? così che funziona, muori solo e poi ti trovano dopo giorni o mesi, abbandonato nel letto disfatto e solitario.
Forse quando vado in ascensore lui è dentro la cabina, con me.
O è ancora giù nel cortile a dare da mangiare ai gatti.
E la notte entra nella mia stanza e mi guarda dormire, sarà per questo che a volte mi sveglio col cuore a tremila e il respiro bloccato.
Cuore tumefatto.
E? lo spirito del vecchio che vuole rimproverami per non averlo trovato in tempo e per la mia indifferenza che mi rende così, uguale a tutti gli altri.
Tanto prima o poi toccherà a me e nessuno si accorgerà di un cazzo.
Spero di essere inguardabile in quel momento.
Inguardabile e scandalosa.
La metro americana, nel film, mi ricorda quella di Londra, la tube station dalle banchine beige. Nel week end c?era sempre qualche chiazza di vomito e poi c?ero io addormentata sul treno che faceva su e giù.
Cristo, ho preso certe sbronze memorabili.
Una volta ho anche pisciato su quegli autobus a due piani.
I passeggeri mi hanno fatto un sacco di applausi e mi sentivo felice, mentre tiravo giù le mutande. E quando il bus passava e non ce la facevi ad entrare, bastava correre un po? e aggrapparti al palo esterno, e cazzo con un balzo montavi su. A Milano gli autisti ti chiudono le porte in faccia e godono per il solo fatto di averti lasciato a terra.
Io di solito grido ?Stronzo!?, ma non serve a un cazzo.
Prima o poi scappo, prima o poi, scenderò a patti col demonio, pur di lasciare questa città inutile e pasticciata.
L?altro giorno ho visto il bellissimo ragazzino indiano.
Camminava davanti a me con sua mamma.
Si è girato, mi ha vista e mi ha fatto ciao con la manina.
Sorrideva dolcissimo.
Arrossivo chiedendomi perché mi ritrovo a camminare sempre dietro qualcun altro.
La tele.
Protagonista indiscussa delle mie serate.
Questo è il pezzo più bello, Patrick Swayze col computer fa impazzire il suo nemico.
Voglio stare sveglia per vederlo morire ancora una volta.
Stanotte uno spirito verrà a farmi visita e mi mostrerà tutto quello che ora, in questa vita, da qui cazzo, mi hanno impedito di guardare.
Nessuno può capire, cosa intendo.
Forse l?unico spirito che devo considerare è quello che conservo sotto il lavandino della cucina.
Magari lo utilizzo per darmi fuoco.
E provo a vedere che succede.
Ad incendiare i sogni.

Iniezioni contro il dolore

Lunedì, 8 Maggio 2006


Cosa c?è di meglio di un?iniezione.
Quella che ti fa sentire il calore montare su, fino a dilatarti il cuore.
E poi arriva il sonno, pesante e invadente.
Del dolore non c?è traccia.
Fino a tre ore.
Un?iniezione equivale a tre ore di oblio.
Nella siringa, nella medicina, nella pressione, ci sono tre ore di sogni.
Tre dannate ore di paradiso.
Stare male.
E? troppo bello.
La pubblicità sponsorizza l?intestino regolare. Donne patinate che parlano elegantemente di merda.
C?è questo mito, della donna che non caga. Costruito perché la donna si vergogna di dire che caga e allora fa la finta stitica.
Stronzate.
Le donne cagano e puzzano più degli uomini. Come l?altro giorno in palestra, una puzza di piedi da capogiro. Mi sono guardata intorno e li ho visti, sotto l?armadio, un paio di stivali beige che mi guardavano con aria colpevole.
Che schifo.
Dio, ma di che cazzo sto parlando.
L?altro giorno al concorso pubblico c?era un cinquantenne. Mi sono seduta e lui ha cominciato a parlare con quella complicità che accomuna la gente che aspetta fuori dalla porta. Quella complicità che svanisce in un istante, quando poi ti chiameranno, e la porta si aprirà, finalmente.
Parlava della sua vita, del fallimento dell?azienda per la quale lavorava, della sua disperata ricerca di un lavoro e dei concorsi che intendeva fare.
Era ottimista, nonostante tutto.
Io non avevo molto da dire, lo guardavo annuendo e immaginavo la mia faccia al posto della sua.
Durante l?esame l?ho visto lì, seduto davanti a me, con la testa tra le mani a cercare di risolvere il problema per l?esame. La nuca che sudava bagnava il colletto di una camicia perfettamente inamidata.
Il problema non lo ha risolto e io neanche.
Abbiamo consegnato due fogli in bianco.
Che differenza c?era tra me e lui.
Nessuna.
Tutti e due sappiamo che sapore ha la desolazione.
Ho lavorato al ristorante per tutto il week end.
Portavo i piatti pensando di cadere dalle scale e fare un gran macello. Ritrovarmi per terra con la faccia nel piatto delle orecchiette e delle cime di rape.
I pantaloni imbrattati di sugo e sangue.
Sarebbe stato un gran bello spettacolo, fossi un cliente pagherei per vedere una cosa del genere.
C?era quel tavolo da due, in fondo al quale sedeva una coppia matura.
Ah, cazzo, lei aveva la testa più incredibile che abbia mai visto, cotonata in modo vistoso come Tanya, la nemica storica di Barbie. Stava seduta dritta e silenziosa davanti al classico uomo precisino a cui piace essere sodomizzato in camera da letto.
?Mi scusi, ha già ordinato il primo?? (Scommetto che ti fai frustare il culo da questa troia imbalsamata)
?Si ho già ordinato, grazie?
?Va bene allora vado subito a vedere se il suo piatto è pronto? (Carino quel borsello da stronzo che ti porti appresso).
Disprezzo i clienti, quel loro modo animalesco di mangiare e di chiedere le cose.
E l?allegria e l?euforia che pervade le tavolate, i bambini che strillano per un altro pezzo di torta.
Crepate tutti.
Mangiare è così volgare.
Infine io, io, sempre io.
Adesso.
Sono le undici di una domenica stanca.
Mi fotografo.
E mi masturbo.
Guardando il soffitto.