Archive for Novembre, 2008

Di percezioni dal basso

Mercoledì, 26 Novembre 2008

Il sole è come un uomo.
Si sveglia al mattino presto e.
Ti penetra.

Questo freddo è per me come una benedizione. Me ne sto in casa, qualche volta esco. Oppure vengono i miei amici da me. Dopo il lavoro. Si siedono al tavolo rotondo parlano e si drogano tutto il tempo. Pina la sarta odia queste serate e continua a bussare per dire di fare silenzio.
A me non importa niente, io mi metto a letto.
Anche se c’è gente in casa.
Anche se sono in un monolocale e quindi siamo tutti nella stessa stanza.
Bum. Bum. Bum.
Pina bussa col bastone.
Da quando il suo uomo l’ha lasciata non è più la stessa. Non ha neanche voglia di cucire a macchina. C’è crisi. Io non compro più i pantaloni e lei non li accorcia.
Quindi niente sei euro per Pina.
Mi ha anche lasciato un biglietto sotto la porta “Stefania desidererei dormire. Grazie.”
Io non le ho risposto. Quando stavo male e avevo voglia di starmene a letto tutto il giorno, lei se ne fregava con quella cazzo di macchina da cucire.
Sembrava mi passasse un treno sopra la testa.
Mi piace dormire in inverno. Guardare la merda che mi propone la televisione pubblica. Avrei bisogno di un decoder, cartoons tutto il giorno, Speedy Gonzales, Lady Oscar, Occhi di Gatto, Willy il prinicipe di Bel Air.
Lady Oscar è uno dei miei cartoon preferiti, dopo Candy Candy s’intende. Ho comprato a rate la collezione dei dvd originali di Lady Oscar, la donna uomo nata senza uccello. La donna che rinnega se stessa, fino al giorno in cui Andrè le strappa la camicia e le escono fuori le tette. A quel punto non può più fingere di essere un uomo.
I dvd sono in due lingue, italiano e giapponese, e sono molto commoventi. Soprattutto le ultime puntate quando dalla Bastiglia sparano a Lady Oscar uccidendola. Lei non muore come i grandi eroi, ma come una persona comune. Non dice grandi frasi solenni, dice solo “addio”.
E questa mi sembra la cosa più sensata da dire in punto di morte.
Anche se io direi “al diavolo” perché molto probabilmente è lì che ci incontreremo tutti quanti.
All’inferno a giocare col fottuto facebook.
Facebook mi piace perché sta salvando il mio blog. E quindi anche me.
Sono tornata libera di parlare e mi sento a mio agio a scrivere qualsiasi cosa.
Dovrei proprio ringraziarlo quello che ha inventato faccialibro.
Il massimo per me è stare a casa di notte bevendo una camomilla col miele, scrivere e fumare una sigaretta di tabacco Golden Virginia, chiamato così in onore della regina madre.
Adesso in tivù c’è il Maurizio Costanzo Show e il tema della serata è il Viagra. A Costanzo piace molto parlare di queste cose, crede facciano audience.
Effettivamente il sesso e il cazzo fanno sempre audience perché tutti si preoccupano del sesso, di essere fighi e resistenti.
I fallimenti invece non sono mai raccontati.
Il brutto però è che per la maggior parte delle persone la vita è fatta solo di fottuti fallimenti e cilecche dell’uccello. Per questo la gente guarda i film porno, per immedesimarsi in quegli uomini invincibili che vanno avanti a scoparsi delle troie perfette per ore.
La rivoluzione sessuale ha fallito.
Quello che ci doveva liberare ci ha ingabbiati.
I ragazzi quando scopano si atteggiano da super uomini, imitano i porno divi, nelle posizioni, nelle parole e nelle fantasie. E questo li rende dei fantocci.
Emulatori patetici e rincoglioniti.
Per non parlare delle orrende facce di cazzo che assumono quando vengono.
Su questo andrebbe fatta una mostra.
Una mostra del mostro.
La percezione è una cosa importante, magari quando facciamo delle cose ci sentiamo bellissimi, ma visti da fuori siamo dei perfetti imbecilli.
Per questo è importante ascoltare gli altri.
I telefilm e le fiction girano tutti intorno ai grandi eroi, La squadra, Carabinieri e il resto delle produzioni commerciali. Mai nessuno che si preoccupi di guardare le cose dal basso. Che ne so, una fiction su “Gli spazzini” o “Gli inservienti dei cessi pubblici”.
Lee, il cuoco cinese, ne avrebbe di cose da dire.
Dal basso. O meglio, quello per gli altri è il basso, per me al contrario, è eccellenza.
Lui dice che nel ristorante in cui lavorava prima la cameriera gli faceva sempre vedere le tette e quindi era “CAMELIELA GENTILE”. E io gli dico “Lee, quello non è essere gentile, ma essere troia”.
Questo per quanto riguarda le percezioni.
Probabilmente è lui ad aver ragione.
E poi è uno che dice sempre la verità.
Un giorno per scherzo gli ho detto.
“Lee ieri ho trombato per tre ore”
“BLAVA, NOI CINESI TLE MINUTI”.
Questo mi ha fatto ridere moltssimo.
Lunga vita a Lee e alle percezioni dal basso profilo.
Che nel mio caso è molto più basso della media.
Ma lo trovo perfetto.

Come rubare la carta igienica

Lunedì, 10 Novembre 2008

Non c’è niente di male a sparare se si colpiscono le persone giuste.

Rubo la carta igienica all’università.
Rubo la carta igienica in tutti i locali in cui mi capita di andare.

Ieri sono andata a ballare. Bevevo e ballavo ascoltando revival anni 70.
She’s got it, yeah baby she’s got it, I’m your Venus, I’m your fire, your desire.
Guido mi ha detto che sembravo un delfino perchè saltavo come una stupida. Qualunque cosa dica, Guido mi fa ridere. Per esempio, c’era un ragazzo che giocava al calcetto Balilla e la forma della sua testa era strana, schiacciata come una palla da rugby e portava i pantaloni a vita alta, ma era talmente alta che la riga dei jeans gli andava nel culo a mo’ di perizoma. E Guido che ha una gran faccia tosta, gli ha chiesto: “scusa me che c’hai il perizoma?”.
La tipica sfacciataggine di un sangue misto, marsigliese, scozzese e italiano. Il peggio d’Europa concentrato in un uomo.
Imperdibile.
Io voglio passare ad un livello successivo, voglio dare vita a ciò che scrivo.
Sono paranoico ed ossessivo, fino all’abiura di me.
Mi piace uscire con la bicicletta verso l’ora di pranzo. Quando dalle case si sente provenire il rumore delle posate nei piatti. A quell’ora al parco non c’è nessuno. Pedalavo tra le foglie morte e ho trovato un bambolotto. Un neonato abbandonato, con le gambe deformi.
Mi sono fermata e l’ho fotografato.
Nel suo sonno eterno.
Tutto quello che amo scompare, tra il farfugliare delle persone sole.
Non restiamo più gli stessi dopo i tradimenti, la colonia estiva, l’apparecchio ai denti.
Ero ubriaca e Andrea mi ha accompagnato a fare la pipì in strada.
Giro sempre con le salviette umidificate in borsa.
Mi accovaccio per terra e via, pisciata liberatoria, di quelle che ti fanno tirare un respiro di sollievo.
E scorre e scorre disegnando geroglifici sull’asfalto.
Mi pulisco e lancio in aria la salvietta.
Che come una ventosa va ad attaccarsi sul parabrezza di una bella macchina, nuova di zecca.
Mi pareva fosse una Mercedes.
Territorial pissings.
Stasera sarei dovuta uscire a cena, ma ieri l’ho presa davvero grossa. Stamattina mi sono alzata con un mal di testa insopportabile. Pioveva, ma sono andata in giro.
Mi sentivo ancora ubriaca.
Ho fatto shopping ed ero veramente improponibile.
I miei amici ieri sera mi hanno detto che sono dimagrita troppo. Non so come mi vedano gli altri, ma so che c’è qualcosa che non va.
Qui non c’è niente che vada bene. Devo smettere di ridurmi come una merda.
Ho bisogno di un po’di autocontrollo.
E di qualcosa in cui sperare.
You take myself, you take myself control.
Dovremmo essere tutti come lui.
Perché questo oltre a non essere un mondo per i ciccioni, per i brutti e per i poveri, non è neanche un mondo per la gente onesta.
La verità è che la gente onesta non conta un cazzo.
Non ha nessuna possibilità di avere successo.
Non è interessante. Anzi è considerata sfigata, da evitare.
Quindi qualcuno qui è nel posto sbagliato.
Voglio che sia chiaro che non mi pento mai delle cose che scrivo.
È ciò che penso e io non sono una vigliacca. Scappare da se stessi per me è un crimine.
Non ho un cazzo da chiarire e voglio essere lasciata in pace. Non voglio nessun confronto, non ha senso confrontarsi con i bugiardi, è tempo sprecato.
I profilattici che ho comprato io e che ho lasciato sulla mensola della tua stanza puoi usarli per scoparti le tue donnine da quattro soldi.
Quegli inutili agglomerati di feci umane che sei tanto bravo a rimorchiare.
Quanto è toccante la mia generosità.

La sbronza non mi è ancora passata.
Passo il novanta per cento del mio tempo pensando a quanto sia inadeguata.
Il restante dieci per cento lo passo ad immaginare in quali altri posti potrei rubare la carta igienica.