Archive for Dicembre, 2006

Cose rubate

Giovedì, 21 Dicembre 2006


Cof Cof Cof.
Ho la tosse da tre settimane.
Fumo una sigaretta e bevo una tisana al miele e alla vaniglia.
So già che non mi andrà di andare a letto e resterò sveglia ancora un paio d?ore cercando qualche televendita alla televisione.
Magic Bullet.
Questa è tra le mie preferite.
C?è la coppia perfetta, ma senza figli, la casalinga disperata, con i capelli scompigliati, gli occhiali e la sigaretta perennemente accesa, c?è Barman lo scettico e infine la coppia con figli.
Tutti sono seduti nell?enorme cucina americana della coppia perfetta e assistono alle prodezze di un frullatore minuscolo che trita, impasta, macina, shakera, monta, sminuzza e centrifuga.
?In cinque secondi o meno?.
I piatti sono stomachevoli intrugli pestilenziali preparati con formaggio cheeddar, la famosa imitazione del Parmigiano.
Ed ecco che tutti spalancano la bocca davanti alle fettuccine Alfredo (tagliatelle scotte condite con una densa sbobba bianca) oppure davanti alle tortillas mosce ripiene di quello che a una prima occhiata sembrerebbe vomito, ma in realtà è il pollo avanzato della sera prima che il Magic Bullet ha tritato insieme ai peperoni.
Alla fine della presentazione sono tutti entusiasti, la casalinga depressa ha trovato un nuovo motivo per vivere, Barman finalmente si è convinto bevendo un succo di broccoli e frutta che però ehy! Non sa di broccoli! Anche la coppia con figli si dimostra esterrefatta per aver finalmente trovato il modo di preparare da mangiare per il proprio esercito di mocciosi in soli cinque secondi, ed ecco piccoli mostri americani crescere obesi e intasati di colesterolo.
La voce fuori campo insiste sull?innovativa forma a proiettile del marchingegno, e credo che per questo un giorno lo comprerò anche io.
Per la forma a proiettile.
Così posso spararmelo nel culo quando sono depressa.
Cof Cof Cof.
Sabato al ristorante è venuto a mangiare il figlio dei Cesaroni con i suoi amici romani.
Raramente ho visto ragazzi così maleducati. La tipica maleducazione che hanno le persone ?arrivate?.
I loro volti sono caratterizzati da tratti inquietanti, i connotati sono deformati da una perenne espressione di disprezzo verso tutto ciò che sono sempre stati e che a loro insaputa, sono ancora.
L?antipatia si legge su tutto il loro fottutissimo involucro firmato.
Dai capelli alla punta delle scarpe.
Inetti approdati sulla luna.
?Se non mi porti la torta pere e cioccolato non pago niente?
?Guarda, se hai problemi col conto, a fine serata devi rivolgerti al titolare, io i miei soldi li prendo lo stesso, a prescindere dal fatto che tu paghi o meno?.
Pezzo di merda.
Cof Cof Cof.
Stasera ho visto un film su Babbo Natale.
Ogni anno a Dicembre la televisione propone film del genere, ?Il mio amico Babbo Natale?, ?Un Babbo Natale un po? birichino? ?Babbo Natale tvb 4 ever? ?Babbo Natale non muore mai? ?Babbo Natale il ritorno della vendetta II?.
La storia è sempre quella, un vecchio che tutti snobbano e insultano, perché il mondo sta andando a puttane (che novità cazzo!) il vecchio si deprime e sta per perdere le speranze insieme alle renne spelacchiate, quando all?improvviso salta fuori un bambino/a tutto moine che a botte di sorrisini e frasi fatte ridà al vecchio decrepito affetto da couperose, la gioia di riprendere il suo lavoro e tornare a calare il culo nei camini.
Ma in quali cazzo di città esistono ancora i camini?
E poi, perché il vecchio non si accorge che quello che ha davanti non è bambino, ma un nano malefico mosso dall?avidità che non vuole altro che regali firmati comprati al Toy?s center?
Quando ero piccola la maestra a Natale ci portava al cinema a vedere film fighissimi come La storia infinita, e io sognavo di andare in giro per il mondo su Falcon, il cane volante, oppure di essere la fidanzata di Atreyu.
Ecco, tutto questo aveva un senso.
Alle medie invece le festività mi sembravano talmente tristi, perché cominciavano a crescermi le tette e io le odiavo, per non parlare di qualche brufolo che ogni tanto mi cresceva in qualche punto sconveniente, tipo sul naso, facendo di me la vera copia perfetta della renna dal naso rosso.
Il liceo invece è stato il momento della piena consapevolezza, insieme ad una mia amica preparavo bigliettini di auguri per tutti, tali biglietti raffiguravano Babbo Mortale, uno scheletro deposto in una bara che si faceva trascinare da altrettanti scheletri di renne.
Cof Cof Cof.
All?improvviso.
All?improvviso il Natale è sparito, così, com?era arrivato.
Insieme alla magia dell?attesa.
Insieme al cuore che batte.
Insieme al dito che succhiavo per l?ansia di cogliere Babbo Natale sul fatto e poi andare a scuola solo per dire a tutti che IO lo avevo visto.
Insieme alle notti passate in bianco con gli occhi spalancati e le orecchie tese per cogliere anche i rumori più impercettibili di casa mia, ?Ecco questo è Babbo Natale? pensavo.
E quando doveva arrivare la Befana era lo stesso, i miei fratelli appendevano i loro calzini sulla sedia della cucina e io invece mettevo le mie lunghe collant di lana, convinta che la Befana me le avrebbe riempite tutte, ma mia mamma, da brava madre equa, le riempiva solo a metà, in modo che la razione di dolci fosse uguale per tutti.
Mi sentivo sicura nel mio letto, con le coperte illuminate per metà dalle luci intermittenti dell?albero di Natale.
Blu.Rosso.Giallo.
Giallo.Rosso.Blu.
Rosso.Blu.Giallo.
Ora niente.
Ogni anno prendo un treno che mi riporta da tutto quello che adesso non c?è più.
Da tutto ciò che ora è sepolto dal futuro imminente, dalle necessità, dalle priorità fasulle, dalle disillusioni, dai sogni infranti.
Spezzettati, come se fossero finiti dentro quel cazzo di Magic Bullet.
Niente di tutto quello che credevo era vero, e la certezza che mi devasta mentre cammino per le strade addobbate, guardando il mio riflesso in ogni vetrina natalizia, tra le luci, tra i pupazzi appesi per la gola, è che non si può tornare indietro.
Crescere è il peggiore dei castighi.
Morire bambina, sarebbe stato meglio.
Sarei piombata in un limbo, tra il paradiso e l?inferno, con altri cento bambini come me. In un mondo grigio in cui tutti quanti saremmo stati uniti dalla convinzione che il Natale non c?era più semplicemente perché qualcuno doveva essere venuto a rubarcelo.
In un?enorme bugia, sarei riuscita a sopravvivere.
In una piccola verità.
E? impossibile.

Nella foto: auguri dal nano.

Farfalla con le spine

Giovedì, 14 Dicembre 2006


Giò parte.
Se ne va.
Fotografo di bordo su una nave da crociera. Sei mesi. Quando mi ha chiamato comunicandomi la cosa ero così schokata che in tutta risposta gli ho detto ?Prima di andartene riportami il libro di John Fante?. Lui si è messo a ridere.
Mi è venuto a trovare e abbiamo passato un paio d?ore così, come sempre, canne, tisana, un film e pochissime parole.
L?ho visto uscire dalla porta e non ho avuto molto da dirgli, so solo che ci sarà, anche se è strano immaginare tutto questo tempo senza di lui.
Mentre lavavo i piatti, al buio (adoro lavare i piatti senza accendere la luce) ho pensato che tutte le persone che escono dalla porta di casa mia non sono mai felici.
Ore 3:06.
Non dormo da un giorno.
Il tempo, questa dimensione dilatata, è tutto mio.
Per la strada ho incrociato la mamma del ragazzino indiano, le sto simpatica, mi ha sorriso e mi ha salutato con quel tipico ?Ciao!? da immigrata e un sorriso sincero, perché loro sono sinceri, mentre noi siamo un popolo di farisei che non vede l?ora di mettere le mani addosso al prossimo, per toccare e per avere quel cazzo di contatto che fa tanto ?italiano buontempone?.
Ho continuato a camminare verso casa e ho pensato che se io e lei fossimo amiche, amiche vere dico, magari potrei andare a casa sua e stare con suo figlio.
Io e lui diventeremo amanti, ci scambieremo bigliettini con frasi d?amore e pupazzetti. Un giorno ci baceremo e la mamma entrando in casa di soppiatto griderà allo scandalo, dopo avermi cacciata di casa e minacciata.
Alla fine lo sapranno tutti, tutti quelli del palazzo e persino i giornali.
Stamperanno orrendi paginoni con la mia fototessera, la peggiore, quella che mi ritrarrebbe come una maniaca viscida, e su di essa comparirà un?orrenda scritta a caratteri cubitali: ?Vicina di casa molesta minorenne? oppure ?Giovane mamma scopre vicina di casa in atteggiamenti osè col figlio minorenne? ?Diceva di aiutarlo con i problemi di matematica, ma il problema era il suo: vicina di casa tutta pepe?.
Mia madre morirà di infarto. Gli abitanti del mio palazzo si schiereranno in fazioni opposte, quelli a cui piaccio diranno:?Era una brava ragazza, non avremmo mai potuto immaginare che avesse questo genere di turbe mentali?, quelli a cui non piaccio, (come Pina) invece, dichiareranno solennemente: ?Era una ragazza strana, stava in piedi fino a notte fonda bevendo e ubricandosi con gli amici, urlava la mattina appena sveglia, non era una.. come dire..non era una a posto?. E dopo l?intervista torneranno a casa tutti emozionati ad aspettare il TG regionale per rivedersi in televisione, cinque minuti di celebrità, cinque ore di telefonate ad amici e parenti, ?Sono in televisione! Si! Stasera! Guarda il TG delle otto!?.
(Pina crepa tu e la tua macchina da cucire-killer, tu e il tuo letto-carro-armato).
E la mia vita andrà a puttane.
Mi rinchiuderò in casa, quando starò male non avrò il coraggio di chiamare nessuno, tutti si ricorderanno del fattaccio e nessuno verrebbe ad aiutarmi, altrimenti sarebbero anche loro dei miei complici.
E quindi morirò da sola, davanti alla televisione, come quella vecchia in Inghilterra che è morta davanti ad una soap opera, e poi l?aria condizionata l?ha mummificata.
Ma io l?aria condizionata non ce l?ho, quindi tutto ciò che resterà di me sarà un ciuffo di capelli su un corpo marcio.
Fine del film, sono davanti alla porta di casa.
Io seguo il flusso della mia immaginazione, e mi faccio trasportare, come se stessi su una barchetta, e mi piace pensare di andare lontano dove nessuno mi può trovare.
Quando lavoro al ristorante mi sento una sfigata. Quella cosa di dire ?Signori, prendete un dolce?? ?Allora com?è andata? Tutto bene? Erano buone le pappardelle?? , ?Guardi se vuole un dolce di stagione le consiglio la mousse di castagne?.
Che schifo.
C?è un angolo nella cucina, un angolo buio, in cui vado a mettermi quando voglio stare mezzo minuto da sola, per fermarmi e fare il punto della situazione, e penso sempre la stessa cosa.
?Che schifo?.
Stasera mentre lavoravo mi scappava la pipì, ma l?ho trattenuta, mi vergogno ad andare in bagno perché magari uscendo potrei incontrare un cliente che aspetta di entrare e penserebbe che io servo ai tavoli con le mani di pipì.
Per questo mi sono trattenuta.
Stavo male ed ero nervosa, ad un certo punto mi scappava anche da cacare, poi ho guardato la tavolata di maestre feliciotte che tracannavano limoncello e si facevano complimenti a vicenda ?Ma io ti stimo, ti ho sempre stimato per la tua riservatezza?, ?No guarda, hai fatto bene a dire alla mamma di Bonzi che suo figlio è un leader negativo? ?Ahahahaha dai, vieni a sederti qui, vicino a me!? ?Io io! Un sorbetto alla vodka anche per me!?
Accipicchia che trasgressione.
Domani torneranno ad odiarsi e a tramare l?una contro l?altra.
Ecco, mi scappava da cacare, e dopo questo intermezzo, dopo questo spiraglio di luce sull?umanità e la sua miseria, mi è venuto da vomitare.
Sono rimasta ferma davanti allo stipite con la faccia probabilmente pallida perché il mio capo mi ha detto ?Oh! Stai male??.
Sono trasalita.
Succede così, sembro apparentemente sveglia, ma sono da tutt?altra parte.
E vorrei restarci se possibile.
Ore 3:49.
Ho sonno, sono stanca, ma sto bene.
Ho la casa piena di farfalle.
Sull?armadio, sulla tele, dietro lo stereo, sul tavolo, sulle ante, sul telo di Corto Maltese.
Ora vado a letto.
E domani mattina provo a svegliarmi lepidottero.
Col filo spinato intorno al bozzolo.

Sapevo cosa fosse un uccello

Lunedì, 4 Dicembre 2006


Di notte gli autobus arrivano a destinazione più velocemente.
Così velocemente che puoi sbagliare fermata, perché sei abituato a calcolare il tempo solo di giorno.
La notte. La notte. La notte.
Dura un battito di ciglia.
Ho camminato per due notti di seguito, per molto tempo, e non è vero che se respiri col naso i germi non entrano nel tuo corpo, perché io ho respirato solo col naso e adesso ho mal di gola.
Ho preso tutte le medicine che ho casa, per poter fermare i batteri in tempo, non voglio che arrivino sulle mie tonsille e costruiscano un villaggio, piazzando una bandierina, e gridando ?l?abbiamo conquistata?.
Adesso, nessuno potrà mai più conquistarmi.
Mi sento come una specie di isola alla deriva, ma così alla deriva, che ormai sono fuori dal mappamondo.
Non faccio molto caso alle vetrine, perché al momento non ho soldi da spendere e guardarle mi farebbe sentire come quella zingara che si apposta sempre fuori dal panificio.
Una pezzente con la faccia avida.
Era circa l?1:30, quando ho incontrato
una famiglia di manichini, madre, padre e figlia, con la pelle gelida e lo sguardo assassino, una famiglia cattiva.
Mi hanno impressionato. Sembrava stessero tramando un piano diabolico e fossero lì pronti per fare la prima mossa, quella che non ti dà un minuto per reagire. E sei finito.
Secondo me loro rapiscono i bambini, li portano in uno scantinato e li fanno diventare dei manichini di gesso.
Attraverso la strada.
C?era un cervo, esposto in un altro negozio. Aveva un occhio enorme dipinto sulla testa e sembrava che stessa soffrendo, con il muso rivolto verso il cielo.
Accanto a lui un nano gigante, teneva in braccio una bambola magra e brutta, una principessa imperfetta.
La notte rovescia il significato delle cose.
Distorce. Contorce.
I nani non sono giganti, le principesse da salvare sono sempre belle, e la famiglia dovrebbe proteggerti, non spaventarti.
(A parte la mia).
Io sono una bambina nata di notte. E quindi le cose le ho viste sempre diversamente. Mi ricordo che ero maliziosa. Non conoscevo le definizioni, ma sapevo che cosa significava l?eccitazione. Volevo sempre guardare la gente nuda, mi incuriosiva spellarle come se fossero banane. Una volta con la mia amica Nasty ho spiato suo cugino dalla serratura della porta mentre si faceva la doccia e gli ho visto l?uccello.
Non è stato un bello spettacolo perché lui era grosso e ricordo che il suo pisello era bianco e rosso sulla punta, così sono andata a dire a tutti che il cugino di Nasty aveva l?uccello che sembrava un rossetto.
Questo portava come unica conseguenza che le mamme degli altri bambini li diffidavano dal venire con me, perché non solo portavo molti guai, ma ero anche una che diceva ?porcherie?.
Ecco, per me non lo erano, per me era chiarezza, conoscenza, curiosità, il fascio di luce sull?oscurità, le porcherie sono quelle che fa Mr. Lui. E? un anno che lo guardo e lo odio. All?inizio pensavo fosse una cosa sperimentale, fatta così, per dare la possibilità ad un giovane attore di fare qualcosina in televisione, invece no, cazzo, è andata avanti.
Lui si sforza di mimare scenette divertenti, ma credo che la sua faccia sia profondamente inadatta a questo genere di cose, soprattutto perché non ha i capelli e questo crea in lui un enorme e stridente contrasto. Non puoi vestirti da bambino se sembri un vecchio.
Non puoi parlare con la vocina da topolino se dimostri 40 anni.
Mr.Lui è una di quelle cose che mi fa incazzare, come mi fa incazzare il formaggio (odio questa parola) e la musichetta dello spot del Mac Donalds. Un giorno ho addirittura scritto una mail a quelli di Italia Uno, spacciandomi per una mamma appartenente al MOIGE, e mi sono inventata che mio figlio da quando vedeva Mr. Lui aveva assunto dei comportamenti strani e continuava a fare facce idiote, il tutto per me, madre fasulla, era totalmente diseducativo, e li intimavo a non mandare più in onda i suoi sketch.
Non mi ha risposto nessuno.
Ora qualcuno ha aperto una petizione e io l?ho firmata, perché le cose che mi fanno incazzare sono davvero troppe, e quindi almeno questa, vorrei eliminarla.
Farla fuori.
A fucilate, se è possibile.
Un?altra cose che non mi piace sono i polacchi e la Polonia. Quando per la strada li sento parlare di sfuggita, un brivido mi morde la schiena. E? una questione di linguaggio, e il loro è troppo sgradevole e rozzo. Ora con questa storia della spia russa morta per avvelenamento tutti pronunciano la parola ?POLONIO? e ciò mi destabilizza.
E mi destabilizza anche la mia migliore amica che si sta facendo di tranquillanti perché il suo ragazzo l?ha lasciata.
Ho paura di andarla a trovare e vedere la sua faccia disfatta dalle medicine e dalla disperazione. Sono già io alla deriva, perché anche lei?
Oggi mi ha chiamato piangendo e scongiurandomi di andare a casa sua.
Io le ho risposto con una bugia.
Le ho detto che si, domani sarò da lei.
Ma sono le quattro e mezza del mattino e non ho ancora toccato il letto. Domani mi sveglierò tardi e le dirò che andrò un altro giorno, perché sono stanca, credo che mi stia arrivando l?influenza e lei non deve preoccuparsi di un cazzo, deve solo stare bene, piantarla con le stronzate e darsi una mossa. Il punto è che non ho forze e non ce la faccio proprio domani a stare al suo capezzale sussurrandole parole incoraggianti.
Non ce le ho.
Non ce le ho per me, chi potrei mai ingannare, cazzo, andiamo.
Vorrei solo tornare nell?utero di mia madre.
Ma devo stare qui, a scrivere come un?idiota solo per far sentire che esisto, e che non sparirò mai al mattino come un brutto incubo.
Qui. Qui. Qui.
Calpestando parole sulla tastiera e mettendo su un post infantile, scritto come se fossi una bambina.
Che aspetta solo.
L?esplosione.
Di una stella.