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Sindrome da rumore

Mercoledì, 20 Giugno 2007

Riflessioni in un taxi claustrofobico Il tassista mi guarda dallo specchietto retrovisore. Non devo avere un bell’aspetto. Gli specchietti nelle macchine sono stati ideati per spiare gli altri. Per sapere quando è il momento giusto, per sparare il proiettile che frantumi il silenzio. L’aria entra attraverso il tettuccio apribile come una lingua violenta. E mi batte in faccia. Non riesco a tenere le mani ferme, devo passarle in continuazione nei capelli, la morbidezza mi conforta. Vorrei dire al tassista di andare veloce, no, non così, più veloce. Parlare è impegnativo, ci sono notti in cui sono a pezzi e mi piacerebbe che si potesse fare tutto a letto, uscire di casa stando a letto, un letto cazzuto con il manubrio e le marce. E’ridicolo pensare a una strada piena di letti, scatterebbe subito la competizione, come con le macchine, a chi ce l’ha più grosso e inutile. Guido un letto a due piazze, ah no, il mio è un semplice letto a una piazza e mezza, onesto direi, e poi il poveraccio di turno alla guida di una brandina. Torno a casa, non accendo la luce, perché l’elettricità mi rende nervosa, chiudo le finestre, per evitare che le zanzare entrino e facciano il loro solito festino satanico a base di sangue, creo il mio personalissimo forno crematorio. Perché i forni crematori si chiamano così, se gli esseri umani una volta bruciati non diventano crema? Certe volte mi stendo sul letto, chiudo gli occhi e faccio l’esercizio del dolore. Sono ossessionata dall’idea che un giorno o l’altro la mia vecchia caldaia possa scoppiare. Se dovesse accadere il dolore sarebbe alla schiena, un colpo violento nelle vertebre, mentre dormo profondamente. Vorrei avere solo mezzo secondo per realizzare, e dire velocemente, "Dio mi pento di tutto te lo giuro". E guadagnarmi un posto in paradiso, o almeno avere qualche sconto sulla pena. E poi vorrei una nuvoletta tutta mia, per volare e andare a spiare i vivi. Tanto sulla nuvola, dopo che sarò diventata anima nessuno mi potrà vedere. E correrò veloce, in mezzo alle cose, senza barriere, sarò selvaggia, con il vento nei capelli, e tutti quanti mi diranno che sono bella. Perché in paradiso sono tutti buoni e fanno molti complimenti. Quando sarò grande non vivrò come una merda da ufficio, avrò la mia casa al mare piena di libri e con una televisione enorme, mi comprerò anche un animale. Non un gatto, non un cane dal culo sporco, ma un asino. Gli asini sono gli animali più belli del mondo, perché hanno personalità e ragionano, sanno che il lavoro fa schifo e se non vogliono fare una cosa non la fanno. Non sono dei volgari leccaculo. Stamattina sono andata in facoltà, ma una volta arrivata ho scoperto di aver sbagliato giorno, addirittura mi sono iscritta all’esame sbagliato e quando ho realizzato mi sono sentita una scema. Una scema con i pantaloni larghi. Mi sento vulnerabile. E mi chiedo perché non posso essere una quercia.

(continua…)