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Tube Station (terza fermata)

Martedì, 18 Dicembre 2007

(continua da post precedente)

Un conato di vomito mi è salito in gola, mi sono accasciata su un fianco e ho sputato per terra. Normalmente mi sarei fatta mille problemi, ma questa non era una situazione normale.
Eravamo tutti su un treno che correva ad alta velocità, e la cosa più preoccupante era che prima o poi si sarebbe fermato.
E nessuno si sarebbe preoccupato del mio vomito.
Ero piegata in avanti e intorno a me sentivo rumore di passi, di gente che correva su e giù per il vagone in cerca di una via d’uscita.
Continuavo a tossire e sputare succhi gastrici sulle mie scarpe. Se avessi saputo che sarebbe andata a finire così non le avrei lavate in lavatrice col Dash. Ho cominciato a pensare a Mastro Lindo, all’Anatra Wc e a tutti i detersivi che avevo a casa, Smac la cera facile, Chant & Claire il gallo del pulito, Marsiglia il sapone delle nostre nonne, Ace candeggina, quella che la vecchia tirava fuori dalla sottana.
Mi sono tirata su, avevo bisogno di respirare.
L’uomo Vuitton aveva abbandonato la sua valigetta per terra, correva verso il fondo e poi tornava indietro, aveva i pantaloni bagnati di piscio, se l’era fatta sotto già da un pezzo, ecco a cosa serviva la borsa, a nascondere la paura.
La grassona vicino a me aveva finito di mangiare il suo panino, ma stava per cominciare il peggio, aveva preso il suo enorme bagaglio e aveva cominciato a frugarci dentro, frugava e rideva come una iena.
Le ragazzine avevano abbassato il finestrino, erano affacciate ed entrambe gridavano aiuto, aiuto, aiuto, mamma, aiuto, nel buio della galleria.
Anche il frocio si stava dando da fare, si era buttato ai piedi dell’universitario implorandolo di fare qualcosa. Era patetico vederlo così, a terra come un verme, con quel cappotto nero, stirato e preciso che stava lentamente trasformandosi in uno zerbino di merda. Piangeva e le sue sopracciglia disegnate con la matita iniziavano a colare a causa del sudore freddo e della paura.
Uno dei vecchietti si era alzato, anche lui era andato verso il finestrino a cercare aiuto nel buio,ed era pericolosamente aggrappato al vetro tirato giù. Guardandolo ho pensato che sarebbe caduto, si sarebbe fatto male e avrebbe cominciato a gridare come un demonio, rendendo a tutti noi l’attesa dello schianto ancora più spiacevole.
Di scatto mi sono alzata, dimenticandomi del mio stomaco a pezzi, sono corsa verso di lui e gli ho detto “venga, l’accompagno vicino a sua moglie, stare lì è pericoloso per lei potrebbe..”
Non avevo neanche finito di parlare che il vecchio si è girato verso di me guardandomi con i suoi occhi vitrei, da pazzo. La saliva si era raccolta agli angoli della sua bocca rugosa e ringhiava. Ha guardato la mia mano appoggiata sulla sua spalla, con uno scatto si è lanciato sul mio braccio e mi ha tirato un morso.
Ho gridato.
Nessuno faceva caso a quell’aggressione, questo significava solo una cosa: avrei dovuto cavarmela da sola, cazzo.
Mi sono spinta all’indietro, ma il vecchiaccio proprio non ne voleva sapere di mollare, la cicciona dietro di me, seguitava a mangiare, stavolta stava addentando una coscia enorme di pollo al forno, mezzo bruciato, quella borsa gigante che teneva stretta a sé era quindi piena cibo, e io ero proprio in una situazione di merda. Mi sono spinta verso di lei, indietreggiando e trascinando con me il vecchio e le ho strappato il coscione di pollo dalle mani. Era viscido, sporco del suo rossetto e della sua saliva, difficile da stringere, ma ho raccolto tutta la forza che avevo e l’ho sbattuto sul cranio pelato di quel vecchio bastardo.
È strano come la violenza dia piacere.
Sbagliavo ad avere paura.
Mi sentivo felice mentre lo colpivo con quella coscia, ormai quasi priva della carne. Io sbattevo, sbattevo, e la carne volava via. Dopo qualche minuto il vecchio ha mollato la presa e si è accasciato per terra, era lì, tramortito ai miei piedi, con la testa unta e sporca di sangue.
La cicciona aveva già trovato qualcos’altro da mangiare, stavolta toccava ad una torta al cioccolato, ricoperta di meringa, l’ho guardata, lei ha messo momentaneamente la torta in bocca e mi ha fatto un piccolo applauso. Aveva assistito ad una scena interessante, su questo non c’era dubbio.
Io sono rimasta in piedi, traballante, a causa dell’alta velocità, ma conservavo ancora un buon equilibrio.
Nelle mani avevo l’osso di quel pollo morto.
Ho alzato gli occhi e ho visto tanti piccoli pezzi di carne marrone e sangue che pendevano dal soffitto.

(continua…)