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Iniezioni contro il dolore

Lunedì, 8 Maggio 2006


Cosa c?è di meglio di un?iniezione.
Quella che ti fa sentire il calore montare su, fino a dilatarti il cuore.
E poi arriva il sonno, pesante e invadente.
Del dolore non c?è traccia.
Fino a tre ore.
Un?iniezione equivale a tre ore di oblio.
Nella siringa, nella medicina, nella pressione, ci sono tre ore di sogni.
Tre dannate ore di paradiso.
Stare male.
E? troppo bello.
La pubblicità sponsorizza l?intestino regolare. Donne patinate che parlano elegantemente di merda.
C?è questo mito, della donna che non caga. Costruito perché la donna si vergogna di dire che caga e allora fa la finta stitica.
Stronzate.
Le donne cagano e puzzano più degli uomini. Come l?altro giorno in palestra, una puzza di piedi da capogiro. Mi sono guardata intorno e li ho visti, sotto l?armadio, un paio di stivali beige che mi guardavano con aria colpevole.
Che schifo.
Dio, ma di che cazzo sto parlando.
L?altro giorno al concorso pubblico c?era un cinquantenne. Mi sono seduta e lui ha cominciato a parlare con quella complicità che accomuna la gente che aspetta fuori dalla porta. Quella complicità che svanisce in un istante, quando poi ti chiameranno, e la porta si aprirà, finalmente.
Parlava della sua vita, del fallimento dell?azienda per la quale lavorava, della sua disperata ricerca di un lavoro e dei concorsi che intendeva fare.
Era ottimista, nonostante tutto.
Io non avevo molto da dire, lo guardavo annuendo e immaginavo la mia faccia al posto della sua.
Durante l?esame l?ho visto lì, seduto davanti a me, con la testa tra le mani a cercare di risolvere il problema per l?esame. La nuca che sudava bagnava il colletto di una camicia perfettamente inamidata.
Il problema non lo ha risolto e io neanche.
Abbiamo consegnato due fogli in bianco.
Che differenza c?era tra me e lui.
Nessuna.
Tutti e due sappiamo che sapore ha la desolazione.
Ho lavorato al ristorante per tutto il week end.
Portavo i piatti pensando di cadere dalle scale e fare un gran macello. Ritrovarmi per terra con la faccia nel piatto delle orecchiette e delle cime di rape.
I pantaloni imbrattati di sugo e sangue.
Sarebbe stato un gran bello spettacolo, fossi un cliente pagherei per vedere una cosa del genere.
C?era quel tavolo da due, in fondo al quale sedeva una coppia matura.
Ah, cazzo, lei aveva la testa più incredibile che abbia mai visto, cotonata in modo vistoso come Tanya, la nemica storica di Barbie. Stava seduta dritta e silenziosa davanti al classico uomo precisino a cui piace essere sodomizzato in camera da letto.
?Mi scusi, ha già ordinato il primo?? (Scommetto che ti fai frustare il culo da questa troia imbalsamata)
?Si ho già ordinato, grazie?
?Va bene allora vado subito a vedere se il suo piatto è pronto? (Carino quel borsello da stronzo che ti porti appresso).
Disprezzo i clienti, quel loro modo animalesco di mangiare e di chiedere le cose.
E l?allegria e l?euforia che pervade le tavolate, i bambini che strillano per un altro pezzo di torta.
Crepate tutti.
Mangiare è così volgare.
Infine io, io, sempre io.
Adesso.
Sono le undici di una domenica stanca.
Mi fotografo.
E mi masturbo.
Guardando il soffitto.