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Dietro casa

Domenica, 24 Giugno 2012

Il telefono che non squilla mai.

Il solito panorama. Quel guanto da portiere infilato nella rete che circonda il campo da calcio.

Dietro casa.

E’ lì da tempo immemore. I miei capelli sono diventati di nuovo lunghi.

E il guanto resta attaccato alla rete arrugginita.

Mi sfida ogni giorno, da 12 anni.

E’ una lotta. Chi cade per primo.

Perde.

Io ho vissuto tutte le mie sconfitte. Ed ecco che ne arriva un’altra. Colpa mia. Colpa tua. L’odio inaspettato. L’insofferenza. I sogni sgretolati. I progetti al capolinea.

E ora. Solo questo sole. Che mi uccide.

Con i suoi raggi affilati.

E’ che la vita va avanti.

Questo mi dico.

Mentre aspetto il treno in galleria che arriva sferragliando come un mostro affamato di gente.

Prendo l’ennesima gomitata.  E mi lascio trasportare dalla folla.

Domani.

Riuscirò ancora a camminare, mi domando.

Riuscirò a fare finta che questa non sia la mia vita.

Riuscirò a dire a tutti la verità.

Che io e te, non esistiamo più.

Che coppia improbabile. Noi due.

Tre anni mi sembrano ieri.

Dicono che prima di morire, proprio quando stiamo per abbandonare il nostro corpo, sia possibile rivedere il film della nostra vita. Tutti i momenti belli e tutti gli errori e le azioni terribili che abbiamo commesso.

I giochi sulla spiaggia, i tuoi vent’anni. I sorrisi e la spensieratezza. I momenti che fanno male.

Come ossa che si spezzano.

Dicono che funzioni così.

E allora, cazzo, spiegatemi.

Perchè non sto morendo, e sto rivedendo tutto il film della mia vita.

E devo continuare ad esssere quella che non si piega mai.

Che non si spezza mai.

Quella che resta aggrappata ad una speranza arrugginita.

Come un guanto consumato.

Sulla rete del campo da calcio.

Dietro casa.

 

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