Archive for Novembre, 2007

Tube station (seconda fermata)

Mercoledì, 28 Novembre 2007

(continua da post precedente) 

(continua…)

Tube station (prima fermata)

Mercoledì, 21 Novembre 2007


Sono uscita di casa stamattina, ore sette e trenta. Faceva freddo, un freddo di lame, di coltelli nei fianchi.
Il portiere era intento ad aggiustare il neon che qualcuno ha tirato giù dall’ascensore. Bestemmiava. Porci, siete dei porci schifosi, diceva.
Ho tirato dritto.
Le macchine erano già tutte in coda al semaforo, tutti col piede sulla frizione, pronti a ripartire, verso una nuova, entusiasmante giornata di merda. La mattina in cui mi sveglierò e non vedrò macchine all’incrocio, sarà l’ultimo giorno del mondo.
Fino a quando troverò una nuvola di gas tossico, muco nero nel naso, ci sarà speranza.
Nel parco ho visto quella signora alcolizzata che lavora alla Sma, grassa, bionda, con il viso paonazzo di vino. Di solito quando esco è sempre lì col suo cane, che ha chiamato Wisky. Che fantasia.
Ho raggiunto la fermata, c’era una donna straniera, col velo in faccia. Accanto a lei, la sua bambina. Capelli ricci, chiari, un giubbottino beige. Mi ha guardata, era orrendamente sfigurata da una cicatrice fresca, rossa, tra il labbro superiore e il naso. Una bambina nata col labbro leporino. Mia madre mi diceva sempre che una donna incinta non dovrebbe impressionarsi a guardare gli animali, altrimenti i bambini potrebbero nascere deformi, come tutti quelli rinchiusi negli ospedali speciali, bambini con la testa di cavallo o le zampe di cane. La società non tollera la deformità, ma per le labbra da coniglio fa un’eccezione.
La bambina mi guardava senza dire niente, immobile, con quella faccia bianca e i capelli sporchi, attaccati sulla fronte. Ho pensato che avrei potuto ucciderla e risparmiarle tutti gli insulti che si sarebbe presa alle elementari, ma è arrivato il mio bus e ho lasciato perdere.
C’era un giornale sul sedile, quella roba della free press che ora trovi ovunque, con le dediche dei fidanzatini all’ultima pagina (che poi è anche la parte che preferisco: "per la mia picciottina dal tuo picciottino patapuffoloso: ti amo sei la mia vita non vedo l’ora di sposarti, ogni tuo sorriso è un raggio di sole splendido splendente" "da misterioso 34 a ragazza bionda che ha preso il treno alle 14:43 in centrale: ti ho guardata, mi hai guardato, so che sai chi sono, sei bellissima, by cappello nero.") e le notizie che sono uguali a quelle delle grandi testate, a quelle del tg della mattina e a quelle che trovi su internet, quindi meglio non pagare. Ho sfogliato il giornale distrattamente, gli articoli sono meglio del meglio delle barzellette di Pierino "Parco Lambrate, trovano pistola, lui dice SPARAMI AL CULO e l’amico lo fa". Mi è scappata una risata, la vecchia seduta di fronte mi ha guardato di traverso, stringendo la sua misera borsa di pelle consumata al petto. La borsa di una vecchia, con dentro un’immagine di Santa Rita e Padre Pio, un portamonete con gli angoli sfiniti per il troppo uso, e i soldi contati per fare la spesa al Penny Market.
Ecco tutto quello che può possedere una vecchia di periferia.
L’autobus si è fermato all’ingresso della metropolitana, sono scesa per le scale, ho convalidato l’abbonamento magnetico alla macchina elettronica e sono andata ad aspettare il treno sulla banchina. La mia è la linea verde, la linea dei proletari, siamo così proletari che sui treni verdi non salgono più neanche gli zingari, hanno capito che non c’è da cavarne un soldo.
Tre fermate e poi cambierò linea, prenderò la rossa, la linea dei ricchi, la metropolitana della Milano borghese, la linea della gente che conta, quella che lavora in duomo, il ceto che domina.
Uno, due, tre fermate. Si cambia.
Mentre scendevo le scale ho visto quel grassone sulla sedia a rotelle che chiede l’elemosina al centro del corridoio sotterraneo, porta sempre un cappello di lana e ha un cagnolino, la sua faccia sembra di plastilina sciolta, non so cosa gli sia successo esattamente, ma il mento, la bocca e un occhio sono completamente storti e raggrumati, come se qualcuno gli avesse tirato in faccia dell’acido disfacendogli metà viso. Suppongo che il cane sia l’unico essere vivente che riesca a stargli vicino senza provare ripugnanza.
Il treno è arrivato puntuale, sferragliando sulle rotaie a tutta velocità. C’era un sacco di gente che spingeva per entrare, io sono scappata verso il fondo, lì i posti si trovano molto più facilmente. Mi sono seduta di fronte ad un uomo con la valigetta griffata Vuitton. Accanto a me c’era una coppia di anziani, una di quelle coppie che sembrano amarsi da una vita e che nonostante il catetere, i tumori curati male e le dentiere, sopravvivono l’uno all’altro.

 

(continua…)

Una notte al bancone del bar

Mercoledì, 14 Novembre 2007

Ti stringerò e giuro che ti farò male.
Nada

(continua…)